Ungheria, nasce il fronte anti-Orban per le politiche del 2022

epa08750061 Il Primo Ministro ungherese Viktor Orban partecipa al Consiglio Europeo a Bruxelles, Belgio, 16 ottobre 2020. EPA-EFE/JOHANNA GERON / POOL

I leader di sei partiti dell’opposizione, dai nazionalisti (Jobbik) ai socialisti, hanno deciso di unire le forze contro Fidesz, il partito del primo ministro Viktor Orbán, in vista delle elezioni politiche del 2022.

Il Partito socialista ungherese (MSZP), Demokratikus Koalíció, i verdi di LMP, Párbeszéd, i liberali di Momentum e il partito nazionalista di estrema destra Jobbik hanno accettato di presentare una lista nazionale comune con un unico candidato in tutti i 106 distretti elettorali. I sei partiti hanno fatto sapere che organizzeranno tra loro delle primarie per scegliere i singoli candidati nei distretti elettorali e il candidato primo ministro.

Recenti sondaggi suggeriscono che un’opposizione unita potrebbe riuscire a sconfiggere l’attuale primo ministro ungherese, al potere dal 2010. Secondo un sondaggio di Medián la popolarità di Fidesz tra gli ungheresi è scesa dal 40 per cento di giugno al 32 per cento. Secondo Politico.eu, che ha riunito i dati di una serie di sondaggi, Fidesz può contare sul sostegno del 47% degli elettori, un dato in calo rispetto al 52% di quest’estate.

L’unico partito d’opposizione che non si unirà alla coalizione è il  Two-Tailed Dog Party, un partito indipendente nato nel 2006, con intenti puramente satirici.

La riforma della legge elettorale

La settimana scorsa il parlamento ungherese ha adottato una serie di modifiche alla legge elettorale che hanno incoraggiato i partiti di opposizione a coalizzarsi. Secondo le nuove regole, infatti, un partito può costituire una lista nazionale solo se ha presentato dei candidati in almeno 71 delle 106 circoscrizioni ungheresi. Secondo il governo gli emendamenti sono volti a garantire che solo i partiti con una solida base elettorale possano presentare una lista per le politiche. Molti osservatori, però, ritengono che la modifica è volta a indebolire l’opposizione.

“Nonostante il primo ministro stia cercando di rendere impossibile la cooperazione tra le forze di opposizione, i partiti dell’opposizione impegnati in un cambiamento di governo sono pronti a dare una risposta adeguata agli emendamenti antidemocratici alla legge elettorale”, si legge nel documento firmato dai 6 partiti che si sono coalizzati.

Secondo quanto riferisce Euractiv.com i leader dei partiti hanno concordato che chiunque abbia collaborato in passato con Fidesz, sia stato coinvolto in casi di corruzione o altri reati, o abbia reso dichiarazioni che “offendono la dignità umana”, non potrà candidarsi con la loro lista.

La riduzione delle imposte locali

Nei giorni scorsi il governo ungherese ha fatto sapere che prorogherà fino a luglio la moratoria sul rimborso dei prestiti alle famiglie e alle imprese e dimezzerà la tassa locale sulle imprese riscossa dai comuni, una mossa fortemente criticata dal sindaco di Budapest. L’imposta locale per le piccole e medie imprese sarà dimezzata dal 1° gennaio per sostenere l’occupazione, ha spiegato il governo.

Questa tassa è un’entrata vitale per i comuni. Secondo l’opposizione il taglio metterebbe a rischio i servizi pubblici e permetterebbe al governo di esercitare pressioni politiche sulle città. Orban ha assicurato che le città con meno di 25.000 abitanti riceveranno un sostegno dal governo, mentre la situazione finanziaria dei comuni più grandi sarà considerata volta per volta. L’opposizione lo accusa di voler penalizzare quelle città, come Budapest, che hanno voltato le spalle al premier alle amministrative del 2019.