Slovenia, Janša continua la sua guerra ai media ma ora in Parlamento rischia

Il primo ministro sloveno Janez Janša [ EPA-EFE/CHRISTIAN BRUNA]

La guerra contro i media del primo ministro sloveno Janez Janša – che da luglio sarà il presidente di turno dell’Unione Europea – è arrivata anche a Bruxelles e non accenna a placarsi, mentre a Lubiana il suo governo deve affrontare un passaggio parlamentare molto insidioso e un recente sondaggio registra il tasso di gradimento più basso mai  toccato dall’esecutivo in carica da poco più di un anno.

Il nuovo capitolo dei burrascosi rapporti di Janša con la stampa e con i suoi contestatori è andato in onda venerdì 27 marzo, quando il primo ministro sloveno, leader del partito di destra nazionalista SDS, ha abbandonato la sessione di lavoro online del gruppo di monitoraggio della democrazia del Parlamento europeo dedicata alla situazione dei diritti umani in Slovenia, accusando gli eurodeputati di voler censurare un video che aveva preparato.

Stato di diritto, in Slovenia preoccupano gli attacchi alla libertà di stampa

Anche  in Slovenia, paese che assumerà la Presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea il prossimo luglio, lo Stato di diritto è a rischio. La Commissione, pur non prendendo alcuna misura legale, ha condannato il controverso Primo ministro, Janez Janša …

Dopo gli interventi di diversi speaker ed esperti di media, a ciascuno dei quali era stato riservato un tempo tra i 10 e i 15 minuti, Janša – giunto al suo turno – ha pronunciato poche parole prima di chiedere che venisse presentato un video di 16 minuti che a suo dire avrebbe dovuto illustrare la situazione in Slovenia.

Ne è nato un battibecco con la presidente della sessione, la deputata olandese centrista Sophie in ‘t Veld (Renew), che ha spiegato al premier sloveno che c’erano dei problemi e che in ogni caso la visione di video non era prevista in questo tipo di riunioni. Janša, come ha riportato l’Ansa, ha detto di aver inviato il video al gruppo di lavoro più di tre ore prima dell’inizio della seduta. Ricostruzione non confermata dalla presidente, secondo cui il video della discordia sarebbe arrivato solo poco prima dell’avvio del dibattito. “Una specie di imboscata”, l’ha definita ‘t Veld la quale, tuttavia, ha assicurato che il materiale sarebbe stato messo agli atti e reso disponibile per gli eurodeputati. Ma Janša ha prima minacciato di abbandonare la seduta se il video non fosse stato proiettato, e poi è passato dalle minacce ai fatti. E anche il ministro della Cultura sloveno, Vasko Simoniti, il cui intervento era previsto dopo quello del premier, si è ritirato dal dibattito.

L’incontro di venerdì era stato convocato dopo che, all’inizio di marzo, il tema della libertà di stampa in Slovenia era stato discusso dal Parlamento europeo in sessione plenaria, visto il progressivo inasprimento degli attacchi di Janša e di parte del suo governo nei confronti dei media del paese dopo il suo ritorno al governo nel marzo 2020. Attacchi che hanno coinvolto giornalisti e trasmissioni tv slovene, l’agenzia di stampa pubblica STA – che il premier ha definito un “disgrazia nazionale” e a cui il governo a febbraio ha revocato (per la seconda volta) i finanziamenti – ma anche i reporter di Politico.eu, che aveva pubblicato un lungo reportage proprio su questo tema.

Slovenia, continua la crociata di Janša contro la stampa

Il primo ministro Janez Janša martedì 9 marzo si è scagliato di nuovo contro l’agenzia di stampa slovena STA – finanziata dallo stato – chiedendo in un tweet al suo direttore, Bojan Veselinović, di rassegnare le dimissioni. Si tratta solo …

Lo scontro di venerdì è continuato via Twitter (social su cui Janša è molto attivo come il suo modello Donald Trump), con il premier sloveno che ha attaccato prima il giornalista statunitense Dave Keating, che copre le questioni europee per testate come Deutsche Welle France24, secondo il quale il prossimo semestre europeo a presidenza slovena sarà “un assoluto incidente automobilistico”, e poi il presidente del gruppo centrista Renew al Parlamento europeo, il rumeno Dacian Cioloş.

Nuovo lockdown

A Janša, comunque, i richiami sulla libertà di stampa e l’imbarazzo dell’UE che fra tre mesi lo vedrà come presidente di turno sembrano interessare ben poco. A preoccuparlo, piuttosto, potrebbero essere altre questioni domestiche, a partire dal nuovo inasprimento delle restrizioni contro l’aumento dei contagi da COVID-19 che il governo si è trovato a dover varare domenica 28 marzo, dopo un incontro tra il presidente della Repubblica, Borut Pahor, e i rappresentanti dei partiti. A partire da giovedì 1 aprile, e fino al 12 dello stesso mese, la Slovenia ritornerà infatti in lockdown, con l’intensificazione dei controlli ai confini – anche quello con l’Italia – e l’invito a tutte le amministrazioni pubbliche a lavorare da remoto.

E proprio sulla gestione della pandemia e della campagna di vaccinazione sembrano concentrarsi le critiche degli sloveni al loro governo, secondo i risultati di un sondaggio realizzato per conto del canale POP TV. In base alla rilevazione, un terzo dei cittadini (il 35,6%) ritiene che la campagna vaccinale non stia andando bene, e di essi il 32,7% dà la colpa all’esecutivo. Inoltre, sempre un terzo degli sloveni ha detto che non intende vaccinarsi, contro il 45% che invece è disponibile. Ma soprattutto, il sondaggio indica che solo il 31,1% degli intervistati ha un’opinione positiva del governo Janša (che di suo è solo al 16° posto tra i politici più apprezzati), contro il 57% che non sostiene il suo operato e l’11% di indecisi. Si tratta del valore più basso da quando Janša è tornato (per la terza volta) al potere nel marzo dell’anno scorso.

Un voto ad alto rischio

Il fronte forse più critico per il primo ministro sloveno si è aperto anch’esso venerdì 27 marzo, con le dimissioni del deputato e presidente dell’Assemblea nazionale Igor Zorčič dal partito centrista SMC, partner della coalizione di governo, per formare un nuovo gruppo in Parlamento con altri tre colleghi. Zorčič ha abbandonato il suo partito, tra l’altro, per la sua acquiescenza alle politiche illiberali del premier come il “prosciugamento finanziario” dell’agenzia STA.

Dopo l’abbandono della maggioranza da parte del partito dei pensionati, lo scorso dicembre,  che era sfociata a febbraio in una mozione di sfiducia respinta dal Parlamento, con queste altre quattro defezioni Janša si ritrova a guidare un governo di minoranza, con una solo 38 deputati che lo sostengono sui 90 dell’Assemblea di Lubiana. Visto proprio l’esito negativo della mozione di sfiducia del mese scorso (e di quella della settimana scorsa contro  il ministro della Cultura Simoniti) resta però tutto da vedere se le opposizioni riusciranno a mettersi d’accordo per rovesciare il governo e formare una nuova maggioranza.

La battaglia che potrebbe far cambiare lo scenario politico sloveno sarà quella per la scelta di un nuovo presidente dell’Assemblea nazionale, reclamata dai conservatori di Nuova Slovenia (NSi), diventati il secondo partito più numeroso della coalizione di governo (a cui per prassi spetta la carica). Per eleggere un nuovo presidente al posto di Zorčič, alla coalizione che sostiene Janša servono 46 voti, sette in più di quelli attuali, che secondo gli osservatori sloveni potrebbero arrivare da una parte dei deputati del partito dei pensionati e da quelli del partito nazionalista di estrema destra SNS (Partito nazionale sloveno).

Zorčič dovrebbe svolgersi nei prossimi giorni, e costituisce un passaggio rischioso per Janša. Se infatti la coalizione di governo non riuscisse nel suo intento – ha detto Jožef Horvat, capogruppo in Parlamento di NSi e candidato alla presidenza dell’Assemblea – si aprirebbero le porte delle elezioni anticipate: alle quali, secondo il politologo sloveno Alem Maksuti, le opposizioni, che godono il favore dell’opinione pubblica, “se si candideranno assieme, potranno sbaragliare facilmente l’Sds” di Janša.