Scandalo Wirecard, Merkel si difende davanti al Bundestag: “Non sapevo ci fossero irregolarità”

La cancelliera tedesca Angela Merkel [Pool/EPA/EFE]

La cancelliera Angela Merkel venerdì 23 aprile ha testimoniato davanti alla commissione d’inchiesta del Bundestag sul caso Wirecard, motivando le ragioni del suo impegno a favore dell’azienda durante un viaggio in Cina nel settembre 2019

Merkel ha spiegato che  è normale che il governo federale e anche il cancelliere sostengano gli interessi dell’economia tedesca nei contatti bilaterali. “Non c’era motivo all’epoca, nonostante tutte le notizie di stampa, di supporre che ci fossero gravi irregolarità in Wirecard” ha dichiarato la cancelliera.

Malgrado il campanello d’allarme fosse suonato da un pezzo – il quotidiano britannico Financial Times già nel 2015 aveva iniziato a pubblicare “House of Wirecard”, una serie di inchieste che sollevano dubbi sui conti del gruppo – secondo un portavoce del governo la cancelliera non sapeva nulla di possibili gravi irregolarità al momento del viaggio.

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La testimonianza di Angela Merkel davanti al Parlamento rappresenta il culmine di uno scandalo che ha fatto tremare gli ambienti finanziari della Germania, e non solo.

La società fintech tedesca, che aveva iniziato elaborando pagamenti per il gioco d’azzardo e la pornografia e ben presto era stata salutata come la risposta tedesca ai giganti dei pagamenti digitali della Silicon Valley, dopo lo scandalo finanziario dovuto a un ammanco di cassa da 1,9 miliardi, lo scorso anno ha presentato istanza di insolvenza.

L’opposizione accusa il governo di aver puntato a proteggere l’immagine della società invece di indagare le irregolarità contabili di cui si vociferava da tempo. I parlamentari hanno chiesto alla cancelliera  di chiarire perché avrebbe fatto opera di lobby a favore di Wirecard in Cina durante una visita ufficiale nel 2019 quando i rumors sul gruppo circolavano da tempo

“La cancelliera ha fatto pressioni per Wirecard con l’uomo più potente della Cina”, ha dichiarato Fabio De Masi, deputato della Linke, che ha avuto un ruolo chiave nell’avvio dell’inchiesta parlamentare.

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Ieri il Bundestag aveva sentito la versione del ministro delle Finanze Olaf Scholz. “La responsabilità per questa frode su larga scala non ce l’ha il governo federale”, ha dichiarato il ministro, aggiungendo che la BaFin, l’autorità federale di vigilanza finanziaria, non era attrezzata per affrontare un caso criminale di questa portata e che l’autorità di vigilanza è stata riformata proprio per questo.

Scholz ha respinto la tesi secondo la quale la BaFin o il ministero delle Finanze avrebbero tentato di proteggere Wirecard come una “favola assurda”. “All’interno dell’azienda, c’era chiaramente un comportamento criminale”, ha detto Scholz alla commissione, sottolineando la responsabilità della società di contabilità EY, una delle più grandi al mondo, che non è riuscita a scoprire le lacune nei libri di Wirecard per più di un decennio.