Recovery Fund, il rappresentante dell’Italia in Ue: “Le condizionalità non sono un problema”

Il rappresentante dell'Italia presso l'Ue Maurizio Massari partecipa ad una conferenza virtuale dei ministri degli Affari esteri. [Unione europea]

Alla vigilia del delicato summit che deciderà le sorti del fondo Ue per la ripresa da 750 miliardi, l’ambasciatore presso l’Ue Maurizio Massari ha confermato in un’intervista concessa a EURACTIV che l’Italia sostiene l’applicazione di condizionalità per l’erogazione delle risorse.

“Non abbiamo alcun problema, rispettiamo e ci atteniamo alle regole economiche dell’Ue”, ha detto il capo della delegazione diplomatica italiana a Bruxelles. Il riferimento è anche alla proposta di collegare i piani di spesa nazionali del fondo di ripresa con le raccomandazioni fatte nell’ambito del cosiddetto semestre europeo di coordinamento delle politiche economiche, che include riforme strutturali.

Roma vede di buon occhio anche forme di condizionalità legate agli obiettivi climatici, dal momento che l’Italia si trova già sulla buona strada nel raggiungimento dei target europei del 2030, nonché al rispetto dello stato di diritto, che sta scaldando paesi come Ungheria e Polonia. Per Massari la proposta su quest’ultimo punto può essere addirittura più ambiziosa e mirare ad affrontare i veri problemi a difesa dello stato di diritto.

Il punto essenziale alla vigilia del summit è, però, correggere la narrativa ricorrente sul fondo di recupero che sta mettendo i diversi gruppi di Stati membri uno contro l’altro. “I pagamenti nell’ambito del fondo di recupero dell’Ue non sono, come talvolta vengono descritti, regali ad alcuni Stati membri, ma strumenti per finanziare il greening, la digitalizzazione e la competitività dell’economia europea,” ha detto Massari. Che insiste: i nuovi strumenti finanziari concepiti dalla Commissione finanzieranno i beni pubblici Ue piuttosto che i bilanci nazionali degli Stati membri.

“In questi nuovi programmi europei, tutto è stato impostato per far avanzare l’agenda strategica europea in vari settori, nell’interesse di tutti.” Il governo italiano ha dato garanzie “al più alto livello” sulla volontà di utilizzare questo denaro per le riforme strutturali e la modernizzazione del Paese. “Questo è il messaggio che il governo ha cercato di trasmettere negli ultimi mesi”: L’Italia intende utilizzare queste risorse nel modo giusto.”

I fondi saranno inoltre gestiti direttamente dall’Unione europea – a differenza dei fondi di coesione – e saranno poi restituiti da ogni Paese sulla base del proprio reddito nazionale lordo. “Allo stesso tempo, giova ricordare che siamo un contributore netto al bilancio Ue di quasi 3 miliardi di euro all’anno e continueremo ad esserlo”, ha detto Massari, aggiungendo che, a differenza di altri Paesi, l’Italia non gode di sconti quali rebates.

Le trattative sono ancora in una fase “fluida”, ha detto Massari, ma la posizione dei Paesi cosiddetti frugali – Paesi Bassi, Austria, Danimarca e Svezia – rimane critica sia per il volume del fondo di recupero che per la proposta di ripartizione tra sovvenzioni e prestiti.

Un elemento centrale della base di compromesso proposto dal presidente del Consiglio europeo Charles Michel riguarda la governance del fondo. I Paesi Bassi hanno ottenuto un ruolo maggiore per il Consiglio non solo per l’approvazione dei piani di spesa nazionali nell’ambito del fondo di recupero, ma anche per l’erogazione dei pagamenti.

Secondo Massari, ciò andrebbe contro la natura dei trattati, per i quali la Commissione è l’unica istituzione responsabile per il bilancio europeo. “Ma soprattutto porterebbe a un rallentamento dell’intero processo, rendendo il fondo, di fatto, uno strumento che sarebbe poi difficile da gestire”, ha aggiunto l’ambasciatore. Anche l’accorciamento di un anno della tempistica tra impegni e pagamenti non convince del tutto l’Italia, che ritiene anche si possa fare meglio sulla proposta di dotare il bilancio Ue di nuove risorse proprie, indipendenti dai contributi nazionali. “Abbiamo anche bisogno di un approccio più ambizioso su questo fronte. Crediamo di poter fare meglio, anche perché meno risorse abbiamo per ripagare questo debito, meno risorse abbiamo in generale”.

Durante i negoziati Ue, ogni Paese ha le proprie linee rosse, mentre altri aspetti considerati di minore importanza possono essere scambiati come valuta durante i negoziati. Per l’Italia, sono tre i punti chiave sui quali il governo non è disposto a cedere, ha spiegato Massari.

In primo luogo, “mantenere pienamente l’ambizione” del fondo di 750 miliardi di euro, compreso il volume totale di prestiti e sovvenzioni proposto dalla Commissione che è ancora presente nella proposta di Michel. Un importo inferiore indebolirebbe la risposta dell’Ue alla pandemia e peggiorerebbe la situazione di molte grandi economie della zona euro come l’Italia, la Spagna e la Francia.

“Oltre ai nostri cittadini, il mondo intero e i mercati stanno guardando alla potenza di fuoco della risposta europea ed è chiaro che se ci fosse un compromesso molto al ribasso, sarebbe una situazione di perdita per l’Ue”, ha avvertito l’ambasciatore.

L’Italia insiste inoltre sulla necessità di avere il giusto equilibrio tra la velocità e i meccanismi di responsabilità per l’allocazione delle risorse. “La velocità è assolutamente cruciale perché, anche con l’attuale proposta, le prime risorse fluiranno solo nella tarda primavera del prossimo anno”, ha detto.

Infine, bisogna raggiungere un accordo il prima possibile, per dare il tempo al Parlamento europeo di adottare tutti i regolamenti che devono essere adottati nell’ambito del processo decisionale dell’Unione europea.