Proteste in Bulgaria: 60% dei cittadini contro il governo, il premier Borissov tenta la svolta autoritaria

Manifestanti protestano contro il governo bulgaro di Boyko Borissov a Sofia, 29 luglio 2020. [EPA-EFE/VASSIL DONEV]

Ad oltre un mese dall’inizio delle contestazioni la nazione aspettava le dimissioni dal “Putin bulgaro”, che invece ha rilanciato con proposte di dubbie modifiche alla Costituzione. Un Paese che sembra non poter rinunciare a (storiche) tendenze autoritarie, sempre più forti in alcuni stati dell’est Europa: il fronte anti-Borisov però si sta compattano da destra a sinistra.

I cittadini bulgari si aspettavano le dimissioni del primo ministro Boyko Borissov che però, in un discorso televisivo venerdì (14 agosto), ha proposto un cambiamento di Costituzione. Una mossa vista come un ovvio tentativo di guadagnare tempo.

Le proteste a Sofia e in altre grandi città della Bulgaria stanno proseguendo venerdì per il 37° giorno consecutivo. Migliaia di bulgari, caratterizzati da un forte attaccamento all’Unione europea, hanno chiesto a Borissov e al procuratore capo del Paese di dimettersi per il dilagante indebolimento delle istituzioni statali, per aver avvantaggiato i potenti magnati e impoverito la popolazione. Il procuratore generale, Ivan Geshev, è ampiamente considerato di parte e inadatto a questo compito.

Le proteste hanno ricevuto il sostegno di tutto l’arco politico, così come di giovani senza alcuna affiliazione politica. I bulgari hanno riposto molte speranze nell’Ue per contribuire a porre fine a una transizione trentennale che considerano criminale.

Borissov ha detto due settimane fa di essere pronto a dimettersi, ma poi ha cambiato idea, dicendo che i suoi partner della coalizione junior, gli United Patriots, vogliono che resti fino alla fine del mandato, la prossima primavera.

Quando è apparso in tutti i programmi televisivi, alle ore 12 di venerdì, la maggior parte degli spettatori si aspettava di vederlo dimettersi. Secondo i sondaggi d’opinione, il 60% dei bulgari sostiene le proteste.

Guadagnare tempo proponendo cambiamenti alla Costituzione

Il politico, una specie di “Putin bulgaro” come caratteristiche personali e costruzione mediatica, sopravvissuto a diverse proteste negli anni, ha invece proposto una modifica della Costituzione. Una procedura molto pesante che ovviamente gli farebbe guadagnare tempo. Un cambiamento del genere richiede la convocazione di una Grande Assemblea Nazionale – che sarebbe composta da 400 deputati. Il Parlamento la può riunire con una maggioranza qualificata di 2/3 dei suoi 240 deputati; maggioranza che Borissov non controlla ufficialmente. Nel caso in cui il Parlamento passi il voto, il Presidente dovrebbe convocare le elezioni tra tre mesi.

Le proteste in Bulgaria riguardano anche la libertà dei media

Le proteste in Bulgaria sono una vera e propria protesta civile contro lo stato e a favore dei diritti democratici fondamentali come la libertà dei media, scrive Maria Stoyanova.

Maria Stoyanova è una giornalista. Ha ricoperto la carica di presidente dell’autorità …

Borissov ha anche precisato le modifiche alla Costituzione che il suo partito Gerb vorrebbe realizzare:

–  Ridurre il numero dei deputati da 240 a 120;

– Cessazione dei poteri del Consiglio superiore della magistratura e creazione di consigli separati di giudici e procuratori, che decidono le questioni relative al personale delle corporazioni. Creazione di un ispettorato separato per ciascuno dei consigli.

– Riduzione da 7 a 5 anni dei mandati dei presidenti delle due Corti Supreme e del Procuratore Generale.

– Il Procuratore generale deve essere ascoltato ogni 6 mesi dal Parlamento, e una procedura affinché il Parlamento possa ascoltare il Procuratore generale in un procedimento penale specifico.

Hristo Ivanov, un leader della Bulgaria democratica (Ppe), che si è fatto notare durante le proteste, ha commentato che Borissov cerca ovviamente di guadagnare tempo, e che molte delle sue proposte potrebbero essere attuate senza modificare la Costituzione. A titolo di esempio, ha detto, anche ora il procuratore generale dovrebbe essere ascoltato dal Parlamento, ma il Gerb ha fatto ostruzionismo a tali udienze.

Le grane “autoritarie” del Ppe e l’asse trasversale contro Borissov

Nel frattempo a Bruxelles, 57 eurodeputati hanno chiesto che al Parlamento europeo si svolga con urgenza un dibattito sulla crisi istituzionale in Bulgaria. La richiesta è stata presentata ai servizi del Parlamento europeo venerdì scorso dagli eurodeputati bulgari Radan Kanev (Ppe) ed Elena Yoncheva (S&D).

Le proteste hanno segnato un riavvicinamento tra le forze dell’opposizione in Bulgaria, siano esse di centro-destra che di centro-sinistra. Il Gerb di Borissov è ufficialmente affiliato al Ppe, ma è in contrasto con le altre forze di centro-destra in Bulgaria.

Kanev e Yoncheva hanno dichiarato che vorrebbero che la Commissione rispondesse alle seguenti domande durante il dibattito:

– Come valuta la Commissione l’attuale situazione in Bulgaria per quanto riguarda la libertà dei media, le riforme anticorruzione e l’indipendenza del sistema giudiziario?

– Quali strumenti potrebbero essere attivati a livello dell’Ue per evitare un ulteriore deterioramento dello Stato di diritto in Bulgaria?

Quali misure concrete ha adottato la Commissione nei confronti della Bulgaria e quali raccomandazioni potrebbero essere efficaci per porre rimedio alla situazione?

Una situazione, quella dello stato balcanico-orientale, che si inserisce in un periodo molto delicato, anche per una futura adesione all’Euro e, ovviamente, per le questioni relative allo Stato di diritto nell’Unione europea, come ricordato dai due europarlamentari.

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