Per il 2021 la speranza è l’Europa

epa08913020 Foto resa disponibile dal Palazzo del Quirinale Press Office shows Italian President Sergio Mattarella during his year-end speech to Italians at Quirinale Palace, in Rome, Italy, 31 December 2020. EPA-EFE/PAOLO GIANDOTTI / HANDOUT HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES

Il discorso di fine anno del Presidente Mattarella come di consueto si è elevato al di sopra del chiacchiericcio politico con pochi messaggi chiari, volti a richiamare i cittadini e la classe dirigente alla responsabilità e alla coesione nazionale.

Il messaggio più importante è forse che “Il vaccino e le iniziative dell’Unione Europea sono due vettori decisivi della nostra rinascita”. In sostanza gli elementi di speranza per il 2021 sono il vaccino e l’Unione. Ciò è dovuto al fatto che “per fronteggiare le gravi conseguenze economiche sono in campo interventi europei innovativi e di straordinaria importanza” e che “Mai un vaccino è stato realizzato in così poco tempo. Mai l’Unione Europea si è assunta un compito così rilevante per i propri cittadini”.

Con queste parole Mattarella cerca di rendere manifesta la consapevolezza emersa durante questo terribile anno di pandemia: il futuro è l’Europa. Gli Stati membri da soli non sarebbero in grado di far fronte alle grandi sfide del presente. La rilevanza dell’azione dell’UE per la vita dei cittadini non può più essere nascosta. In un certo senso ciò potrebbe segnare la fine del nazionalismo sovranista, che è un’illusione. Infatti anche la risposta alla pandemia che sembra nazionale è in realtà stata resa possibile dall’Unione con la sospensione del Patto di Stabilità e di crescita e le nuove misure di acquisto dei titoli della Banca Centrale Europea. Alla fine del 2020 nel bilancio della BCE c’è un ammontare di titoli di debito pubblico italiano maggiore di tutte le emissioni italiane del 2020. In pratica abbiamo potuto indebitarci massicciamente senza che questo comportasse un aumento drammatico dei tassi di interesse – come sarebbe accaduto normalmente ad un Paese con un rating di investimento solo un gradino sopra la “spazzatura” (un livello cui i grandi fondi di investimento e gli investitori istituzionali non possono acquistare) – solo grazie all’azione della BCE. Il rilancio dell’economia e della società è legato al Next Generation EU, il piano da 750 miliardi, di cui 209 per l’Italia: una sorta di Piano Marshall dell’UE verso i suoi Stati membri per riprendersi dopo la pandemia e contemporaneamente accelerare la transizione ecologica e digitale.

Tutto questo porta Mattarella a riconoscere che “L’Unione Europea è stata capace di compiere un balzo in avanti. Ha prevalso l’Europa dei valori comuni e dei cittadini”. Ecco perché il 2021 può essere l’anno in cui la Conferenza sul futuro dell’Europa potrà avviarsi per predisporre un progetto chiaro e comprensibile di riforma dell’Unione volta a rendere strutturali i nuovi strumenti di intervento (fiscalità e debito europeo), a semplificare i meccanismi decisionali europei, superando una volta per tutte gli anacronistici e paralizzanti veti nazionali legati alla regola dell’unanimità, per costruire una sovranità europea.

Mattarella ha sottolineato che il più grande compito ora per l’Italia è legato al fare buon uso delle risorse messa a disposizione dall’Unione: “Il piano europeo per la ripresa, e la sua declinazione nazionale – che deve essere concreta, efficace, rigorosa, senza disperdere risorse – possono permetterci di superare fragilità strutturali che hanno impedito all’Italia di crescere come avrebbe potuto. Cambiamo ciò che va cambiato, rimettendoci coraggiosamente in gioco. Lo dobbiamo a noi stessi, lo dobbiamo alle giovani generazioni”. Non c’è modo migliore di dimostrare l’interdipendenza completa tra Italia e Unione Europea. La speranza di una ripresa italiana è legata all’azione dell’Unione. Ma anche il futuro dell’Unione e la possibilità di rendere strutturali strumenti emergenziali sono legati al successo del Piano in Italia. Perché se il nostro Paese sperpererà le risorse europee, invece di realizzare investimenti produttivi e riforme strutturali, mentre gli altri Paesi le sfruttassero al meglio, la divergenza economica e sociale aumenterebbe, le resistenze dei “frugali” tornerebbero a farsi sentire.

L’anno che verrà

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Il 2021 sarà dunque un anno cruciale per l’Italia e per l’Europa. Ed il futuro di entrambe si gioca in larga misura sulla capacità della classe politica e amministrative italiana di proporre una visione costruttiva e lungimirante per il futuro del Paese e di implementare il Next Generation EU in funzione di tale visione e non nella ricerca di un consenso di breve periodo, che si è sempre rivelato effimero e sfuggente.