Moldavia, l’europeista Maia Sandu è la nuova presidente

epa08823238 Il candidato presidenziale Maia Sandu (C) parla ai media dopo la chiusura dei seggi elettorali al secondo turno delle elezioni presidenziali a Chisinau, Moldova, il 15 novembre 2020. EPA-EFE/STRINGER

La filoeuropea Maia Sandu ha vinto il secondo turno delle elezioni presidenziali in Moldavia, superando il presidente uscente, il filorusso Igor Dodon.

Il ballottaggio in Moldavia si è concluso in favore di Maia Sandu, candidata che ha costruito la sua campagna politica su posizioni filoeuropee. Sandu ha ottenuto il 57,7% dei voti, contro il 42,2% del presidente uscente, Igor Dodon. Lo spoglio è sostanzialmente concluso, quindi il risultato delle elezioni può considerarsi assodato.

La vittoria di Maia Sandu potrebbe non essere accolta bene alla Russia che aveva sostenuto apertamente Dodon e che vuole mantenere la Moldavia nella sua area di influenza, anche alla luce di quanto sta accadendo in Bielorussia.

Nella capitale del Paese, Chisinau, già durante la notte sono intanto iniziate le celebrazioni dei sostenitori della nuova presidente che cantavano: “Presidente Maia Sandu” e “un paese per i giovani”.

Già alla chiusura dei seggi Sandu si era detta “fiduciosa che la voce della nazione sarà ascoltata”.

Parlando ai cittadini moldavi ha aggiunto: “Oggi avete il potere di punire chi vi ha derubato, chi vi ha ridotto in miseria e costretto a lasciare la vostra casa”, una chiara allusione al suo rivale che è stato accusato di corruzione.

Un appello che ha certamente impatto in uno dei Paesi più poveri d’Europa, dove si stima che ben il 40% dei cittadini si sia recato all’estero per lavoro.

Maia Sandu, che ha lavorato per la Banca mondiale ed è stato per un breve periodo primo ministro, ha chiesto anche la “massima vigilanza” contro possibili frodi. Sandu, che dirige il Partito di Azione e Solidarietà, ha promesso di intraprendere una lotta contro la corruzione endemica nel Paese. La Moldavia è stata scossa da molteplici crisi politiche e da uno scandalo per frode bancaria da un miliardo di dollari che equivale a quasi il 15% Pil del Paese.

Dodon, nel frattempo, ha detto di aver “votato per la pace”, la “giustizia sociale” e i “valori cristiani”. “Dobbiamo mantenere buone relazioni con l’Unione europea e con la Russia”, ha dichiarato.

Colto alla sprovvista dalla battuta d’arresto elettorale del primo turno, Dodon prima delle elezioni aveva però esortato i suoi sostenitori a scendere in piazza dopo il voto per “proteggere la nostra vittoria”.

Il candidato appoggiato dal Cremlino, che si dice sia stato aiutato dai consiglieri russi, aveva anche intensificato la retorica contro Maia Sandu. “Se mostriamo debolezza, perderemo il nostro Paese”, ha detto Dodon in un comizio.

A decidere le elezioni è stato probabilmente il peso dei voti degli emigrati moldavi. Più di 200mila moldavi residenti all’estero hanno votato al ballottaggio, superando anche i 150mila che avevano partecipato al primo turno delle presidenziali.