Moldavia al ballottaggio: sfida tra l’europeista Sandu e il filorusso Dodon

Il leader del Partito moldavo Azione e Solidarietà (PAS), Maia Sandu, tiene un briefing sui risultati del primo turno delle elezioni e sui piani per il ballottaggio nella sede del partito a Chisinau, in Moldavia, 06 novembre 2020. EPA-EFE/DUMITRU DORU

La Moldavia è pronta tornare alle urne domenica 15 novembre per il secondo turno delle elezioni presidenziali, che oppongono una sfidante filoeuropea, Maia Sandu, al filorusso presidente uscente Igor Dodon.

All’inizio di novembre, in occasione del primo turno delle elezioni, Maia Sandu, la quarantottenne a capo del centro-destra moldavo, ha ottenuto una vittoria a sorpresa anche grazie alle sue posizioni filoeuropee.

Sandu, che ha lavorato per la Banca Mondiale ed è stata per un breve periodo primo ministro, ha ottenuto più del 36% dei voti contro il 33% di Igor Dodon, presidente in carica vicino a Putin.

Elezioni in Moldavia: sarà ballottaggio tra filo-russi e pro-europei

Il Presidente moldavo pro-Mosca, Igor Dodon, è stato superato, alle elezioni presidenziali del 1° novembre, dalla sua rivale pro-occidentale, Maia Sandu. I due si sfideranno al secondo turno alla fine del mese.

La minuscola ex nazione sovietica ha votato sotto l’occhio …

I sondaggi annunciano, in vista del ballottaggio, una corsa serrata. Gli analisti hanno affermato che Sandu ha vinto il primo turno delle elezioni grazie al sostegno senza precedenti della grande diaspora moldava. Gli elettori all’estero si preparano allora ad avere un ruolo chiave anche per il secondo turno.

La Moldavia, ulteriormente impoveritasi negli ultimi anni, è stata scossa da diverse crisi politiche e da uno scandalo di frode bancaria da un miliardo di dollari, che equivale a quasi il 15% del PIL del Paese.

“Molti voteranno non per Sandu ma contro Dodon”, che è diventato un “simbolo di corruzione” durante i suoi quattro anni di mandato, ha detto all’agenzia AFP l’avvocato e attivista moldavo Stefan Gligor.

Desiderio di stabilità

In vista del ballottaggio del 15 novembre, Maia Sandu sulla sua pagina di Instagram ha invitato gli elettori a votare per “scacciare un grande ladro dal potere”.

Vuole che la Moldavia entri a far parte dell’Unione Europea e ha promesso di limitare le spese del presidente e di difendere gli interessi del Paese contro la Russia.

Il Paese da 3,5 milioni di abitanti è stato a lungo diviso tra coloro che sono a favore di legami più stretti con l’Ue e coloro che si aggrappano alle relazioni dell’era sovietica con Mosca.

Sebbene facente parte dell’Unione Sovietica fino al suo crollo nel 1991, la piccola nazione ha stretti legami storici con la Romania e la sua lingua principale è il rumeno.

Dopo il primo turno di votazioni, il presidente rumeno Klaus Iohannis si è detto “felice” del risultato.

Dodon, 45 anni, è salito al potere dopo aver battuto la rivale Sandu alle elezioni del 2016 e spera di sconfiggerla di nuovo.

Dodon, che si è presentato come il garante della stabilità, promette agli elettori “buone relazioni con la Russia” e “un cambiamento in meglio”.

Ha ripetutamente attaccato Sandu, dicendo che non le importa del Paese e l’ha definita “isterica”.

Il presidente russo Vladimir Putin ha esortato gli elettori moldavi ad appoggiare Dodon, osservando che l’economia del loro Paese – martoriata dalla pandemia del coronavirus – è legata alla Russia.

“Speriamo che il popolo moldavo apprezzi gli sforzi del suo presidente alle elezioni”, ha dichiarato Putin il mese scorso.

Rischi di rivolta?

Di fronte a molteplici movimenti di protesta che quest’anno hanno preso di mira i suoi alleati in Bielorussia e in Kirghizistan, la Russia seguirà da vicino il voto di domenica.

Il mese scorso Mosca ha accusato gli Stati Uniti di preparare una “rivoluzione” in Moldavia.

Il capo dei Servizi Segreti Esteri russi (SVR) Sergei Naryshkin ha affermato che Washington stava incitando l’opposizione moldava a scendere in piazza dopo il voto per denunciarne la sua validità.

C’è chi si aspetta allora che una vittoria di Dodon potrebbe scatenare proteste di piazza.

“Se il suo divario con Sandu non supera l’1-3%, chi l’ha sostenuta scenderà in piazza” per denunciare la frode, ha detto all’AFP Sergiy Gerasymchuk, esperto di politica moldava di Kiev.

Se invece dovesse essere Maia Sandu a prevalere, il suo margine di manovra sarà comunque limitato, perché la maggioranza del Parlamento è fedele al suo rivale.

“La sua posizione è molto precaria”, ha detto Gerasymchuk, perché anche in caso di elezioni legislative anticipate, “ci sono buone probabilità che non ottenga una chiara maggioranza”.