Le Capitali – Gli Stati membri si scontrano sul nuovo patto per l’immigrazione

Le Capitali. [EPA-EFE/ORESTIS PANAGIOTOU]

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Prima di iniziare a leggere l’edizione di oggi de Le Capitali, sentitevi liberi di dare un’occhiata all’articolo L’Onu, l’Europa e il disordine mondiale realizzato da Roberto Castaldi di EURACTIV Italia.

Leggete anche: Il Nuovo Patto su migrazione e asilo e la sfida dell’approccio multidimensionale di Luca Barana, Istituto Affari Internazionali, tramite il nostro partner Europea.


Per l’edizione odierna delle Capitali, la rete EURACTIV riporta le reazioni degli Stati membri dell’Ue alla proposta della Commissione europea di un nuovo patto per la migrazione e l’asilo.

La Commissione ha proposto mercoledì (23 settembre) che gli Stati membri dell’Ue condividano la responsabilità per i richiedenti asilo nell’ambito di un meccanismo di “solidarietà obbligatoria”.

Con il nuovo patto, la Commissione spera di evitare il ripetersi della crisi migratoria del 2015, dando ai paesi la possibilità di scegliere se accogliere i migranti o contribuire al loro rimpatrio.

Il punto chiave del nuovo patto è che gli Stati membri dovrebbero effettuare una scelta: accettare i richiedenti asilo, assumersi la responsabilità di rimandare indietro coloro a cui è stato rifiutato oppure offrire assistenza finanziaria sul campo agli Stati dell’Ue in prima linea.

Si tratta di una buona notizia per i Paesi che non vogliono accettare i richiedenti asilo. Restano però delle problematiche irrisolte, come l’assenza di una lista comune dell’Ue sui paesi di rimpatrio sicuri – una questione che renderà il sistema proposto ancora più complesso da eseguire.

Per la storia completa della nuova proposta migratoria, si veda anche Patto Ue sui migranti: i ricollocamenti non saranno obbligatori. Previsti “rimpatri sponsorizzati”.

Sin dall’afflusso di oltre un milione di migranti e rifugiati nel 2015, principalmente attraverso l’Italia e la Grecia, i 27 Stati dell’UE sono stati divisi sulla risposta da adottare
Il commissario per gli Affari interni Ylva Johansson ha subito chiarito che arrivare a un accordo tra i 27 Stati membri dell’UE non sarebbe stato facile.

“La mia ipotesi è che nessuno Stato membro dirà che è una proposta perfetta”, ha dichiarato Johansson. “Spero però di avere 27 Stati membri che dicono che è un approccio equilibrato, su cui poter lavorare… Si tratta di capire che abbiamo un problema comune e che dobbiamo gestirlo insieme”.

Il network EURACTIV ha esaminato la reazione in tutto il blocco.

I sostenitori

I due grandi dell’Ue, Germania e Francia, hanno accolto rapidamente le proposte della Commissione.

Dopo aver accolto un milione di rifugiati nel 2015 e aver stretto un accordo con la Turchia per tagliare gli arrivi nel Mediterraneo un anno dopo, il Cancelliere tedesco Angela Merkel, attualmente alla presidenza dell’Ue, è la forza trainante del nuovo patto migratorio.

Tuttavia, in tutto lo spettro politico tedesco, le reazioni alla nuova proposta sono state piuttosto contrastanti. Il ministro degli Interni Horst Seehofer (Csu) ha accolto con favore il patto, definendolo “una buona base per ulteriori discussioni”, ma ha anche incoraggiato gli altri Stati membri dell’Ue a “non mettersi al riparo come risposta” e a lavorare invece per un concetto comune. Mentre i partiti del centro-sinistra sostengono che non sia abbastanza ambizioso, l’estrema destra tedesca spera in un’impennata nei sondaggi.

In concomitanza con la pubblicazione del patto, la Francia ha confermato che accoglierà 500 minori non accompagnati provenienti dal campo di Moria, devastato da un incendio,  150 in più di quanto inizialmente previsto. Parigi ha anche chiesto all’Italia di permettere l’attracco della nave umanitaria Alan Kurdi, che ospita a bordo 130 migranti e sta attendendo che venga designato un porto di sbarco dalle autorità italiane.


I richiedenti

Gli Stati in prima linea dell’Europa meridionale sono rimasti piuttosto soddisfatti della nuova proposta di politica migratoria dell’Ue, ma per molti non è stato un passo sufficiente.

La migrazione è una questione che divide l’Italia, dove gli arrivi sono quasi quadruplicati dal 2019. Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha definito il nuovo patto “un passo importante verso una politica migratoria veramente europea”.

“Il Consiglio europeo deve raggiungere un vero equilibrio tra solidarietà e responsabilità. È necessario garantire il ricollocamento: i paesi di primo arrivo non possono gestire da soli i flussi migratori in nome dell’intera Ue”, ha detto Conte.

Anche le organizzazioni della società civile vedono la proposta come un buon punto di partenza. “Ci sono degli aspetti positivi”, ha comunicato Caritas Italia, come “non lasciare tutta la responsabilità sui paesi in prima linea”. Resta chiaro che la proposta “è un compromesso, perché ci sono ancora Paesi che non possono accettare una visione di società aperta e accogliente”.

Allo stesso tempo, l’insistenza sulle tematiche anti-immigrazione ha permesso alla Lega di Matteo Salvini di essere in cima ai sondaggi da oltre un anno, sebbene non sia più al governo.

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Un altro paese in prima linea, la Grecia, ha detto che insisterà sui ricollocamenti obbligatori. La proposta della Commissione è la base per un intenso negoziato che seguirà, ha detto il vice ministro per l’Immigrazione e l’Asilo Giorgos Koumoutsakos. “La Commissione ha cercato di conciliare le opinioni divergenti di diversi gruppi di paesi”, ha detto.

Tuttavia, sembra che la principale richiesta della Grecia sui ricollocamenti obbligatori non sia stata soddisfatta da questa proposta. “Noi sosterremo attivamente e decisamente le nostre posizioni fondamentali […] che sono la solidarietà obbligatoria e l’equa ripartizione degli oneri tra tutti gli Stati membri, bilanciando la responsabilità che grava sui paesi di prima accoglienza, compreso naturalmente il ricollocamento”.

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Per la Spagna, la proposta non rispecchia la principale richiesta del paese di un “meccanismo di solidarietà obbligatoria” in Europa per alleviare la pressione e il pesante onere che grava sui paesi di ingresso, e impone nuove procedure di frontiera che il governo spagnolo non condivide.

Dopo nove mesi di difficili negoziati, Madrid non aveva molte speranze di vedere le sue aspirazioni riflesse nel nuovo documento, poiché si tratta di una proposta minima che la Spagna non respingerà apertamente, ma che non condividerà appieno, hanno detto le fonti governative a El País.


Gli oppositori

I paesi di Visegrad – Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia – ma ultimamente anche Austria e Slovenia hanno rifiutato l’idea di un ricollocamento obbligatorio e alcuni di loro si sono fermamente opposti alla richiesta di solidarietà dell’Europa meridionale.

Ancor prima che il patto fosse stilato, il cancelliere austriaco Sebastian Kurz aveva detto che non avrebbe funzionato. Tuttavia, il ministro degli Interni Karl Nehammer ha elogiato la proposta della Commissione e si è detto soddisfatto dei “miglioramenti nella protezione delle frontiere esterne, nei rimpatri e nella cooperazione con i paesi terzi”. I politici austriaci sono particolarmente soddisfatti che la proposta non preveda il ricollocamento obbligatorio.
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I Quattro di Visegrad hanno annunciato – su iniziativa del primo ministro polacco Mateusz Morawiecki – che giovedì mattina (24 settembre) incontreranno il presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Il primo ministro slovacco non parteciperà, ma sarà rappresentato dalla Polonia come attuale presidente del gruppo.

La Polonia, aveva fin dall’inizio respinto la proposta dell’Europa meridionale per il trasferimento obbligatorio dei migranti. Inoltre, la narrativa del governo dal 2015 è che molti lavoratori migranti provenienti dall’Est, specialmente dall’Ucraina, sono venuti in Polonia e Varsavia non dovrebbe essere oppressa dall’aiuto al Sud.

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Il governo nazionalista dell’Ungheria ha detto che le frontiere esterne dell’Ue dovrebbero “rimanere perfettamente sigillate lungo tutte le sezioni”. I politici ungheresi hanno insistito nel sottolineare che rifiuteranno il ricatto politico.

Dalla crisi migratoria dell’Europa del 2015, il governo del primo ministro Viktor Orban ha eretto recinzioni fortemente sorvegliate lungo i suoi confini con la Serbia e la Croazia, e si è rifiutato di accettare le quote di trasferimento obbligatorie dell’Ue per i rifugiati provenienti da altre parti del blocco. Budapest ha anche costruito i cosiddetti campi di “zona di transito” di confine per i richiedenti asilo, che all’inizio di quest’anno sono stati descritti come “detenzione illegale” dalla massima corte d’Europa.

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Il ministro degli esteri slovacco Ivan Korčok ha detto che mentre la Slovacchia deve studiare la proposta, la bozza non contiene le quote obbligatorie. “Il buon punto di partenza è che il ricollocamento dovrebbe avvenire su base volontaria”, ha detto, pur riconoscendo che ogni paese dovrebbe contribuire a una soluzione comune in materia di migrazione.

L’eurodeputata Lucia Ďuriš Nicholsonová (Ecr), presidente della commissione Empl del Parlamento europeo, ha reagito dicendo che la proposta dimostra che la questione del trasferimento dei migranti a livello europeo è “tutt’altro che morta, come ipotizzato dai leader della minoranza di blocco, compresa la Slovacchia”.

La Repubblica Ceca ha accolto con favore il piano, in quanto non si basa su quote obbligatorie, rafforza le procedure alle frontiere esterne e mira a rendere più efficaci i rimpatri dei migranti irregolari, ha twittato Milena Hrdinkova, Segretario di Stato ceco per gli Affari europei.

“È giusto che tutti partecipino al sistema. Ma dobbiamo analizzare i meccanismi proposti e il loro impatto sulla Repubblica Ceca per gli ulteriori negoziati”, ha detto Hrdinkova. I cechi sono fortemente contrari a qualsiasi meccanismo basato su ricollocamenti obbligatori, come ha ripetuto il vice primo ministro Jan Hamacek (socialdemocratico). Sembra però che possano accettare la proposta attuale.

La Slovenia sostiene il principio della solidarietà volontaria, mentre il nuovo patto si basa sul principio della solidarietà obbligatoria, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri Aleksander Gerzina all’agenzia ufficiale Sta. La sua risposta  chiarisce che Lubiana è piuttosto insoddisfatta della proposta.

Mentre il ministero degli Interni si è rifiutato di commentare, Gerzina ha detto che la proposta deve ancora essere esaminata, ma ha sottolineato che la Slovenia si sarebbe aspettata che “si fosse tenuto conto delle preoccupazioni di alcuni Paesi, tra cui la Slovenia, e si fossero incluse proposte più equilibrate”, cosa che non è avvenuta.

I Paesi dell’Europa sudorientale come la Bulgaria non hanno avuto reazioni particolari, ma Sofia, a differenza della Polonia o dell’Ungheria, non è contraria al ricollocamento. Durante la recente crisi di Moria, la Bulgaria ha accolto 20 minori non accompagnati. Essendo il paese più povero dell’Ue, non è considerata attrattiva dai migranti.

(Alexandra Brzozowski, EURACTIV.com | Anne Damiani, EURACTIV.fr | Alessandro Follis, EURACTIV.it | EUROEFE | Łukasz Gadzała, EURACTIV.pl | Zuzana Gabrižová, EURACTIV.sk | Georgi Gotev, EURACTIV.com | Sarah Lawton, EURACTIV.de | Vlagyiszlav Makszimov, EURACTIV.com) | Sarantis Michalopoulos, EURACTIV.com | Zoran Radosavljević | EURACTIV.com)



Le altre notizie dalle Capitali:

BRUXELLES

Misure allentate a partire dal 1° ottobre. Il Belgio sta ponendo fine all’obbligo di indossare le mascherine all’aperto e sta riducendo i tempi di autoisolamento, con un leggero allentamento delle restrizioni sui coronavirus annunciato mercoledì (23 settembre) nonostante il forte aumento del numero di infezioni da Covid-19. Le mascherine dovranno ancora essere indossate nei negozi, nei cinema, sui mezzi pubblici e nelle strade affollate.

(Alexandra Brzozowski | EURACTIV.com)

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LONDRA

Nuovo regime di sovvenzioni per l’occupazione. Il Cancelliere Rishi Sunak dovrebbe presentare giovedì (24 settembre) un nuovo pacchetto di misure di sostegno per le imprese e i dipendenti colpiti da Covid-19.

Il regime di cassa integrazione con cui lo stato paga gli stipendi dei dipendenti da marzo dovrebbe finire a ottobre. I ministri hanno però chiesto di estendere il supporto dopo le nuove misure restrittive presentate da Boris Johnson, tra cui la richiesta di lavorare da casa.

(Benjamin Fox | EURACTIV.com)

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HELSINKI

Intensificata la cooperazione sulla difesa tra i Paesi nordici. I ministri della difesa di Finlandia, Svezia e Norvegia hanno tenuto una riunione mercoledì (23 settembre) nella città di Lemmijoki, nella Norvegia settentrionale, per discutere di “cooperazione nordica in materia di difesa e questioni relative alla sicurezza regionale”. Secondo gli analisti, tuttavia, l’incontro ha avuto più di un risvolto in quanto significativo per due motivi.

In primo luogo, la scelta della posizione sulle rive dell’Oceano Artico è rilevante. Segna la preoccupazione per la crescente importanza strategica dell’area artica e la crescente presenza non solo della Russia ma anche della Cina.

In secondo luogo, l’incontro è l’ennesimo passo verso una più stretta cooperazione tra la Finlandia e la Svezia, non allineate, e la Norvegia, membro della Nato.

La Norvegia sta costruendo un sistema di difesa più indipendente, poiché si trova ad affrontare potenziali minacce su al nord che potrebbero aver eroso la fiducia in altri membri della Nato.

In Finlandia c’è un ampio consenso sui benefici di una difesa nordica congiunta. Tuttavia, secondo il giornale Helsingin Sanomat, alcuni deputati della sinistra vedono il legame di amicizia con un paese Nato un po’ rischioso. Se mai si dovesse verificare un conflitto Est-Ovest, la posizione di non allineamento del Paese potrebbe essere compromessa.

(Pekka Vänttinen | EURACTIV.com)


EUROPA DEL SUD

MADRID

Il Pil spagnolo è diminuito meno del previsto. Il Pil della Spagna è diminuito del 17,8% nel secondo trimestre dell’anno, sette punti decimali in meno rispetto alle previsioni del 31 luglio, subito dopo la fine dello “stato di allarme” nazionale attuato dal governo per contenere la rapida diffusione della pandemia di Covid-19, ha riferito mercoledì l’Istituto Nazionale di Statistica (Ine) del paese.

Questo calo del Pil, il più grande dal 1970, si è intensificato rispetto alla contrazione del 5,2% del primo trimestre dell’anno, e – in termini pratici – questo significa che l’economia spagnola è in recessione, dopo due trimestri consecutivi di calo del Pil.

La pandemia di Covid-19 ha colpito duramente l’economia del Paese, in particolare il settore del turismo, che rappresenta il 12,3% del Pil spagnolo. Dallo scorso marzo molte aziende hanno dovuto attuare piani di cassa integrazione temporanea finanziati dallo Stato per preservare migliaia di posti di lavoro.

(EUROEFE)

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LISBONA

È necessaria maggiore unità per superare la crisi del Covid-19. La risposta alla crisi attuale richiede unità, ha detto ieri il primo ministro portoghese António Costa, aggiungendo che l’utilizzo delle risorse finanziarie europee nei prossimi anni richiede massima trasparenza e una burocrazia minima.

“Ancora una volta, invito le forze politiche rappresentate in questo Parlamento, le parti sociali, le regioni autonome e le autorità locali a dare il loro contributo, perché il superamento di questa crisi è un piano che dovrebbe unirci”, ha detto Costa all’apertura del dibattito sul Piano di ripresa e resilienza del Paese, che sarà inviato a Bruxelles.

Nel frattempo, il Portogallo dovrebbe registrare un deficit dello 0,7% quest’anno, poiché il suo debito pubblico potrebbe salire al 133,8% del PIL, secondo un rapporto per Bruxelles pubblicato mercoledì (23 settembre). Il numero di persone in cerca di lavoro con indennità di disoccupazione è aumentato del 39% in agosto a 224.568, secondo le statistiche mensili della previdenza sociale.

(Pedro Morais Fonseca, Patrícia Dinis and Lucília Tiago | Lusa.pt)


I 4 DI VISEGRAD

PRAGA

Abbandono dell’obiettivo Nato. La Repubblica Ceca non spenderà il 2% del suo Pil nella difensa entro il 2024 e non rispetterà l’obiettivo Nato, come annunciato dal ministro delle Finanze Alena Schillerová e dal ministro della Difesa Lubomír Metnar mercoledì 23 settembre.

(Ondřej Plevák | EURACTIV.cz)


NOTIZIE DAI BALCANI

ZAGABRIA

Calo del Pil minore delle attese. Il governatore della banca centrale croata Boris Vujcic ha detto ad un panel di imprese che il Pil del paese potrebbe diminuire di circa l’8% quest’anno – a fronte di una contrazione stimata del 9,7% prevista dalla banca a luglio. Parlando ad un panel di imprese, Vujcic ha detto che l’economia croata dovrebbe risalire del 6% l’anno prossimo, ma ha avvertito che non raggiungerà il livello pre-Covid prima del 2023.

(Zoran Radosavljević | EURACTIV.com)

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SOFIA

La Bulgaria espelle due diplomatici russi per spionaggio. Due diplomatici russi sono stati dichiarati “personae non gratae” ieri e hanno ricevuto un ultimatum di 72 ore di tempo per lasciare il Paese, come annunciato dal ministero degli Interni bulgaro. Sebbene la procura bulgara abbia deciso di aprire un caso contro di loro con l’accusa di spionaggio come crimine contro lo Stato, il procedimento penale è stato sospeso perché hanno lo status diplomatico e l’immunità, ha detto la procura.

Ci sono prove che i due russi hanno ricevuto informazioni sui piani di modernizzazione dell’esercito bulgaro e sulla manutenzione delle attrezzature dell’esercito, informazioni che avrebbero dovuto passare all’intelligence militare russa a Mosca.

Per svolgere la loro attività considerata illegale, le due persone hanno anche preso contatti con cittadini bulgari che avevano accesso a informazioni relative al complesso militare-industriale del paese, ha detto l’accusa.

L’ambasciata russa a Sofia ha dichiarato che i due diplomatici sono stati espulsi senza alcuna prova e che potrebbero esserci azioni reciproche. Negli ultimi mesi ci sono stati diversi casi di espulsione di diplomatici russi dalla Bulgaria a causa dello spionaggio.

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In altre notizie, la Bulgaria sta vedendo un aumento del numero di insegnanti e studenti che devono essere messi in quarantena a causa del Covid-19. Recentemente, più di 20 classi in tutto il paese hanno dovuto essere messe in quarantena, poiché il paese ha registrato 4.608 casi di Covid-19, di cui 109 sono stati annunciati ieri (23 settembre). Nel frattempo, il Consiglio dei ministri ha deciso di prolungare l’attuale stato di emergenza fino alla fine di novembre.

(Krassen Nikolov | EURACTIV.bg)

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BUCAREST

Gli avvertimenti di Iohannis. Il presidente Klaus Iohannis ha detto che la Romania perderà parte dei fondi dell’Ue a cui ha diritto se l’aumento delle pensioni adottato dal Parlamento entrerà in vigore. Una legge adottata questa settimana spinge per un aumento del 40% delle pensioni, nonostante l’impatto significativo della crisi sul bilancio del Paese. La Romania aveva un deficit elevato anche prima della pandemia, con un deficit di bilancio superiore al livello massimo accettato dall’Ue, pari al 3% del Pil.

(Bogdan Neagu, EURACTIV.ro)

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BELGRADO

Nuove norme per gli stranieri che lavorano online. Le leggi relative all’impiego di cittadini stranieri saranno modificate in modo da garantire maggiori entrate da un numero crescente di stranieri che lavorano dalla Serbia per aziende situate in altri paesi, ha annunciato mercoledì (23 settembre) il ministro del lavoro e dell’occupazione serbo Zoran Đorđević.

Il ministro ha spiegato che chiunque volesse ottenere uno status di residenza di un anno e un permesso di lavoro in Serbia, deve dimostrare che il suo salario lordo è superiore a 3.500 euro, che è impiegato da una società straniera, che non ha un permesso di soggiorno serbo e che è cittadino di un altro Paese.

“Così, potranno lavorare e spendere soldi qui in Serbia, dove la vita costa meno che in altri paesi. Il nostro paese è sicuro, non c’è razzismo e abbiamo anche una vita sociale molto buona”, ha detto Đorđević.

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In altre notizie, la situazione epidemiologica della Serbia è una delle migliori in Europa, in quanto “regge bene” dopo il “significativo” deterioramento di luglio e agosto, ha dichiarato mercoledì (23 settembre) il rappresentante dell’Oms in Serbia, Marijan Ivanuša.

Quando gli è stato chiesto se raccomanderebbe lo stato di emergenza, Ivanuša ha detto che la situazione attuale in Serbia è buona, e che non vede il motivo di introdurre ulteriori misure. “La situazione deve essere monitorata quotidianamente, e se dovesse peggiorare, dovrebbero essere prese in considerazione ulteriori misure”, ha aggiunto.

(EURACTIV.rs  betabriefing.com)

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PODGORICA

Il Montenegro inaugura il nuovo parlamento. Intervenendo ieri (23 settembre) alla sessione inaugurale del nuovo parlamento del Montenegro, il deputato del Fronte Democratico Milan Knezević ha annunciato che la sua alleanza ha nominato Aleksa Bečić, leader della coalizione “La pace è la nostra nazione”, come portavoce montenegrino, e Zdravko Krivokapić, il nome principale della lista di candidati intitolata “Per il futuro del Montenegro”, come primo ministro designato del Paese.

“Non siamo interessati ai posti in parlamento, ma solo al futuro del Montenegro e di tutti i suoi abitanti”, ha detto Knezević.

Le tre coalizioni, “Per il futuro del Montenegro”, “Bianco e Nero” e “La pace è la nostra nazione”, hanno una maggioranza di 41 seggi nel parlamento di 81 posti, e sono in grado di creare un nuovo gabinetto e di fare del Partito democratico dei socialisti un partito di opposizione dopo 30 anni al potere.

(EURACTIV.rs)

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[A cura di Alexandra Brzozowski, Daniel Eck, Sam Morgan]