Lavoro e diritti umani, la Germania approva una nuova legge sulle catene di approvigionamento

Il Bundestag tedesco ha adottato una legge che obbligherà le aziende a rispettare i diritti umani nelle loro catene di approvvigionamento, nonostante l’opposizione di alcuni partiti politici e dell’industria.

“Non possiamo costruire la nostra prosperità in modo permanente sullo sfruttamento delle persone, quindi questa legge è un passo importante”, ha sottolineato il ministro del Lavoro Hubertus Heil dopo l’adozione della legge sulla due diligence nelle catene di fornitura.

Il ministro dello Sviluppo Gerd Müller l’ha definita un “passo importante verso l’applicazione degli standard nelle catene di fornitura globali”, mentre il deputato SPD Bärbel Kofler ha parlato di un “cambio di paradigma”.

Le aziende dovranno analizzare i rischi per i diritti umani in tutta la loro catena di approvvigionamento, prendere misure preventive e correttive, istituire meccanismi di reclamo e riferire  regolarmente sulle loro attività.

La mancata implementazione di tali procedure può comportare multe fino al 2% del fatturato dell’azienda. Le società che non rispetteranno questi obblighi  potranno essere escluse dagli appalti pubblici per tre anni. La legge si applica alle aziende con più di 3.000 dipendenti a partire dal 2023, e dal 2024 sarà estesa anche a quelle con più di 1.000 dipendenti.

Le Ong che si occupano di diritti umani hanno accolto favorevolmente l’iniziativa tedesca. “La legge è un passo nella giusta direzione, ma ha alcune gravi debolezze che dovrebbero essere affrontate in futuro”, ha detto Juliane Kippenberg, direttrice della divisione Diritti dei bambini, di Human Rights Watch. “C’è ancora il rischio che gli abusi dei diritti umani possano continuare ai livelli più bassi delle catene di fornitura”. Secondo l’Ong il prossimo governo, che sarà eletto nel settembre 2021, dovrebbe prendere provvedimenti per rafforzare la legge. L’esperta di diritti umani di Oxfam, Franziska Humbert, l’ha definita un “successo” per i diritti umani ma anche una “soluzione minima, una legge ancora troppo leggera per la supply chain”.

La norma è fortemente contestata dall’opposizione, in particolare dall’AfD. “Questa è una legge di cui solo la concorrenza è felice”, ha detto il parlamentare dell’AfD René Springer. Anche le aziende hanno accolto con scarso entusiasmo il voto del Parlamento, temendo di dover andare incontro a un aumento della burocrazia. Lo dimostrano i toni critici della Confindustria tedesca (BDI). “È deplorevole che la politica cerchi di raggiungere un buon obiettivo con una legge fatta male”, ha dichiarato l’amministratore delegato della BDI Joachim Lang, che ha espresso preoccupazione per le sanzioni “sproporzionatamente alte”.

Anche la Commissione europea in autunno dovrebbe presentare una proposta di legge che renderebbe le imprese responsabili di violazioni dei diritti umani e degli standard ambientali lungo l’intera catena di valore. E la Germania si augura di poter fare da modello. “Stiamo approvando la legge sulla catena di approvvigionamento più dura del mondo” e questa potrebbe essere la base per una legge europea sulla supply chain, ha sottolineato il deputato Spd Bernd Rützel. Anche il deputato della Cdu Hermann Gröhe ritiene che la legge possa essere “un buon modello per l’Ue”.

Tuttavia, alcuni legislatori dell’Ue hanno espresso delle perplessità sull’iniziativa tedesca. “Una legge sulla catena di approvvigionamento ha senso solo a livello europeo”, ha affermato la deputata Renew Europe Svenja Hahn, mettendo in guardia da mosse nazionali unilaterali che potrebbero portare a “un quadro diverso per le aziende tedesche sul mercato unico dell’Ue”.

“Il governo tedesco avrebbe dovuto piuttosto sostenere lo sforzo congiunto europeo, che si applicherebbe a tutte le aziende che operano sul mercato unico e dovrebbe rendere più facile per loro salvaguardare i diritti umani lungo le loro catene di approvvigionamento”, ha detto Hahn a Euractiv Germania.