La guerra in Ucraina spacca il gruppo di Visegrad

Il premier ungherese Viktor Orban e il presidente russo Vladimir Putin durante un incontro nel 2019. [EPA-EFE/Zoltan Mathe]

Le divisioni sulla crisi ucraina fanno saltare il vertice dei ministri della Difesa del gruppo di Visegrád. Polonia e Repubblica Ceca hanno deciso di boicottare la riunione.

I ministri della Difesa del gruppo di Visegrád si sarebbero dovuti incontrare questa settimana per rafforzare il legame tra i quattro Paesi, ma il vertice, organizzato dall’Ungheria, è saltato. Sia la Polonia che la Repubblica Ceca, infatti, hanno deciso di boicottare l’incontro previsto per il 30 e il 31 marzo, in segno di protesta nei confronti della scelta di Viktor Orban di opporsi alle sanzioni contro petrolio e gas russi e di non far transitare armi verso l’Ucraina.

Secondo il quotidiano polacco Gazeta Wyborcza il ministro della Difesa polacco Mariusz Błaszczak ha cancellato la sua partecipazione all’incontro a causa della retorica dell’Ungheria sull’invasione russa dell’Ucraina. La collega ceca Jana Černochová (ODS, ECR) aveva cancellato la sua partecipazione già venerdì 25 marzo, motivando così la decisione: “Ho sempre sostenuto il V4 e sono molto dispiaciuta che il petrolio russo a buon mercato sia ora più importante per i politici ungheresi del sangue ucraino”.

Cernochová ha anche lasciato intendere che, dato che domenica 3 aprile in Ungheria ci saranno le elezioni, Orban avrebbe sfruttato il vertice a fini elettorali e lei ha sottolineato di non voler “prendere parte alla campagna”.

La decisione di due membri su quattro di boicottare l’evento ha fatto saltare il vertice. “Secondo le nostre informazioni preliminari, non ci sarà alcun incontro”, ha confermato a EURACTIV.sk il ministero della Difesa slovacco.

L’ambiguità di Orban

Dall’inizio dell’invasione russa in Ucraina, la strategia di Orban è stata quella di cercare una posizione intermedia attraverso numerose giravolte: condannare l’attacco russo, ma senza prendere del tutto le distanze dall’alleato Putin.

Inizialmente il premier ungherese ha appoggiato le sanzioni Ue, sostenendo: “c’è una guerra, è tempo di essere uniti”, salvo poi precisare che l’Ungheria non avrebbe fornito armi agli ucraini, pur essendo disposta ad accogliere i profughi in fuga dalla guerra.

Orban non ha esitato a definire le richieste del presidente ucraino Volodymyr Zelensky “contrarie agli interessi dell’Ungheria”. “La posizione dell’Ungheria è che non possiamo permettere che il prezzo della guerra sia pagato dalle famiglie ungheresi. Questo è il motivo per cui continueremo a opporci all’estensione delle sanzioni ai vettori energetici russi in tutti i forum europei, come abbiamo fatto in passato”, ha dichiarato nei giorni scorsi un suo portavoce.

Nel fine settimana il presidente polacco, Andrzej Duda, ha criticato le decisioni di Orban. “Data l’aggressione russa contro l’Ucraina, data la morte di centinaia e migliaia di civili, dato il bombardamenti di blocchi di appartamenti che sono un crimine di guerra secondo il diritto internazionale, è difficile per me capire questo approccio. Questa politica sarà costosa per l’Ungheria, molto costosa”, ha avvertito Duda.

Rispetto alla scelta di Polonia e Repubblica Ceca di non partecipare al vertice dei ministri della Difesa del gruppo di Visegrad, né ministero degli Esteri ungherese né l’ufficio delle comunicazioni internazionali hanno risposto alla richiesta di commento di EURACTIV.com. In un secondo momento, il ministero della Difesa ungherese ha confermato che l’incontro è stato cancellato e che “un incontro di persona si terrà in una data successiva”.