Irlanda del Nord, Sinn Fein vuole riaprire il dibattito sulla riunificazione

La leader del Sinn Fein Mary Lou McDonald (a destra) insieme alla vicepresidente Michelle O'Neill (al centro), candidata premier per l'Irlanda del Nord. [EPA-EFE/STRINGER]

Il partito nazionalista Sinn Fein ha vinto le elezioni per il parlamento regionale dell’Irlanda del Nord. Questo risultato storico è accompagnato dalla richiesta di riaprire la discussione per la riunificazione dell’Irlanda.

Terminato lo scrutinio per le elezioni del parlamento locale dell’Irlanda del Nord, i nazionalisti pro-irlandesi del Sinn Fein hanno ottenuto una storica vittoria, ricevendo il 29% dei voti e 27 seggi all’Assemblea, superando il 21,3% e i 25 seggi degli unionisti del Dup.

Al terzo posto delle elezioni si è classificato il partito centrista dell’Alleanza per l’Irlanda del Nord (Apni), che ha conquistato il 13,5% delle preferenze con 17 seggi, superando i conservatori dell’Uup e i laburisti di Sdlp rispetto alla tornata elettorale precedente.

Per la prima volta nella storia dell’Irlanda del Nord il partito nazionalista Sinn Fein ha vinto le elezioni e questo comporta un cambiamento sostanziale nell’equilibrio politico del Paese, che finora è stato governato dal partito unionista filo-britannico Dup.

“Oggi rappresenta un momento di cambiamento importante. È un punto decisivo per la nostra politica e per il nostro popolo”, ha dichiarato Michelle O’Neill, leader del Sinn Fein nell’Irlanda del Nord e candidata alla posizione di premier.

La leader del partito nazionalista ha fatto sapere che intende avviare ora un dibattito sulla volontà del partito di lavorare per la riunificazione irlandese. Il referendum per l’indipendenza dal Regno Unito può essere avviato solo da Londra e probabilmente non avverrebbe ancora per diversi anni.

Secondo gli accordi scaturiti dalla Pace del Venerdì Santo del 1998, con cui si è posto fine agli scontri armati in Irlanda del Nord che vedevano coinvolta la guerriglia dell’Ira, il partito che ottiene la maggioranza alle elezioni ha il diritto di esprimere il primo ministro.

Di conseguenza, Sinn Fein potrebbe chiedere la posizione di premier per la sua leader Michelle O’Neill, mentre il ruolo di vicepremier sarebbe affidato al Dup. Tuttavia, sempre secondo i termini dell’accordo di pace, il governo non può insediarsi se non vi è un accordo tra il primo e il secondo partito, ovvero quelli che esprimono premier e vicepremier.

Finora Sir Jeffrey Donaldson, leader del partito unionista, non ha manifestato alcuna intenzione di condividere l’esecutivo con Sinn Fein. A preoccupare il Dup, oltre alle posizioni nazionaliste e filo-irlandesi del partito vincitore delle elezioni, è soprattutto la questione del Protocollo sull’Irlanda del Nord, che vorrebbe abolire.

“Fino a quando non risolveremo questa questione, noi non entreremo nel governo”, ha dichiarato Donaldson. In queste condizioni, il parlamento nordirlandese rischierebbe di rimanere bloccato per mesi e potrebbero rendersi necessarie nuove elezioni.

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La diatriba sul Protocollo

Il Protocollo sull’Irlanda del Nord è stato introdotto dagli accordi di uscita del Regno Unito dall’Unione europea, per garantire l’assenza di una barriera doganale all’interno del territorio dell’isola d’Irlanda. Tuttavia, l’effetto di questa misura è che il confine si è venuto a creare tra Irlanda del Nord e Gran Bretagna, spaccando di fatto il territorio del Regno Unito.

I controlli doganali richiesti dal Protocollo non sono finora stati implementati da Londra, che continua a chiederne una rinegoziazione. L’Ue tuttavia è irremovibile su questo punto: la barriera serve a proteggere il suo mercato unico da prodotti che non rispettano gli stessi standard di sicurezza e qualità.

Secondo il Dup, il Protocollo danneggerebbe l’economia dell’Ulster, in particolare le piccole e medie imprese e gli agricoltori, che sarebbero costretti ad affrontare spese superiori. Tuttavia, un’alternativa vera a questa soluzione non esiste.

Da mesi il primo ministro britannico Boris Johnson sta minacciando di revocare unilateralmente il Protocollo, una mossa che porterebbe a uno scontro frontale con l’Unione europea e l’introduzione di un confine rigido con l’Irlanda.

Anche gli Stati Uniti sono intervenuti sulla questione, con la responsabile al commercio Katherine Tai che ha confermato come il tema “sia molto sentito negli Stati Uniti, sia da parte del presidente e dei principali membri del Congresso, che dei cittadini americani di origine irlandese”.

Le vicissitudini sul Protocollo stanno inoltre ritardando la firma dell’accordo commerciale Usa-Regno Unito, con  Washington che ha fatto sapere di considerare di estrema importanza il rispetto del Protocollo, che non sarà messo in discussione.