Germania, quote rosa obbligatorie nei cda delle grandi aziende

Berlino con questa legge intende recuperare il ritardo rispetto ad altri Paesi europei, tra cui l’Italia, che prevedono già un sistema di quote per garantire la presenza femminile ai vertici delle aziende.

Mercoledì 6 gennaio il governo tedesco ha presentato un importante disegno di legge per aumentare il numero di donne nei consigli di amministrazione delle aziende del paese, dopo che le aziende non sono riuscite a colmare volontariamente il divario di genere. La norma dovrebbe essere approvato dal Parlamento entro settembre di quest’anno.

Le società quotate in borsa con quattro o più dirigenti saranno tenute a nominare almeno una donna nei loro consigli di amministrazione. La legge invia “un segnale molto forte”, ha detto il ministro della Giustizia Christine Lambrecht ai giornalisti, che spingerà le aziende a “sfruttare l’opportunità offerta da donne altamente qualificate”. “Possiamo dimostrare che la Germania è sulla strada giusta per diventare una società moderna e adatta al futuro”, ha aggiunto la ministra della famiglia Franziska Giffey.

Se una società non dovesse rispettare il sistema delle quote rosa, assegnando a un uomo un posto che, secondo la legge, sarebbe dovuto andare a una donna, tale nomina sarà ritenuta nulla e la posizione rimarrà vacante. Le aziende che non rientrano nel nuovo requisito della “partecipazione minima”, ma che sono quotate e soggette a cogestione, dovranno in futuro motivare l’assenza di donne nelle posizioni apicali. Se non lo faranno, saranno multate.

Le nuove norme riguardano circa 70 aziende, di cui circa 30 non hanno nemmeno una donna nei loro cda.  Attualmente solo il 12,8% dei membri del consiglio di amministrazione delle 30 maggiori società tedesche quotate in borsa è rappresentato da donne, secondo la AllBright Foundation, contro il 28,6% negli Stati Uniti, il 24,5% in Gran Bretagna e il 22,2% in Francia. Inoltre le donne guadagnano in media il 20% in meno degli uomini in Germania, rispetto al 14% in meno della media Ue. In Italia, grazie alla legge Golfo-Mosca, la quota è salita al 30% e passerà al 40% nei prossimi rinnovi grazie a un emendamento alla Manovra introdotto nel 2019, proposto dalla senatrice di Italia Viva Donatella Conzatti.

Le donne nei cda

Come ricorda la Süddeutsche Zeitung, 8 delle 30 società del Dax30, il principale segmento della Borsa di Francoforte, non hanno neanche una donna nel loro cda. Le aziende in questione sono: Bayer, Delivery Hero, Deutsche Wohnen, Eon, HeidelCement, Infineon, Linde e MTU. Adidas è uscita dall’elenco da poco, a seguito dell’entrata in carica della nuova direttrice delle Risorse Umane, Amanda Rajkumar.

Solo Allianz, Daimler, Deutsche Telekom e Fresenius Medical Care ne hanno più di una. Neanche una delle 30 più grandi aziende tedesche ha una percentuale di  presenze femminili nel consiglio di amministrazione pari o superiore al 30 per cento. A quanto pare nella Repubblica federale per una donna è più semplice fare carriera politica che diventare amministratore delegato di una grande azienda.

L’ex dirigente della Siemens Janina Kugel, ora consulente e attivista per l’uguaglianza, ha detto al quotidiano tedesco Die Welle che l’introduzione di quote rosa obbligatorie sarebbe stata “un segnale molto importante”. “La percezione della Germania è che, dato che abbiamo avuto un cancelliere donna negli ultimi 15 anni, la Germania è molto progressista in questo senso, ma in realtà non lo è”, ha sottolineato Kugel.