Frontiere esterne, l’Europa fatica a trovare un accordo sulla riapertura

Turisti in partenza dall'aeroporto di Düsseldorf, in Germania. [EPA-EFE/CARLOS DE SAA]

Gli ambasciatori dei 27 Paesi hanno stilato una lista dalla quale sono esclusi Stati Uniti e Brasile. Via libera invece alla Cina, ma solo se ammetterà a sua volta i cittadini europei. Le trattative però sono ancora in corso.

Al 1° luglio mancano meno di 48 ore, ma sulla riapertura delle frontiere extra-Ue non si è ancora trovata un’intesa. I 27 ambasciatori dei Paesi membri, riuniti a livello del Coreper, hanno discusso a lungo per cercare dei criteri comuni, ma la questione è rimasta aperta. La decisione spetta ai governi che hanno tempo fino alle 18 di lunedì 29 giugno per potersi esprimere.

I 27 hanno fissato alcuni criteri sulla base del quale si dovrà stabilire se aprire o meno le frontiere. Il primo parametro prevede che si possano aprire i confini con i Paesi che negli ultimi 14 giorni abbiano un tasso di contagi non superiore a 16 nuovi malati ogni 100mila abitanti. Il trend inoltre deve essere decrescente e l’indice di “affidabilità” del sistema sanitario del Paese in questione deve essere superiore a 57.

Sulla base di questi criteri la lista degli ammessi comprende solo 14 Paesi, ai quali dovrebbe aggiungersi la Cina, ma solo se Pechino consentirà ai cittadini europei di raggiungere il Paese. Come era stato anticipato, le restrizioni rimarranno invece in vigore per gli Stati Uniti, diventati l’epicentro della pandemia con oltre 2,5 milioni di persone infette e oltre 125.000 morti.

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Le nazioni dell’UE potrebbero lasciare chiuse le loro frontiere ai viaggiatori statunitensi a causa di come Washington ha gestito la pandemia. Lo ha riferito martedì (23 giugno) il New York Times, citando funzionari europei rimasti anonimi.

Un funzionario coinvolto nei colloqui …

Semaforo verde o semaforo rosso

Il via libera dovrebbe scattare per Algeria, Australia, Canada, Georgia, Giappone, Montenegro, Marocco, Nuova Zelanda, Ruanda, Serbia, Corea del Sud, Thailandia, Tunisia e Uruguay.

Le frontiere rimarrebbero invece chiuse alla Russia e al Brasile, oltre che agli Stati Uniti. Anche la maggior parte dei Paesi dell’America Latina sono esclusi, così come Arabia Saudita e Turchia. La lista dovrà essere aggiornata ogni due settimane, tenendo conto degli sviluppi nei diversi Paesi.

Sulla base delle indicazioni dell’Unione europea le restrizioni dovrebbero cadere per i cittadini dei Paesi che hanno una situazione simile alla media europea sia come numero di contagi che in termini di sorveglianza, vale a dire numero dei test effettuati, ricerca di contatti e pubblicazione dei dati sull’andamento del virus.

Trovare un accordo non sarà semplice. Alcuni Paesi infatti chiedono maggiore cautela per evitare di far tornare a crescere i contagi in Europa. Altri, come la Grecia, temendo che un prolungamento dei divieti mandi in crisi l’economia turistica, vogliono riaprire quanto più possibile. Per approvare il testo, che sarebbe stato concordato alle riunioni degli ambasciatori a livello del Coreper, serve una maggioranza qualificata.