Francia, le ong esprimono preoccupazione per l’influenza delle grandi aziende sul semestre di presidenza Ue

il segretario di Stato francese per gli Affari europei, Clément Beaune. [OLIVIER HOSLET / EPA]

Martedì 12 ottobre, le due organizzazioni no profit Observatoire des multinationales e Corporate Europe Obervatory hanno pubblicato un nuovo rapporto in cui criticano il governo francese per la sua collaborazione “troppo “stretta” con le grandi aziende nell’ambito della preparazione alla presidenza di turno del Consiglio dell’UE (PFUE), che Parigi assumerà il 1° gennaio 2022.

Cosa che non succede quasi mai, al centro del dibattito viene posta la questione dell’intrusione di interessi privati ​​nell’esercizio di una presidenza di turno del Consiglio dell’Ue, a pochi mesi dall’inizio del semestre francese.

Nel loro rapporto, Observatoire des multinationales e Corporate Europe Observatory esprimono le loro “crescenti preoccupazioni” su possibili conflitti di interesse tra autorità pubbliche e industria.

A riprova di ciò, indicano l’elenco degli incontri di lobbying (il ‘Registro per la trasparenza’) del Rappresentante permanente della Francia a Bruxelles e del suo vice, aggiornato dal 1 luglio in conformità con le regole dell’UE.

A prescindere degli interlocutori in quanto tali (che includono in particolare EDF, “attiva nel nucleare e nei combustibili fossili” o “la società di armamenti e aeronautica Dassault”, nota il rapporto), le associazioni deplorano una “preoccupante cultura della segretezza e della mancanza di trasparenza”, e si rammaricano che il contenuto di questi scambi non sia reso pubblico.

“All’interno del Consiglio europeo, il governo francese ha sistematicamente resistito agli sforzi per rafforzare la trasparenza dell’attività di lobbying. La sua presenza rischia di allineare maggiormente la politica europea agli interessi delle grandi imprese, aumentare la collusione tra governi e settore privato e ridurre le responsabilità democratiche dei decisori europei”, scrivono le ong.

Le Capitali – Un appello invita la Francia a non accettare sponsorizzazioni durante il semestre di presidenza UE

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Contattata da EURACTIV, la Rappresentanza Permanente di Francia presso l’UE (RPUE) ha negato di privilegiare i rapporti con le grandi imprese e ha affermato di rispettare le regole vigenti in materia di trasparenza imposte da Bruxelles.

“Questi scambi fanno parte del dialogo che l’RPUE mantiene con tutte le parti interessate. Si aggiungono ai contatti regolari che l’RPUE mantiene con rappresentanti della società civile, studenti, ricercatori e gruppi di riflessione”, ha detto l’RPUE a EURACTIV.

Observatoire des multinationales e Corporate Europe Observatory accusano inoltre la Francia di privilegiare i think tank che “tendono a presentarsi come obiettivi e imparziali” mentre “molti” di loro “sono finanziati da grandi aziende […] o contano dei dirigenti d’impresa” tra le proprie file.

Sponsorizzazione versus patrocinio

Il rapporto, inoltre, non ignora la questione delle sponsorizzazioni, oggetto di molti dibattiti durante ogni presidenza di turno.

Le ong accusano il governo di non aver chiuso completamente la porta a questa pratica, con la sua affermazione di favorire la modalità del patrocinio delle imprese rispetto alle sponsorizzazioni. “L’unico dibattito che stiamo aprendo, e che sarà condotto in modo trasparente, è se, su argomenti specifici, possa esserci un sostegno materiale”, ha detto il segretario di Stato per gli affari europei, Clément Beaune, a Mediapart lo scorso marzo.

Ha aggiunto: “Faccio un esempio molto concreto: che una casa automobilistica francese presti auto elettriche per un evento, perché questa è anche una delle nostre priorità per il clima. Questo è il massimo che ci concederemo, in termini di coinvolgimento del mondo aziendale”.

Su richiesta di EURACTIV, il Segretariato Generale della Presidenza francese dell’Unione Europea ha confermato questo impegno. La Francia si concederà il ricorso alla sponsorizzazione, sotto forma di sostegno materiale, a condizione che ciò rientri in un obiettivo di limitazione o riduzione dell’impronta di carbonio del PFUE. Dovrebbe anche essere pubblicato un documento pubblico per regolamentare la pratica.

“Siamo lo stato francese. Non mi farete credere che non possiamo organizzare eventi senza il supporto delle aziende. Se questo è il caso, significa che siamo in bancarotta”, aveva detto a EURACTIV l’eurodeputata Manon Aubry (GUE / NGL) in occasione di una precedente richiesta delle stesse ong di rifiutare qualsiasi sponsorizzazione per il PFUE, come aveva fatto la Germania nel 2020.