Elezioni in Romania: socialdemocratici in vantaggio, ma il governo sarà ancora guidato dai liberali

epa08867473 Ludovic Orban (C), Romania's premier and the leader of PNL (National Liberal Party), flanked by party members, delivers a speech after first exit-polls results were announced, at the PNL headquarters, during the parliamentary elections in Bucharest, Romania, 06 December 2020. According to exit polls, PSD (Social Democracy Party) is leading with 30.6%, followed by PNL with 29.1% and the political alliance USR-PLUS with 15.9 %. EPA-EFE/ROBERT GHEMENT

Sovvertendo i sondaggi il partito socialdemocratico (Psd), attualmente all’opposizione, ha prevalso alle ultime elezioni, svoltesi domenica 6 dicembre. Favoriti per la formazione del governo sono però comunque i liberali (Pnl) del primo ministro uscente Ludovic Orban.

Con più del 96% delle schede scrutinate, tra quelle espresse sul territorio nazionale, e l’80% dei voti dall’estero già conteggiati, il partito socialdemocratico rumeno (Psd) è stabilmente in testa, essendosi assicurato poco meno del 30% delle preferenze. Con il 24,24% si è invece attestato come secondo partito quello liberale (Pnl), di cui è espressione il primo ministro uscente Ludovic Orban.

A caratterizzare le elezioni è stato un elevatissimo tasso di astensionismo. Dei 18 milioni di aventi diritto solo 5 si sono effettivamente presentati alle urne, il 31,84%, che equivale al record negativo per la Romania.

Nonostante il vantaggio, il Psd sembra comunque isolato e difficilmente riuscirà ad ottenere la maggioranza parlamentare necessaria alla formazione di un nuovo governo. Gli unici altri partiti in grado di superare lo sbarramento del 5% esprimono tutte posizioni di destra, più o meno moderata. Sicuramente il Pnl potrà allora contare sull’appoggio dei moderati di USR-Plus, che hanno ottenuto il 15,04%. Sono pronti però a sostenere la formazione del nuovo governo anche i nazionalisti rumeni dell’Aur (8,26%) e il partito della minoranza ungherese, l’UDMR (7,42%).

Nonostante le dimissioni di Ludovic Orban, che ha ammesso la sconfitta elettorale, il presidente Klaus Iohannis dovrebbe comunque incaricare un esponente del Pnl per la formazione dei un nuovo governo di coalizione. Una tale prospettiva sembra sia vista con favore nel resto dell’Unione europea, dopo che i precedenti governi rumeni, guidati dai partiti di sinistra, avevano provato più volte a sopprimere l’indipendenza dei tribunali, avvicinando pericolosamente risvolti politici avvenuti in Polonia e Ungheria.

Orban ha guidato il governo rumeno nell’ultimo anno, dopo che i tre precedenti governi della legislatura, tutti guidati dal Psd, erano caduti a causa di dissidi interni o di scandali. Tra questi c’è da annoverare quello che nel 2019 ha causato la fine dell’esperienza di governo del Psd nel Paese. L’allora leader del partito, Liviu Dragnea, dai più considerato un illiberale populista, fu infatti incarcerato con l’accusa di corruzione.

La paura della pandemia

Orban, già negli scorsi mesi, si era speso per riavvicinare il paese al resto dell’Unione, ponendo fine dal populismo fiscale che aveva caratterizzato i governi del Psd. Il tracollo dell’economia causato dalla pandemia del coronavirus ha però minato fortemente il sostegno politico del primo ministro, accusato di aver gestito male l’emergenza e di aver contribuito al crollo del Pil del paese.

I risultati delle elezioni, che vedono il Psd riconfermarsi come primo partito, sono state attribuite proprio alle difficoltà del governo Orban. “Ringrazio i rumeni che hanno punito questa beffa che è stata (di Orban) la gestione della pandemia”, ha detto il leader del Psd Marcel Ciolacu.

Oltre alle difficoltà economiche, la Romania ha avuto anche uno dei tassi di mortalità più alti tra i paesi europei. L’insieme delle misure, paragonabili a quelle decise nel resto dell’Unione, hanno comunque lasciato molte perplessità nell’opinione pubblica, in particolare in quella delle aree rurali.

Il lavoro per la formazione del nuovo governo sarà complicato dalle difficoltà economiche e sociali del paese. Sembra poi necessario che i tempi siano ridotti, in modo da rassicurare gli investitori ed evitare che le agenzie di rating declassino ulteriormente la Romania.