Elezioni in Montenegro: nessun vincitore. L’incognita del cammino verso l’Ue

Il metropolita Amfilohije (Radovic) esprime il suo voto durante le elezioni parlamentari in un seggio elettorale a Cetinje, Montenegro, il 30 agosto 2020. EPA-EFE/BORIS PEJOVIC

Le elezioni nella piccola nazione balcanica restituiscono perfettamente l’immagine di un Paese spaccato: nessun partito ha ottenuto un numero di seggi sufficiente a poter governare e questo apre a diversi scenari.

Il conteggio dei voti in Montenegro è ormai è arrivato al 99,65% e il risultato vede un piccolo scarto tra i due principali partiti: il Partito democratico dei socialisti (Dps) e Il Fronte Democratico (Df). Il Dps del presidente Milo Djukanovic governa dal 1991 e ha portato il paese all’indipendenza dalla Serbia nel 2006, all’adesione all’Unione europea e all’ingresso nella Nato. In questa tornata elettorale ha ottenuto un maggior numero di voti rispetto agli altri partiti (il 35,1%) ma non è riuscito ad ottenere la maggioranza dei consensi. Il Fronte democratico si è riconfermato il più grande partito di opposizione con il 32,5%, ma la sua politica di destra e le sue strette relazioni con la Serbia e la Russia non sono condivise da altri partiti.

Peace is our nation, un’alleanza di opposizione di partiti centristi, si è classificata al terzo posto con il 12,5% e un’altra alleanza guidata dal partito verde United reform action ha ottenuto il 5,53%. Percentuali minori sono andate ai Socialdemocratici (4,09%), al partito bosniaco (3,81%) e a formazioni della minoranza albanese e croata.

Gli scenari che si potrebbero aprire sono diversi. La deputata Nela Savkovic ha auspicato che i socialdemocratici potranno formare un nuovo Governo insieme ai loro alleati tradizionali fra i partiti di minoranza che hanno partecipato alle elezioni in modo indipendente, senza quindi far parte delle principali coalizioni. Ma vi è anche l’ipotesi che siano i partiti dell’opposizione a tentare di dare vita ad una maggioranza: secondo la BBC, questi schieramenti potrebbero avere un sottilissimo vantaggio in Parlamento, comunque sufficiente a dare sostegno ad un esecutivo. Certo non sono poche le incertezze sulla sua tenuta visto che, se le tre principali forze di opposizione si alleassero, potrebbero contare 41 deputati su 81. Lo stesso Presidente in carica, Djukanovic avrebbe ammesso la possibilità per il suo partito Dps di perdere la maggioranza parlamentare, aprendo la strada a una coabitazione istituzionale con la presidenza e un Governo di diverso orientamento politico.

Le divisioni religiose e identitarie, insieme al coronavirus, hanno dominato la campagna. In particolare ci sono state molte proteste da quando a dicembre è stata adottata una legge che permette allo Stato di confiscare i beni religiosi nel caso in cui le varie comunità religiose non siano in grado di dimostrare la legittimità dei propri diritti di proprietà anche prima del 1918. Dopo questo provvedimento, la Chiesa ha esortato fedeli a votare contro il Dps di Djukanovic nella persona del metropolita Amfilohije, il principale ecclesiastico della Chiesa serbo-ortodossa in Montenegro.

Nei prossimi giorni capiremo quale sarà il futuro politico del Paese e dunque il suo cammino verso l’Unione europea.

Il Montenegro al voto tra voglia d'Europa, scandali e tensioni religiose

Domenica 30 agosto la piccola nazione balcanica, candidata all’adesione Ue e membro della Nato, deciderà il prossimo governo: il clima nel Paese però non è sereno, sospeso tra voglia d’Europa, corruzione e contrasto religioso.

Importante appuntamento elettorale per il Montenegro, che …