Vittoria europeista in Macedonia del nord

Il leader del partito Sdsm Zoran Zaev tra la bandiera nord macedone e quella europea. EPA-EFE/GEORGI LICOVSKI

Aggiornamento ore 16.47 – Zaev, vicino all’Europa, ha vinto, ma non potrà governare da solo, diventano decisivi i voti del partito della minoranza albanese.

Non sarà facile per l’Sdsm giovernare in solitario e l’Unione Democratica per l’Integrazione (Dui) sarà decisivo. Ci sono piccoli spiragli, ma secondo gli analisti le trattative saranno complesse, quindi non ci sono ancora certezze che il partito della minoranza albanese faccia parte dell’esecutivo.

A votare sono andati il 50% e poco più degli 1,8 milioni di elettori. Il timore per il contagio da Covid-19 e la disillusione verso la politica che attraversa la società nord macedone hanno influito molto.

Aggiornamento giovedì 16 luglio ore 12.03 – Ad una manciata di seggi dalla fine dello scrutinio per le elezioni parlamentari, i socialdemocratici che spingono per l’ingresso Ue hanno la meglio sui nazionalisti ostili verso Grecia ed Europa.

Una situazione sul filo del rasoio tra i due principali competitor, l’Unione socialdemocratica di Macedonia (Sdsm) del candidato Zoran Zaev, già Presidente del Governo e quella del nazionalista Hristijan Mickoski, leader del partito Vmro-Dpmne.

Ad oltre il 98% sul totale di 3.480 seggi elettorali, la coalizione Sdsm “We can” ha ottenuto, nel Parlamento unicamerale, 46 seggi, quella dei nazionalisti guidata dal Vmro-Dpmne 44, rispettivamente con il 36,12% e 34,85%.

Le restanti poltrone saranno ripartite tra gli schieramenti della minoranza albanese che sostenevano il Governo Zaev. Il Dui godrà di 15 seggi, mentre la coalizione composta da Alleanza per l’Albania e Alternativa ne andranno 12. Alla sinistra vanno due seggi e al Pda uno.

La consultazione nella piccola nazione incastonata nei Balcani ha un valore molto profondo: in ballo c’è l’ingresso nell’Unione europea tanto ambito da una larga fetta di popolazione che vorrebbe dire un grande salto in termini di sviluppo del Paese, appartenente al gruppo dei più poveri nel contesto balcanico occidentale, insieme ad Albania e Kosovo. In questi anni però non sono mancati gli sforzi di Skopjie per acquisire un’aria europea, in termini di investimenti in infrastrutture ed in quei settori che creano aperture sul continente. Certo il cammino è lungo e non può permettersi, tanto meno adesso, arretrate e anacronistiche visioni nazionalistiche al governo.

L’ex repubblica socialista jugoslava di 2 milioni di abitanti ha finora riportato un totale di 8.530 infezioni e 393 morti a causa del Covid-19 e le operazioni di voto si sono svolte secondo le regole anti-contagio da coronavirus.

Zaev, in carica dal 2017 ai primi mesi del 2020, ha messo il Paese sulla strada dell’adesione all’Ue, accettando di aggiungere “Nord” al precedente nome, risolvendo così una decennale situazione di stallo con la Grecia, che vedeva il nome Macedonia come una rivendicazione sull’omonima provincia, bloccando l’ingresso del suo vicino sia nell’Ue che nella Nato. Quest’anno la Macedonia del Nord, appena ribattezzata, è entrata a far parte del Patto Nord-Atlantico.

Il Vmro-Dpmne di Mickoski si è opposto al cambio di nome, accusando anche l’Unione socialdemocratica di Macedonia (Sdsm) di corruzione e clientelismo, che ha negato.

“Credo che … siamo riusciti a … convincere la gente che la coalizione guidata dall’Sdsm è quella che otterrà più sostegno”, ha detto Zaev dopo il voto.

Il Parlamento si è sciolto a febbraio quando Zaev si è dimesso in seguito al rifiuto Ue di fissare una data per i negoziati di adesione. Un mese dopo l’Unione ha annunciato che i negoziati potranno iniziare, probabilmente più avanti nel corso dell’anno, dicono dagli ambienti di Bruxelles.

In ogni caso una vittoria dell’Sdsm potrebbe dare impulso ai negoziati di adesione di Skopje con l’Ue.

Mercoledì 15 luglio – Elezioni in Macedonia: in ballo c’è l’apertura dei negoziati per entrare nell’Ue

Si annunciano consultazioni sul filo del rasoio tra i socialdemocratici che stanno traghettando il Paese verso l’Unione europea e i nazionalisti ostili alla Grecia e all’ingresso nell’Ue.

Una corsa serrata al massimo in occasione delle elezioni parlamentari in Macedonia del nord. Mercoledì 15 luglio infatti si vota nello stato balcanico e le consultazioni saranno decisive per la partenza o meno dei negoziati ufficiali per l’adesione all’Unione europea.

Il Paese infatti è già candidato da tempo, in attesa dei passaggi formali per aprire le danze. Attualmente al Governo ci sono i socialdemocratici che spingono verso la Ue, mentre i nazionalisti sono all’opposizione.

La votazione, originariamente prevista per aprile, è stata rinviata a causa della pandemia Covid-19.

La situazione

Il Parlamento si è sciolto a febbraio in seguito alle dimissioni del primo ministro Zoran Zaev, dopo che l’Ue aveva rifiutato di dare alla ex Repubblica socialista jugoslava una data ufficiale per partire con i negoziati di adesione. Un mese dopo l’Unione ha annunciato che i negoziati potrebbero iniziare, anche in questo caso senza fissare una data, ma i diplomatici hanno detto che probabilmente sarà più avanti nel corso dell’anno.

I sondaggi non danno risultati univoci: uno più recente ha ipotizzato la stretta vittoria per l’Unione socialdemocratica di Macedonia (Sdsm) di Zoran Zaev, mentre un altro sondaggio ha indicato come favorito il nazionalista Vmro-Dpmne di Hristijan Mickoski, all’opposizione. Le due previsioni statistiche erano concordi, comunque, nel prevedere una maggioranza inferiore al 25%: in questo modo il vincitore avrà bisogno di un accordo di governo per costruire una maggioranza.

Zaev ha concluso un accordo storico con la Grecia che ha cambiato il nome del piccolo paese balcanico, ponendo fine a una disputa durata decenni, e aprendo in questo modo la strada all’adesione del nord della Macedonia alla Nato e soprattutto ai negoziati di adesione all’Ue dopo anni di ritardo.

La Macedonia del nord, Paese nel blocco dei più poveri dei Balcani occidentali, ha in realtà messo molto impegno nell’allineamento verso uno standard europeo. “Abbiamo costruito ponti, abbiamo costruito amicizia, abbiamo… aperto le porte alla Nato e all’Unione Europea”, ha detto Zaev al suo ultimo comizio pre-elettorale nella città meridionale di Bitola.

Maggiormente concentrato sul sentimento nazionale più basico, piuttosto che sullo sviluppo, è il partito Vmro, che si era invece fermamente opposto al cambio di nome da Macedonia a “Macedonia del Nord”. Il candidato Mickoski punta sul populismo a base di slogan nazionalisti: ai suoi sostenitori nella città orientale di Stip ha detto che “loro (i socialdemocratici) hanno cambiato, hanno venduto tutto quello che potevano…, anche la nostra storia e la nostra lingua. Dobbiamo fermare questo impoverimento della Macedonia”.

Gli analisti dicono che una vittoria della Sdsm potrebbe dare slancio ai colloqui di adesione di Skopje con l’Ue e migliorare la stabilità nei Balcani occidentali, una regione storicamente instabile, che comprende anche Serbia, Kosovo, Bosnia-Erzegovina, Montenegro e Albania.

L’analista macedone Petar Arsovski ha detto che, se il Vmro-Dpmne vincesse, abbandonerebbe l’accordo con la Grecia, rischiando di porre nuovi ostacoli sul cammino della candidatura all’Ue.

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