Elezioni in Francia: Zemmour e l’idea di un’Europa anti-migranti simile a quella di Le Pen

Il candidato di estrema destra francese di origine ebraico-berbero algerine Eric Zemmour. [Ester Snippe, EURACTIV/Shutterstock]

È a Calais che Éric Zemmour ha scelto di chiarire la sua visione dell’Europa, molto incentrata sul tema dell’immigrazione, proprio mentre Emmanuel Macron parlava al Parlamento europeo mercoledì 19 gennaio. Il candidato dell’estrema destra non sosterrà la Frexit, ma cercherà di rinegoziare l’accordo di Schengen e, “se necessario”, di ritirarsi dalla Convenzione europea dei diritti umani. Il report di EURACTIV Francia.

La scelta del luogo non è casuale: per il candidato, Calais simboleggia il fallimento dell’Unione Europea, la “città rovinata da Schengen e dalla gestione apocalittica dell’Europa” e dei suoi confini, “tra migranti, sporcizia, delinquenza”.

Immigrazione e retorica populista

Una delle priorità di Zemmour a livello europeo è la rinegoziazione degli accordi di Schengen e di altre convenzioni che regolano l’immigrazione. Prevedendo la difficoltà di una tale riforma, annuncia semplicemente che (se verrà eletto) “non rispetterà Schengen”.

Nel suo programma, Zemmour ha anche dichiarato che la bandiera dell’Ue non sarà mai più sventolata senza la bandiera francese, sulla scia delle polemiche per la bandiera europea appesa sotto l’Arco di Trionfo all’inizio di quest’anno, per segnare l’inizio della presidenza francese del Consiglio europeo.

Riferendosi anche all’inno europeo, ha detto che “nulla di tutto ciò esiste” e che “non è stata l’Europa a fare la pace ma la pace a fare l’Europa”.

No Frexit

Zemmour, come l’altra candidata di estrema destra Marine Le Pen, ha tuttavia sottolineato che non vuole lasciare l’Unione. Se eletto, però, ha confermato che difenderà gli interessi della Francia “prima di tutto”. Ha anche criticato l’Unione europea più in generale, dicendo che “non è una nazione”, e si è lamentato del fatto che vuole “imporre il progressismo occidentale” a paesi come Ungheria e Polonia.

L’Ue è un’entità che non ha confini, “guidata da élite astratte”, che “fa a pezzi le sue stesse radici e cancella la sua storia”, ha detto il candidato, sostenendo che qualsiasi processo di allargamento dell’Unione deve essere fermato.

Secondo lui, l’Unione europea dovrebbe diventare una “Europa delle nazioni”, con un posto predominante per gli Stati membri e la loro sovranità, a scapito delle “chimere” dell'”Europa del potere” e dell'”Europa sociale” sostenute da Emmanuel Macron.

Una lotta dall’interno

Smentendo l’idea di voler far uscire la Francia dall’Unione, Zemmour ha chiarito che preferisce condurre la propria battaglia all’interno delle istituzioni dell’Ue, che a suo dire sono “senza corpo, senza testa e senza anima”. Per quanto riguarda la Commissione europea, in particolare, vuole assicurarsi che non sia più autorizzata a “estendere i suoi poteri all’infinito al di fuori dei trattati”.

Elezioni in Francia: Le Pen vuole che l’Ue diventi una “associazione di nazioni libere”

Dopo la sconfitta alle elezioni presidenziali del 2017, il Fronte Nazionale di Marine Le Pen ha rinnovato la sua narrativa sull’Europa puntando a convincere un elettorato più ampio, ma non è chiaro se questa manovra porterà Le Pen a vincere …

Per quanto riguarda il rapporto tra diritto comunitario e diritto nazionale, Zemmour mira a ristabilire il primato di quello francese sul diritto europeo, rivedendo l’articolo 55 della Costituzione per ripristinare “il principio originario della costruzione europea, che è il principio di sussidiarietà [del diritto europeo]”.

Il candidato di estrema destra annuncia che, se necessario, uscirà dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo (Cedu) – una convenzione internazionale per proteggere i diritti fondamentali dell’uomo -,  pur essendo consapevole delle possibili sanzioni contro la Francia se dovesse violare il diritto internazionale.  Un annuncio che non sorprende, dal momento che Zemmour considera lo Stato di diritto “un paravento per il governo dei giudici”.

Accordi di libero scambio e l’euro

Zemmour propone anche di istituire un “meccanismo europeo di appalti pubblici”, in base al quale gli Stati potrebbero ricorrere, in parte, alle imprese nazionali, per favorirle. Sull’euro, ora è più pragmatico di quanto non fosse nei suoi libri. “Entrare nell’euro è stata una cattiva idea, lasciarlo sarebbe peggio”, ha dichiarato di recente.

Inoltre ha annunciato che porrà sistematicamente il veto sui nuovi trattati di libero scambio poiché impedirebbero la difesa delle imprese e degli agricoltori francesi.

Similitudini con il programma della Le Pen

Il discorso di Zemmour sull’Ue corrisponde grosso modo alla visione classica degli schieramenti della destra nazionalista e dell’estrema destra francese. La somiglianza con il programma che Le Pen ha portato avanti per anni è impressionante.

La visione dell’Europa dell’estremista di destra del partito Reconquête è costruita in contrapposizione con i modelli attuali in particolare quelli dei suoi principali avversari: il presidente Emmanuel Macron e la candidata dei conservatori alle elezioni presidenziali, Valérie Pécresse.

Il progetto di una “Europa delle nazioni” che egli evoca fa spesso riferimento a un’Europa del passato, più piccola, dove gli Stati membri erano pienamente sovrani, e quindi più potenti, e cooperavano in armonia.

L’immigrazione, l’unica questione per la quale Zemmour si affida davvero all’Ue, deve essere fermata per evitare quella che lui chiama la “sostituzione” della popolazione del Vecchio Continente.