Elezioni francesi: la presidenza dell’Ue ago della bilancia per Macron

Il presidente francese Macron [EPA-EFE/ROBERTO MONALDO]

In una lunga intervista televisiva il presidente francese ha risposto prevalentemente a domande di politica interna, non pronunciandosi espressamente sulla corsa ad un secondo mandato, ma lasciando intendere che c’è l’intenzione a portare avanti il lavoro.

Nei giorni scorsi il presidente francese Emmanuel Macron ha rilasciato una lunga intervista al canale francese TF1, facendo un bilancio del proprio mandato fino ad oggi. Le domande sono state prevalentemente incentrate sulla politica interna e quello che si aspettavano in molti fosse un annuncio per una nuova candidatura al secondo mandato per l’Eliseo, non ancora ufficializzata, anche se mancano appena cinque mesi al rinnovo della massima carica politica della Francia.

Promettendo che agirà “fino all’ultimo quarto d’ora” del suo mandato, Macron non ha risposto direttamente alla domanda su una sua ricandidatura. “Non si trasforma un Paese in cinque anni”, ha però affermato, lasciando presagire di voler proseguire il proprio lavoro. Prima di dare una “risposta ferma e sincera” vuole concentrarsi sul governo, ha detto il Presidente. Ma un altro elemento di ritardo è il ruolo che la Francia avrà alla guida della presidenza di turno dell’Unione europea dal 1° gennaio.

L’unica domanda che ha interessato politica internazionale e Unione europea è stata quella sullo scontro con l’Australia, accusata da Parigi di aver violato un contratto per la vendita di dodici sottomarini francesi, saltato dopo la nascita dell’alleanza rivale Aukus (Australia, Regno Unito, Stati Uniti). Uno scontro destinato ad avere ricadute anche sui rapporti tra Ue e Australia e che rischia di compromettere l’accordo di partenariato, oltre a dimostrare che l’Europa è ormai irrilevante a livello strategico.

Su questo Macron ha precisato che “il potere di una nazione non si giudica unicamente con il metro di un contratto di armamenti industriali”, mentre a proposito del caso specifico ha parlato di una “cattiva strada” presa dall’Australia sul piano “industriale” e a livello di visione “strategica”.

Macron ha dovuto rispondere a diverse domande su alcuni degli errori commessi in questi anni, come l’accusa di non aver saputo parlare ad una parte dell’elettorato, che alcuni osservatori considerano una delle cause delle rivolte violente dei “gilet gialli”. “Ho imparato ad avere molto più rispetto per tutti”, ha affermato, ammettendo che il suo desiderio di dare una scossa è stato a volte controproducente. “Con alcune delle mie parole ho ferito delle persone”, ha ammesso.

Il presidente ha difeso le sue riforme delle leggi sul lavoro, che hanno reso più facile i licenziamenti per le aziende, così come i tagli alle tasse che, a suo dire, hanno consentito alla Francia di affrontare la crisi del Covid-19 da una posizione più forte. La disoccupazione in Francia è scesa all’8,1% nell’ultimo trimestre, quando Macron è stato eletto era al 9,5%, ma rimane sopra la media degli altri Paesi dell’Eurozona.

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Il presidente ha anche lasciato intendere che una grande riforma delle pensioni, abbandonata quando è iniziata la pandemia del Covid-19, farà parte del suo programma per un potenziale secondo mandato in caso di candidatura e vittoria. Ha ammesso che le sue idee iniziali erano troppo “frettolose” e dovevano essere riformulate, ma l’obiettivo rimane lo stesso. “Dobbiamo prepararci all’idea di dover lavorare più a lungo”, ha sottolineato.

Oltre alla corsa sui media avviata di recente, il più giovane presidente francese mai eletto nelle ultime settimane ha fatto un tour nelle piccole città e nelle zone rurali della Francia, in pieno stile da campagna elettorale.

Come i suoi predecessori, tra cui François Mitterrand e Nicolas Sarkozy, gli osservatori dicono che sembra intenzionato ad utilizzare il “megafono” presidenziale e i benefici della sua carica fino a quando sarà possibile.

Avversari agguerriti all’inseguimento

Con l’estrema destra che raddoppia i candidati (Eric Zemmour affianca Marine Le Pen) e i Républicains, eredi dell’ex partito di destra Unione per un Movimento Popolare, che riprendono vigore con la conservatrice Valérie Pécresse, Emmanuel Macron sta cercando una propria collocazione a sinistra, visto che fino ad oggi il suo schieramento La République En Marche è stato sostanzialmente identificato come centrista. E a chi lo accusa di essere troppo vicino alle fasce sociali con maggiore ricchezza risponde: “Non sono il presidente dei ricchi”.

Euractiv.com e l’agenzia di stampa Afp riferiscono che alcuni degli ultimi sondaggi vedono il nutrito gruppo di avversari di Macron guadagnare punti a svantaggio del presidente in carica. Secondo un sondaggio di Elabe, pubblicato la scorsa settimana, l’attuale presidente il 24 aprile (data del secondo turno) potrebbe essere sconfitto dalla candidata dei Repubblicani Pécresse.

La candidata dei conservatori, oggi presidente della regione parigina e già esponente del governo ai tempi della presidenza Sarkozy, ha continuato a crescere nei sondaggi da quando ha lanciato la propria candidatura il 4 dicembre. Pécresse ha criticato duramente l’intervista televisiva di mercoledì 15 dicembre, sostenendo che fosse la prova del fatto che il campo di confronto per i candidati all’Eliseo è sbilanciato.  La candidata de Les Républicains ha annunciato di voler presentare un reclamo al Csa, il garante dei media francese che controlla gli spazi concessi ai candidati alla Presidenza, per far sì che venga garantito un maggior equilibrio.