Elezioni 2022 in Europa. Dalla Francia all’Ungheria: le sfide più attese

Il presidente francese Macron [EPA-EFE/LUDOVIC MARIN/POOL MAXPPP OUT/ LUDOVIC MARIN/EPA]

L’attenzione è tutta concentrata sull’Eliseo, ma tra gli appuntamenti elettorali da tenere d’occhio ci sono anche le elezioni generali in Ungheria, il voto anticipato in Portogallo e le elezioni parlamentari e presidenziali in Slovenia.

L’appuntamento più atteso sono le presidenziali francesi del 10 e del 24 aprile. Ma l’agenda elettorale europea del 2022 è ricca di sfide politiche, che potrebbero avere ricadute sull’intero Continente. 

Portogallo

In ordine cronologico il primo ad andare al voto sarà il Portogallo, con le elezioni anticipate del 30 gennaio. È la terza volta che il Paese va alle urne nel giro di un anno, dopo le elezioni presidenziali del gennaio scorso e le amministrative di settembre. Il primo ministro socialista António Costa tenta la rielezione, dopo la bocciatura in Parlamento della legge di Bilancio 2022.

Il Partito Socialista (PS) di Costa è ancora molto avanti nei sondaggi di opinione, a circa il 37% contro il 30% del principale partito di centrodestra Psd (socialdemocratici), ma la forbice si è progressivamente ridotta negli ultimi mesi e stando ai dati più recenti entrambi i partiti avrebbero bisogno di allearsi ad altre forze politiche per formare una coalizione di maggioranza. Stando alle previsioni il partito di estrema destra Chega, che in precedenza aveva solo un seggio in Parlamento, potrebbe diventare il terzo partito con una percentuale di voti intorno al 7%.

Francia

Gli occhi sono tutti puntati sulle elezioni presidenziali francesi del 10 e 24 aprile, che precedono le legislative, previste per il 12 giugno. Emmanuel Macron cercherà di essere rieletto per un secondo mandato. Secondo un nuovo sondaggio di OpinionWay-Kéa Partners per il quotidiano Les Echos, il presidente uscente è in testa con il 26%, seguito dalle candidate della destra dei Républicains, Valérie Pécresse, e quella del Rassemblement National, Marine Le Pen, entrambe con il 16%. Eric Zemmour, anche lui di estrema destra, avrebbe il 13% dei voti. Seguono, Jean-Luc Mélenchon (sinistra radicale de La France Insoumise) con il 9%, l’ecologista Yannick Jadot (7%) e la sindaca di Parigi, Anne Hidalgo (Partito socialista) con il 6%.

Ungheria

Ad aprile si vota anche in Ungheria. Le elezioni generali saranno un banco di prova per il premier uscente Viktor Orbán, leader populista di destra. Per la prima volta, i sei partiti dell’opposizione si sono compattati attorno a un nome, quello di Peter Marki-Zay, eletto il 16 ottobre al secondo turno delle primarie.

Marki-Zay, cattolico, conservatore, padre di 7 figli, si candida come indipendente, sostenuto dal movimento “Ungheria per tutti”. Uno dei suoi cavalli di battaglia è la lotta alla corruzione, vuole che il suo Paese aderisca alla Procura europea e si è dichiarato favorevole al matrimonio tra persone dello stesso sesso. Secondo gli analisti, in caso di vittoria, potrebbe allinearsi all’Ue e alla Nato molto più di quanto non abbia mai fatto Orbán.

Balcani

Spostandosi nei Balcani, i principali appuntamenti elettorali riguardano la Serbia, che il 16 gennaio è chiamata a decidere su una ratifica della Costituzione.

Il 3 aprile invece ci saranno le presidenziali e poi le parlamentari. Il presidente uscente Aleksandar Vučić, la figura politica più importante in Serbia negli ultimi dieci anni si gioca la riconferma. Accademici, attivisti per i diritti, diplomatici ed esponenti dell’opposizione lo accusano di aver determinato un arretramento della democrazia, della libertà e dello stato di diritto nel Paese. Malgrado questo, la sua popolarità è ancora grande. Il problema principale per i suoi avversari non sarà non tanto conquistare la maggioranza quanto ottenere dei seggi in Parlamento, dato che alle ultime politiche non erano riuscita superare la soglia di sbarramento.

In Bosnia e Erzegovina, invece, il 2 ottobre si vota per il rinnovo dell’Assemblea parlamentare e per i tre membri della Presidenza. Anche la Slovenia il 24 aprile torna al voto per le elezioni parlamentari, mentre a fine ottobre i cittadini saranno chiamati alle urne per scegliere il nuovo presidente della Repubblica. Il presidente in carica, Borut Pahor, non può ricandidarsi per i limiti di mandato. Il sistema elettorale prevede due turni. Se nessun candidato ottiene la maggioranza dei voti al primo turno, i primi due candidati vanno al ballottaggio.

Per quel che riguarda le parlamentari, il sovranista Janez Jansa si ripresenterà. Le difficoltà attraversate dalla coalizione di governo che negli ultimi tempi ha dovuto subire la defezione del Partito dei pensionati e le critiche di un alleato minore, Nuova Slovenia, partito della destra cattolica, hanno un po’ destabilizzato il fronte che lo sostiene. Inoltre pesano sul voto la cattiva gestione della pandemia e la conseguente crisi economica dalla quale il Paese fatica a riprendersi. Malgrado queste difficoltà, i sondaggi danno il partito di Jansa sempre in vantaggio.

Dalla Svezia alla Lettonia

Altri appuntamenti in Europa riguardano il Regno Unito, dove l’Irlanda del Nord va al voto il 5 maggio per il rinnovo dell’Assemblea. Mentre l’11 settembre in Svezia si va alle urne per eleggere i 349 membri del Parlamento (Riksdag).

La prima ministra Magdalena Andersson, che ha da poco prestato giuramento, spera di condurre i socialdemocratici alla vittoria ma il risultato non è scontato. Il principale rivale di Andersson è il leader del Partito Moderato di centro-destra Ulf Kristersson. Secondo Kristersson la coalizione da lui guidata, formata dai tre partiti di centro-destra più l’estrema destra di SD, ha bisogno di un solo seggio parlamentare in più di quello che ha attualmente per andare al governo.

Sempre a settembre si dovrebbe votare anche in Austria per le presidenziali. Il presidente in carica Alexander Van der Bellen, ex portavoce dei Verdi eletto nel 2016, può candidarsi per un altro mandato ma non ha ancora fatto sapere se intende farlo o meno. Secondo i primi sondaggi di opinione gode ancora del favore della maggioranza degli elettori. In Lettonia, invece, il 1° ottobre si vota per il rinnovo del Saeima (Parlamento).