Dai prezzi dell’energia alla Polonia: tutti i temi sul tavolo del Consiglio europeo

Al vertice, iniziato nel pomeriggio di giovedì 21 ottobre, si parlerà di prezzi dell’energia, Covid-19, migrazioni, digitale ma anche della sentenza della Corte costituzionale polacca.

I leader faranno il punto sulla toolbox proposta dalla Commissione europea per affrontare l’aumento dei prezzi dell’energia ma i dettagli saranno lasciati ai ministri dell’Energia che si riuniranno la prossima settimana, secondo quanto emerge da una bozza delle conclusioni vista da Euractiv.com.

I capi di Stato e di governo dei 27 Paesi membri chiederanno alla Commissione europea “di prendere in considerazione misure a medio e lungo termine che garantiscano l’energia ad un prezzo accessibile per le famiglie e le imprese”. Chiederanno anche alla Banca europea per gli investimenti “di accelerare gli investimenti nella transizione energetica” per alleviare la pressione sui prezzi dell’energia.

Tuttavia, i leader dell’Ue non adotteranno alcuna “conclusione” sulla questione in questa fase, esortando solo la Commissione e gli Stati membri a “fare il miglior uso di questo pacchetto di strumenti” per fornire degli aiuti ai consumatori nel breve periodo.

Naturalmente al centro della discussione ci sarà ancora la gestione della pandemia e la campagna vaccinale. In agenda anche commercio e transizione digitale e i preparativi per come la Cop26 di Glasgow e la Cop15 sulla biodiversità.

Su richiesta di alcuni Paesi si affronterà anche il tema dello Stato di diritto, dopo la sentenza della Corte costituzionale polacca che ha negato il primato del diritto europeo. “La questione sarà trattata, anche su richiesta di alcuni Stati, ma non ci saranno conclusioni formali. Anche perché non rientra tra le competenze del Consiglio fare proposte. È la Commissione la guardiana dei Trattati e abbiamo tutti visto il dibattito al Parlamento europeo in cui la presidente Ursula von der Leyen ha esposto le tre opzioni che la Commissione ha”, ha chiarito una fonte Ue nelle scorse ore. “Parleremo di tre argomenti, Polonia, energia e immigrazione. Sulla Polonia è necessario il confronto con i leader quando i valori Ue sono messi in discussione”, ha spiegato la presidente della Commissione Ursula von der Leyen entrando al vertice.

Il premier polacco, Mateusz Morawiecki, ha ribadito la posizione espressa davanti al Parlamento europeo: “Non agiremo sotto la pressione del ricatto (ma) siamo pronti al dialogo. Discuteremo ovviamente di come risolvere le attuali controversie”, rivendicando il primato della legge nazionale e accusando l’Ue di voler punire la Polonia. Idea condivisa anche dal collega ungherese Viktor Orban  che al suo arrivo a Bruxelles ha detto: “La Polonia ha ragione: su competenze non trasferite all’Ue, la legge nazionale ha il primato, non c’è dubbio”.

Tra i Paesi che chiedono una risposta immediata a questo tentativo di mettere in discussione i fondamenti stessi dell’Unione ci sono i Paesi Bassi, da sempre molto critici nei confronti di Varsavia e Budapest. “Difficile vedere come una nuova importante somma di denaro, come quella del Next Generation Eu, possa essere messa a disposizione della Polonia quando questa questione non è stata ancora sistemata”, ha dichiarato il premier olandese, Mark Rutte. “Penso che anche il Consiglio ha un ruolo, possiamo continuare a lavoro sull’articolo 7, che è la nostra strada per affrontare la questione”.

Un altro dossier importante sarà quello sui migranti.  A chiedere di affrontare con urgenza la questione è soprattutto l’Italia, che vuole che l’Unione europea attui gli impegni presi a giugno.”È essenziale che la Commissione presenti piani d’azione chiari, adeguatamente finanziati, e rivolti con pari priorità a tutte le rotte del Mediterraneo, compresa quella meridionale – aveva detto il presidente del Consiglio Mario Draghi nelle comunicazioni al Parlamento di mercoledì 20 ottobre – . A questi piani andrà poi data rapida attuazione. L’Unione europea deve inoltre prestare attenzione alla specificità delle frontiere marittime e all’effettiva stabilità politica della Libia e della Tunisia”.