Covid-19, Germania: “Basta con il caos degli Stati membri sulle frontiere”

Punto di controllo di frontiera chiuso al confine tra Ungheria e Slovenia vicino a Rarospuszta, in Ungheria, nel marzo 2020. [EPA-EFE/Peter Komka]

Berlino accusa gli Stati membri che si sono mossi individualmente rispetto ai blocchi dei confini, spesso senza preavviso e in maniera disorganizzata, mettendo in difficoltà la libera circolazione e, di conseguenza, l’economia.

Mettere fine alle caotiche decisioni degli Stati membri dell’Unione europea, per quanto riguarda le restrizioni di viaggio all’interno dell’Europa: queste le intenzioni della Germania, in vista della nuova ondata di casi di coronavirus che sta prendendo piede in tutto il continente.

Come riporta Euractiv, Berlino, detenendo la presidenza di turno di un semestre Ue dominato dalla risposta alla pandemia e alla crisi socio-sanitario-economica che ha scatenato, vuole intervenire contro uno dei limiti che già colpiscono l’Europa, ovvero le decisioni nazionali degli Stati membri. La Germania li accusa di avventatezza nel combattere il virus, soprattutto chiudendo le frontiere senza preavviso e creando il caos nell’economia.

A rendere ancora più urgente la questione è l’Ungheria, che venerdì 29 agosto ha annunciato un divieto generalizzato di ingresso nel paese per i non residenti in vigore da oggi, martedì 1 settembre, riproponendo in maniera improvvisata decisioni prese, anche allora in solitario, durante la prima ondata.

In vista di una riunione degli inviati degli Stati membri, la Germania ha presentato un documento di discussione, visto da Afp, che ha offerto diverse proposte per una maggiore cooperazione. In esso, è stato sottolineato che è ancora responsabilità di ogni Stato membro adottare le misure che ritiene appropriate.

Tuttavia, un “approccio frammentario” alle restrizioni di viaggio “deve essere evitato” per non ripetere la situazione caotica di marzo, quando i Paesi chiusero le frontiere senza consultazione.

“La questione è se sia possibile identificare aree in cui sia attuabile un migliore e più stretto coordinamento”, ha detto un diplomatico dell’Ue che ha aggiunto: “La prima domanda è se un provvedimento simile sarebbe sostenuto da tutti gli Stati membri”.

Il documento in particolare chiedeva una lista di aree a rischio concordata dall’Ue sulla base di criteri e dati comuni. Al momento diversi Stati membri utilizzano criteri diversi per imporre restrizioni di viaggio, che possono arrivare senza preavviso come nel caso, appunto, dell’Ungheria.

Ci sono anche una miriade di modi per classificare il rischio: alcuni Paesi usano due colori per la classificazione – per esempio “verde” e “rosso” – mentre altri ne usano tre, quattro o nessuno, si precisa nel documento.

Il testo raccomanda anche un accordo sulle soglie epidemiologiche che fanno scattare le restrizioni, classificate in base a “una varietà di indicatori” tra i vari Stati.

La Commissione europea ha dichiarato di sostenere lo sforzo e ha esortato i Paesi ad abbandonare i divieti generalizzati, che non sono efficaci.

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