Corruzione, lo scandalo del “club segreto” scuote la Croazia

Il palazzo della capitale croata, Zagabria, dove operava il "Club segreto". [Ronald Gorsic / CROPIX]

Un club segreto è stato scoperto nella capitale croata. Protagonisti dello “scandalo del club” sono fiumi di vino d’annata e whisky, escort provenienti dalla Serbia e un giro di tangenti che anima la scena politica e commerciale del paese.

Tutto è iniziato il 17 settembre, quando la polizia ha arrestato Dragan Kovačević, amministratore delegato della Janaf (gestore di oleodotti dell’Adriatico), con le accuse di clientelismo e corruzione. All’inizio sembrava solo uno dei tanti scandali di corruzione a cui la Croazia è ormai abituata.

La situazione si è però evoluta rapidamente, ben oltre le aspettative di tutti.

L’oleodotto e il sistema di stoccaggio Janaf sono stati costruiti come sistema internazionale di trasporto del greggio dal terminal di Omišalj sull’isola di Krk, nell’Adriatico settentrionale, alle raffinerie locali e straniere dell’Europa centrale e sudorientale.

Poco dopo l’arresto, è emerso che Kovačević era sotto la sorveglianza della polizia. E il partner di EURACTIV, Jutarnji list, ha iniziato a pubblicare interessanti dettagli sulla vicenda.

Kovačević ha lasciato il Partito socialdemocratico (Pss) nel 2008, dopo un’infruttuosa corsa alle elezioni presidenziali del Paese, per entrare a far parte del Partito popolare croato-liberal democratici (Hns), molto vicino alle imprese. Dopo che una coalizione Sdp-Hns ha vinto le elezioni parlamentari nel 2011, Kovačević è stato nominato alla guida della Janaf.

La polizia, che stava intercettando il suo cellulare, lo scorso anno ha ricevuto un grande indizio: la richiesta fatta da Kovačević al proprietario di un’impresa privata di installazione elettrica, che lavorava quasi esclusivamente con aziende statali, di portargli 1,9 milioni di kune in contanti (250.000 euro, ovvero il 5% del totale degli affari concordati) per far sì che tutto andasse “come concordato”.

Il proprietario ha chiamato la banca e ha chiesto loro di preparare il denaro. Ha preso i soldi, li ha messi in una borsa arancione e si è recato al “club”. Poi è stato visto uscire dal club senza la borsa arancione. All’epoca non furono effettuati arresti.

Il “club” era un appartamento a due piani dove si riunivano persone influenti, per affari e per piacere.

Uno di loro era Jakov Kitarović, marito dell’ex presidente Kolinda Grabar-Kitarović, che frequentava il club quando lei era ancora in carica.

Poi si è saputo che anche il suo successore, il presidente in carica Zoran Milanović, ha visitato il club in diverse occasioni.

Milanović ha detto di esserci andato perché “un amico aveva troppo cibo che non doveva essere sprecato, così ci sono andato perché era una soluzione pratica”. Inutile dire che i meme e le parodie di Milanović sono presto diventati virali.

Il presidente si lanciò allora in una guerra verbale con polizia, procuratori di Stato e governo. Ha chiesto pubblicamente perché la polizia e la Procura di Stato (Dorh) non avessero effettuato un arresto al momento della consegna dei soldi.

La Dorh ha risposto che “alcuni dei commenti critici […] che abbiamo sentito nei giorni scorsi trasgrediscono gli standard accettabili di una società democratica che rispetta lo stato di diritto e la divisione tripartita del potere, come il più alto valore garantito dalla Costituzione”.

Milanović ha poi accusato il primo ministro Andrej Plenković di essere a conoscenza dell’indagine in corso, o di averlo dovuto essere, eppure aver riconfermato Kovačević al timone della Janaf a febbraio.

Sia Plenković che il ministro degli Interni Davor Božinović hanno negato tali affermazioni, dichiarando che Božinović era stato informato “solo la notte in cui l’indagine preliminare era stata completata”.

“Se avessi saputo qualcosa [sull’indagine], Kovačević non sarebbe stato nominato presidente del consiglio di amministrazione”, ha detto Plenković.

Nessun telefono cellulare

Secondo Jutarnji list, il club si trovava nel centro di Zagabria e tutti quelli che vi entravano dovevano lasciare il loro cellulare alla porta. Il livello inferiore era pieno di tutti i tipi di alcolici che “scorrevano a fiumi”, come ha confermato uno degli ospiti abituali.

Il locale era gestito da una delle società di proprietà di Kovačević.

Le feste erano rilassate, con musica dal vivo, catering e hostess. Di tanto in tanto anche accompagnatrici. La polizia ha sentito Kovačević dire che ci sarebbero state tre prostitute serbe “per amici” in un motel sull’autostrada Zagabria-Belgrado. Le stesse donne frequentavano il club a loro volta.

Tra gli ospiti c’era anche l’ex presidente Stjepan Mesić, che oggi ha 85 anni.

“Non ricordo quando sono andato al club, forse nel bel mezzo dell’epidemia di coronavirus. Tuttavia, se si mantiene la distanza non c’è problema, e noi ci siamo tenuti a distanza”, ha detto, suscitando un dibattito sul motivo per cui agli ospiti è stato permesso di non rispettare le regole di isolamento.

Tre ministri dell’attuale governo conservatore – il ministro dei trasporti Oleg Butković, il ministro dell’economia Tomislav Ćorić e il ministro del lavoro Josip Aladrović – hanno confermato di aver visitato il club durante il lockdown, quando tutti i bar sono stati chiusi e i cittadini sono stati avvisati di evitare di riunirsi in grandi gruppi.

Ancora più importante, lo scandalo ha portato alla luce uno dei problemi sistemici della Croazia: le nomine di politici nelle aziende statali. Queste figure si sento protette dall’appartenenza alla classe politica e ciò crea terreno fertile per la corruzione, al di là dell’affiliazione ai partiti.

Due sindaci sono stati arrestati insieme a Kovačević. Uno del Psd, l’altro dell’Hdz.

Il primo ministro ha detto che “gli ultimi arresti nel caso della corruzione della Janaf sono la prova della politica attiva del governo di tolleranza zero verso la corruzione, indipendentemente dai nomi, dalle posizioni o dal partito”. Tuttavia, il governo ha presto nominato un altro politico come nuovo direttore della Janaf, questa volta dell’Hdz.