Che cosa si attende l’Europa dalla Germania post-Merkel

Benvenuti a un'edizione speciale delle Capitali. Le redazioni di EURACTIV in tutta Europa hanno analizzato la posta in gioco per i paesi dell'UE dopo i risultati delle elezioni tedesche. [Shutterstock/niroworld]

Mentre a Berlino i partiti tedeschi hanno iniziato i primi colloqui ufficiali per formare una coalizione di governo, il resto dell’Europa ha adottato un approccio attendista.

Le redazioni di EURACTIV in tutta Europa hanno analizzato la posta in gioco per i paesi dell’UE, poiché il colore del prossimo governo determinerà non solo la politica interna della Germania, ma anche le politiche cruciali dell’UE.

La prospettiva di un governo progressista guidato dall’SPD fa sentire a disagio i governi guidati da partiti di destra, e minacciati quelli di estrema destra.

Principali conclusioni:

  • la partecipazione dei Verdi al prossimo governo fa alzare le sopracciglia nell’Europa dell’Est, soprattutto riguardo allo stato di diritto e alle politiche verdi;
  • il sud dell’Europa spera di porre fine alla rigida disciplina, fiscale mentre i falchi dell’austerità contano sui liberali tedeschi per abbassare le aspettative anti-austerità.

 

EUROPA OCCIDENTALE

PARIGI

Il dilemma francese

In Francia, l’esecutivo ha accuratamente evitato di esprimere reazioni ufficiali all’esito delle elezioni tedesche.

Tuttavia, in un post su Twitter del 26 settembre, il presidente francese Emmanuel Macron ha usato il giorno delle elezioni per parlare della sua visione e ambizione riguardo all’UE. Ha ricordato la sua iniziativa per “un’Europa sovrana, unita e democratica”, lanciata quattro anni fa durante un discorso alla Sorbona.

Il messaggio è forte: a Parigi si spera che nasca un governo tedesco ambiziosamente europeista, a quattro anni dall’ultima rielezione di Angela Merkel che ha lasciato l’Eliseo frustrato per alcune aspirazioni a livello europeo.

Con l’approssimarsi delle elezioni presidenziali francesi della prossima primavera, quando Parigi avrà la presidenza del Consiglio dell’UE, sarà fondamentale far muovere le cose sulla scena europea. L’esecutivo macronista vuole anche che vengano mostrati risultati concreti, mentre l’UE si muove per negoziare il pacchetto ‘Fit for 55’.

Tuttavia, la Francia avrà ancora bisogno di un governo tedesco forte e altrettanto ambizioso per avanzare a livello dell’UE.

“I colloqui della coalizione tedesca non dovrebbero in alcun modo coincidere con il periodo pre-elettorale della Francia. Una Germania instabile avrebbe un impatto negativo su Macron, qualcosa di cui trarrebbero vantaggio i partiti di estrema destra”, ha detto una fonte dell’UE a EURACTIV, aggiungendo che, idealmente, il governo tedesco dovrebbe essere formato entro la fine dell’anno.

“Una coalizione che includa i Verdi incasserebbe il favore di Parigi”, hanno scritto recentemente in un documento politico gli analisti politici Sébastian Maillard e Alice Schmidhuber del Jacques Delors Institute.

“Un’intesa con i Verdi è considerata facile e strategica per le questioni economiche, al fine di sostenere lo stimolo fiscale europeo e di rivedere il Patto di stabilità”, hanno affermato.

“Al contrario, si teme un ritorno al potere dei liberali a causa del loro previsto atteggiamento intransigente su queste stesse questioni”, hanno avvertito.

In quest’ottica, i risultati delle elezioni tedesche appaiono ambivalenti per Parigi. Se la partecipazione dei Verdi al futuro governo sembra certa, lo è anche quella del partito liberale. Molto dipenderà quindi dai compromessi che le due parti raggiungeranno nei prossimi colloqui di coalizione.

A livello più ampio, lo stesso vale per l’esito delle trattative delle due parti con CDU e SPD. Mentre una coalizione destra/liberale potrebbe indicare il ritorno della stessa disciplina di bilancio così fortemente avversata a Parigi, una coalizione sinistra/verdi significherebbe senza dubbio una maggiore flessibilità sulle questioni di bilancio. D’altra parte, potrebbe significare guai per la Francia sulle questioni del nucleare e della difesa comune.

(Mathieu Pollet | EURACTIV.fr)

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VIENNA

Kurz rimane in silenzio mentre i progressisti festeggiano

Il capo dei Verdi austriaci si è congratulato con quelli tedeschi per il loro “miglior risultato nella storia”, e ha affermato che l’attuale situazione “è una grande opportunità per entrare nel governo a livello federale”. Il risultato dei Verdi tedeschi è “una buona notizia per il futuro dei nostri figli in Europa”, ha aggiunto.

Anche i liberali di NEOS si sono congratulati con la loro controparte in Germania: “Un voto forte per i liberali significa il rafforzamento del centro”, ha commentato su Twitter la leader di NEOS Beate Meinl-Reisinger.

I socialdemocratici austriaci hanno definito il risultato “un successo storico” per la SPD, con il capo della delegazione SPÖ al Parlamento europeo, Andreas Schieder, che ha sottolineato come queste elezioni siano “l’opportunità per un cambiamento progressivo in tutta l’Unione europea”.

Tuttavia, una persona è rimasta inspiegabilmente in silenzio: il cancelliere conservatore Sebastian Kurz, che non ha commentato né gli storici cattivi risultati della Cdu né la vittoria dei socialdemocratici.

“Il risultato in Germania apre diverse ipotesi di coalizione e le prossime settimane mostreranno chi diventerà il prossimo cancelliere in Germania”, ha detto Kurz all’APA.

Tuttavia, il cancelliere si è detto fiducioso che la “buona collaborazione con il futuro governo continuerà”, poiché Germania e Austria sono “partner e amici stretti”.

(Oliver Noyan | EURACTIV.de)


NORD EUROPA

Scholz visto come un altro “alleato socialista” in Scandinavia

L’atmosfera in Finlandia (e presumibilmente anche negli altri paesi nordici) dopo le elezioni tedesche e la vittoria dell’SPD è di calma e attesa.

Molti commentatori hanno rimarcato che Olaf Scholz proviene dalle rive del Mar Baltico e ha un passato come sindaco di Amburgo. Questo dovrebbe dargli una mentalità nordica e un’affinità con il sistema di welfare scandinavo. Finlandia, Svezia e Danimarca (e presto anche la Norvegia, dopo le recenti elezioni) hanno tutte un primo ministro socialdemocratico. Ora avranno un ‘alleato’ in Germania.

Rispondendo a una domanda del quotidiano finlandese Helsingin Sanomat, Scholz ha dichiarato: “Credo che ciò che faremo in Europa sarà molto piacevole per gli Stati membri scandinavi”.

Cosa potrebbe significare? Secondo Jan von Gerich, capo economista di Nordea Bank, un governo ‘semaforo’ SPD, Verdi e FDP probabilmente perseguirebbe una politica fiscale meno rigida e sarebbe più indulgente nei confronti dell’indebitamento e dei deficit di bilancio. Questo percorso potrebbe portare a una maggiore integrazione fiscale nell’Eurozona. Invece di essere uno strumento temporaneo, il piano Next Generation EU (NGEU), creato durante la pandemia, potrebbe diventare uno strumento permanente controllato dalla Commissione.

Almeno dal punto di vista finlandese, una tale politica avrebbe vantaggi e svantaggi.

Gli investimenti infrastrutturali nella tecnologia verde e nella digitalizzazione offriranno alla Finlandia e anche ad altri paesi nordici opportunità appetitose. La Germania è la prima destinazione delle esportazioni finlandesi.

Tuttavia, l’attuale governo finlandese – in particolare il ministro delle Finanze, Annika Saarikko (Centro) -, insieme a Svezia e Danimarca (e Lettonia, Austria, Paesi Bassi, Repubblica Ceca e Slovacchia), sono stati cauti sulle riforme fiscali dell’UE e hanno chiesto di mantenere i vecchi quadri di regole sul deficit di bilancio. Una possibile politica dell’UE più pro-integrazione in Germania costringerebbe la Finlandia a ripensare alle sue alleanze.

Molto dipenderà dalla prossima coalizione di governo tedesca, ma la Finlandia non si aspetta cambiamenti improvvisi.

La continuità è vista come una virtù: la politica nei confronti della Russia non cambierà, il gasdotto Nord Stream 2 verrà aperto e la costruzione di una difesa europea comune continuerà a passo lento. Per la Finlandia, tutto ciò è positivo.

(Pekka Vanttinen, EURACTIV.com)


EUROPA DEL SUD

ROMA

L’Italia punta a colmare il “vuoto Merkel”

“Attualmente stiamo attraversando una fase di cambiamento nella leadership europea. Quello che l’Italia può fare in questo momento è cogliere l’occasione per colmare questo vuoto di leadership e guidare l’Unione europea”, ha detto il ministro degli Esteri Luigi di Maio durante un’apparizione televisiva.

“Ci sono grandi aspettative verso l’Italia. Credo che Draghi non le deluderà perché l’Italia ha molto da dire a livello europeo”, ha aggiunto Di Maio.

L’ex capo della Banca centrale europea, il primo ministro Mario Draghi, viene citato da molti osservatori come il naturale successore della Merkel come leader più importante dell’UE.

“Rispettato da quasi tutto lo spettro politico litigioso dell’Italia, ha già salvato la campagna vaccinale del paese e ha affrontato uno dei problemi considerati più urgenti ma anche più difficili: l’inefficienza del sistema giudiziario”, ha osservato il commentatore tedesco Andreas Kluth su Bloomberg.

Mentre lo stesso Draghi deve ancora commentare il risultato elettorale, ogni attore di spicco della politica italiana ha colto l’occasione per dare la propria interpretazione dell’esito tedesco.

Il segretario del Partito Democratico Enrico Letta ha affermato che la vittoria dell’SPD “è la prova che la pandemia deve essere affrontata da una prospettiva di sinistra”. Al contrario, l’ex primo ministro Matteo Renzi, un convinto centrista, è incerto: “I liberali e i Verdi saranno decisivi per governare. Il nome del cancelliere – paradossalmente – dipende da loro, più che dai grandi partiti”, ha osservato.

All’estrema destra, sia Matteo Salvini della Lega che Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia considerano il successo dell’SPD un segnale di avvertimento.

“Con una clamorosa sconfitta del centrodestra e la vittoria dei socialisti, è sempre più importante che il centrodestra italiano si unisca”, ha detto Salvini, aggiungendo che “l’ideologia social-comunista in Europa” altrimenti non avrebbe limiti.

Meloni, dal canto suo, ha commentato che “il crollo di popolarità tra CDU e CSU in Germania dopo i 16 anni della cancelliera Merkel, e il successo dell’SPD, dimostrano che le forze di centrodestra che si prestano ad alleanze innaturali con la sinistra per anni finiscono annacquare la propria identità e perdere consensi”.

(Viola Stefanello | EURACTIV.it)

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MADRID

Gli spagnoli sperano in un “asse progressista” nell’UE

Il governo spagnolo, una coalizione del partito socialista (PSOE) e della sinistra di Unidos Podemos, ritiene che la vittoria di Scholz contribuirà a consolidare un “asse progressista” nell’UE, secondo quanto riportato dai media spagnoli.

“Spagna e Germania erano già unite nell’europeismo. Ora lo sono ancora di più per colore e orientamento politico, per promuovere una ripresa economica verde ed equa”, ha detto lunedì 27 settembre il primo ministro socialista spagnolo, Pedro Sánchez, secondo EFE, partner di EURACTIV.

Fonti del PSOE citate il 28 settembre da El Mundo hanno sottolineato che se l’SPD potrà finalmente formare un governo progressista, questo sarebbe un fattore decisivo per rilanciare le politiche ambientali ed economiche per garantire i servizi di base ai cittadini.

Se Scholz formasse un governo con i Verdi (Die Grüne), questo “sarebbe più vicino alle nostre opinioni (politiche) e renderebbe più veloce il consolidamento dell’uscita dall’austerità”, hanno sottolineato fonti del PSOE.

Fine dell’austerità in vista

Adriana Lastra, vicesegretario generale del PSOE, ha espresso il suo ottimismo sulla futura road map di cooperazione con Berlino: “è una vittoria che ha un grande significato in tutta Europa, considerando il peso politico ed economico della Germania”, ha detto.

“La via d’uscita da questa crisi (post-COVID-19) non può essere come la via d’uscita dalla crisi del 2008; non può essere una via d’uscita basata sull’austerità. Abbiamo capito tutti la lezione e la società scommette sulla socialdemocrazia affinché una equa ripresa raggiunga tutti”, ha aggiunto Lastra.

Uniti per porre fine all'”egemonia conservatrice”

L’eurodeputato Juan Fernando López Aguilar ha detto a EURACTIV che i socialisti dell’UE, in generale, dovrebbero imparare dal passato, quando i governi guidati dai socialdemocratici erano una minoranza attorno al tavolo del Consiglio dell’UE e c’era una schiacciante egemonia dei conservatori.

“C’era una minoranza di governi progressisti che sono stati emarginati da decisioni che causano gravi danni al pilastro sociale dell’UE”, ha affermato.

(Fernando Heller /EuroEFE / MADRID, Pol Afonso Fortuny | EURACTIV.com)

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ATENE

I greci sperano di prendere un po’ di “respiro fiscale”

Di fronte a un debito pubblico che rappresenta il 210% del PIL, i greci si sono concentrati sulla posizione del prossimo governo tedesco sulla politica fiscale dell’UE.

Si teme che un governo ‘Giamaica’, con il ministero delle Finanze nelle mani dei liberali, insisterà per tornare alla politica fiscale rigorosa del vecchio Patto di stabilità.

Il governo conservatore di Nuova Democrazia (PPE) ha evitato di prendere una posizione ufficiale. Di certo, la sconfitta della CDU non è stata percepita positivamente, considerando che il premier greco Kyriakos Mitsotakis sarà uno dei pochi capi di Stato di destra nel Consiglio Ue.

Al contrario, il partito di opposizione Syriza, di sinistra, ha espresso la sua soddisfazione per la vittoria dell’SPD. Allo stesso modo, il capo dei socialisti greci Fofi Gennimata ha accolto con favore la notizia.

“La socialdemocrazia sta tornando. In Europa soffia un vento di novità. Congratulazioni e buona fortuna a Olaf Scholz. Oggi è un giorno migliore per la Germania e l’Europa. Non vediamo l’ora di lavorare a stretto contatto con i nostri compagni tedeschi”, ha detto.

Nel complesso, non ci sono grandi aspettative per cambiamenti significativi nella politica tedesca nei prossimi anni.

Di particolare rilievo è il rapporto tra Berlino e Ankara, dominato dalla questione dei rifugiati.

Ad Atene si ritiene che Angela Merkel abbia mantenuto un atteggiamento neutrale, persino tollerante, nei confronti dell’aggressività di Recep Tayyip Erdogan nei confronti della Grecia.

Tuttavia, la Grecia sa che esistono importanti legami commerciali tra Turchia e Germania, che non cambieranno con un governo progressista.

A livello politico, una coalizione progressista in Germania potrebbe influenzare anche la politica greca.

Per molto tempo si è discusso sulla necessità che i partiti progressisti uniscano le loro forze e corrano assieme contro il partito conservatore al governo.

Il leader di Syriza, Alexis Tsipras, ha ripetutamente rivolto un simile appello ai socialisti greci e alla sinistra Diem25 guidata da Yanis Varoufakis.

(Kostas Argyros | EURACTIV.gr)


VISEGRAD

PRAGA

La Repubblica Ceca teme pressioni ‘verdi’ sullo stato di diritto

La rappresentanza diplomatica ceca a Berlino è convinta che la Germania dovrà cambiare e adattarsi alla nuova realtà globale piena di instabilità, a prescindere dai risultati elettorali.

Si prevede un leggero cambiamento nella politica estera tedesca, ma la coesione dell’UE rimarrà una priorità comune ceca e tedesca, insieme alla necessaria trasformazione verde dell’industria.

Gli esperti cechi condividono questo punto di vista. Tuttavia, se i Verdi tedeschi rafforzano la loro posizione nella politica estera del paese dopo le elezioni, Praga potrebbe aspettarsi una pressione significativamente maggiore in diverse aree.

“Il conflitto di interessi, lo stato di diritto e l’indipendenza dei media – in particolare delle emittenti pubbliche – sarebbero seguiti con molta più attenzione. Qualsiasi deviazione ceca dagli standard dell’UE si rifletterebbe nella qualità delle relazioni ceco-tedesche”, ha detto a EURACTIV.cz Vladimir Handl del Dipartimento di studi tedeschi e austriaci dell’Università Carolina di Praga.

Le elezioni parlamentari in Repubblica Ceca si svolgeranno l’8-9 ottobre, solo due settimane dopo le elezioni tedesche. Tuttavia, non sono previsti cambiamenti sostanziali nelle relazioni bilaterali, a causa della pesante interdipendenza economica.

Handl è sicuro che le attuali relazioni bilaterali siano molto stabili. “Possiamo caratterizzarle come ‘pragmatismo funzionale’, basato su legami economici”, ha affermato Handl.

“La partenza di Angela Merkel di per sé non porterà alcun cambiamento significativo nelle relazioni ceco-tedesche”, ha aggiunto.

Dall’altro, la fine dell’era della Merkel potrebbe influenzare i legami personali tra i due Paesi. Se la Merkel proviene dalla Germania dell’Est e ha una forte relazione con i paesi dell’Europa orientale, infatti, tutti i suoi potenziali successori mancano di tale vicinanza.

(Aneta Zachova, EURACTIV.cz)

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BRATISLAVA

Una posizione ‘ideologica’ nei confronti della Slovacchia?

Un potenziale governo progressista tedesco guidato dall’SPD potrebbe essere una cattiva notizia per la Slovacchia e la regione di Visegrad. Soprattutto con Die Linke nella coalizione, ha affermato Milan Nič, analista del German Council on Foreign Relations.

Anche senza Die Linke al governo, Nič si aspetta che la posizione del nuovo governo nei confronti dei paesi di Visegrad sia più ideologica e con meno legami personali che attenuino i conflitti.

“Non solo perché i socialdemocratici non sono al governo in nessuno dei paesi di Visegrad; non sono nemmeno alla guida delle capitali”.

Inoltre, la nuova coalizione potrebbe essere più severa su questioni come lo stato di diritto, i principi democratici, il clima e l’energia. Ciò significherà un deterioramento dei rapporti, soprattutto con Varsavia. Tuttavia, una spinta su tali questioni può significare anche una minore coesione interna al gruppo di Visegrad, perché “il nuovo governo si concentrerà su questioni su cui i paesi di Visegrad non sono d’accordo”.

Gli analisti si aspettano che la tensione più significativa sorga nel caso di Die Linke al governo. “Oltre ad altre cose, bisognerebbe aprire questioni come la difesa o le relazioni estere”.

Le elezioni tedesche finora non sono un argomento di dibattito in Slovacchia. Le dichiarazioni pubbliche dei funzionari di governo sono scarse, così come la copertura mediatica. Nič implica che ciò rifletta lo stato generale delle relazioni tedesco-slovacche.

“Sono vuote e per lo più basate su un livello europeo. Mi aspetto che il ministero degli Esteri dia maggiore priorità alle relazioni con Berlino”, ha aggiunto Nič.

Alcune eccezioni includono le iniziative del presidente Zuzana Čaputová, che ha recentemente ricevuto il suo omologo tedesco, Frank-Walter Steinmeier, a Bratislava.

(Michal Hudec, EURACTIV.sk)

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VARSAVIA | BUDAPEST

Polonia e Ungheria caute riguardo i Verdi

“Il potenziale cambiamento di governo in Germania non avrà un impatto sostanziale sulle relazioni polacco-tedesche”, afferma Agnieszka Łada-Konefał, vicedirettore dell’Istituto tedesco per gli affari polacchi di Darmstadt (Deutsches Polen-Institut di Darmstadt).

“C’è però spazio per nuovi accenti. La Polonia rimarrà un partner importante per la Germania e un importante stato membro dell’UE, secondo i tedeschi”, ha detto a EURACTIV.

Łada-Konefał ha sottolineato che l’approccio tedesco nei confronti della Polonia si basa su un ampio consenso di tutti i partiti. “I tedeschi devono avere buoni rapporti con la Polonia per controbilanciare i loro rapporti con la Francia”, ha detto.

Secondo l’esperto, un motivo in più è “il disimpegno generale della parte polacca”.

Sulla Russia, Łada-Konefał ha dichiarato: “L’SPD è più filo-russo e i Verdi sono più critici nei confronti della Russia e dovranno cooperare. Resta il dubbio se il filorusso Die Linke si unirà alla coalizione”.

Sulla sicurezza e la NATO, l’esperto ha osservato che se Die Linke parteciperà al governo di Berlino, “potrebbe avere un impatto sull’impegno tedesco nella sicurezza internazionale”.

Il partito tedesco che potrebbe portare il cambiamento più significativo nei rapporti con la Polonia sono i Verdi. Sono infatti i più critici nei confronti della politica climatica di Varsavia e della situazione dello stato di diritto.

“Se i Verdi controllassero il ministero degli Esteri, potrebbero esserci maggiori critiche nei confronti della Polonia”, ha detto l’esperto, aggiungendo che potrebbe essere moderato perché una volta al governo, i Verdi dovrebbero attenuare la loro retorica sulla Polonia.

Una visione simile è stata condivisa dall’analista ungherese Dániel Hegedüs del German Marshall Fund.

I Verdi e l’FDP “ovviamente sono impegnati nei valori democratici liberali”, ha detto a EURACTIV.

Tuttavia, “se questo potrà essere tradotto direttamente nella politica del governo tedesco quando dovranno avere a che fare con la politica quotidiana, ho i miei dubbi”.

(Piotr Maciej Kaczynski | EURACTIV.pl, Vlagyiszlav Makszimov | EURACTIV.com)


BALCANI

SOFIA

Borissov: Da favorito di Bruxelles a ‘cattivo ragazzo’?

Un governo guidato dall’SPD in Germania ha un potenziale significativo per acuire l’attenzione internazionale sui problemi della corruzione in Bulgaria. Ciò potrebbe creare grossi problemi per l’ex primo ministro Boyko Borissov e il suo partito GERB (PPE), che sta cercando di trovare il modo per tornare al potere.

Negli ultimi 15 anni, Borissov ha costantemente goduto del sostegno della CDU/CSU, e la Konrad Adenauer Foundation (CDU) ha contribuito a creare il partito GERB nel 2006.

L’ex primo ministro bulgaro ha sempre goduto del forte sostegno del PPE a Bruxelles. In cambio, ha assunto il ruolo di bilanciatore nei Balcani, mantenendo anche i contatti con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Le dimissioni della Merkel e l’avvento al potere di un governo di sinistra in Germania possono trasformare Borissov da pupillo di Bruxelles a cattivo ragazzo dei Balcani.

Ironia della sorte, è probabile che la Germania svolga un ruolo di primo piano in questo processo. La fondazione Friedrich Naumann FDP è attiva da anni in Bulgaria nell’esporre gli  scandali di corruzione avvenuti durante il governo di GERB.

Dal 2015 la fondazione pubblica il ‘Libro nero degli sprechi governativi in ​​Bulgaria’, che mira a riunire in un elenco tutti gli scandali di corruzione nel paese. L’edizione è gratuita per chiunque voglia comprendere l’entità della corruzione nel paese più povero dell’UE. Fino a quest’anno, Boyko Borissov è stato il primo ministro del paese e il favorito della CDU/CSU.

I Verdi e l’FDP sanno molto di quello che è successo in Bulgaria negli ultimi anni e probabilmente non tarderanno a puntare il dito contro Sofia. L’aumento della pressione internazionale renderà molto più difficile per Borissov sopravvivere politicamente.

L’ex premier continua per ora a usare l’immagine del ‘pupillo di Bruxelles’, cercando di uscire dall’isolamento politico interno in cui si è trovato dopo le elezioni di aprile.

(Krasen Nikolov, EURACTIV.bg)

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BUCAREST

I socialisti rumeni approfittano dello ‘slancio’ tedesco

Klaus Iohannis, il primo rumeno di etnia tedesca ad essere eletto presidente della Romania, è stato a lungo visto come uno stretto alleato di Angela Merkel nei vertici dell’UE.

Finora ha taciuto sui risultati delle elezioni tedesche, così come la maggioranza dei suoi alleati. Il PNL, il partito di centrodestra che ha sostenuto Iohannis nelle elezioni presidenziali, ha la sua crisi politica da gestire in patria, poiché martedì 5 ottobre dovrà affrontare un voto di sfiducia in parlamento.

Siegfried Muresan, eurodeputato rumeno e vicepresidente del gruppo PPE al Parlamento europeo, ha ammesso la sconfitta dei conservatori tedeschi per la prima volta dal 2002, ma ha detto che spera ancora che la CDU faccia parte del governo. Muresan ha affermato che una coalizione tra CDU e SPD è possibile ma improbabile. Più probabile, ha detto, è che ci sarà una coalizione con i due partiti più piccoli, i Verdi e l’FDP.

“La domanda è chi convincerà entrambe le parti a formare una coalizione con loro”, ha osservato Muresan.

“Per la Romania e l’intera UE, è essenziale che il più grande Stato membro d’Europa sia guidato da un governo stabile e coerente”, ha detto Muresan, aggiungendo che la sua preferenza sarebbe un governo guidato da un cancelliere di destra.

D’altra parte, i socialisti rumeni si sono affrettati a salutare la vittoria dell’SPD.

“Mi congratulo con Olaf Scholz e i socialdemocratici tedeschi per la loro grande vittoria alle elezioni federali”, ha scritto su Facebook Marcel Ciolacu, presidente del partito socialista rumeno PSD.

“La sinistra ha una reale possibilità di guidare il destino della Germania nei prossimi anni e restituire una dimensione sociale e umana all’Europa”, ha aggiunto Ciolacu.

Victor Negrescu, un eurodeputato del PSD, ha affermato che i risultati in Germania hanno mostrato che la sinistra sta guadagnando terreno in tutta l’Unione.

“Il risultato in Germania, come in Norvegia, conferma che la nostra lotta per una sinistra moderna è giusta. I socialdemocratici di tutta la Romania dovrebbero essere convinti che siamo sulla strada giusta in tutta Europa. Continueremo il lavoro degli attivisti del PSE per una sinistra rumena che dia la priorità ai cittadini”, ha affermato Negrescu.

Tuttavia, i socialdemocratici rumeni non sembrano essere pienamente allineati con la loro famiglia politica dell’UE.

Le relazioni tra il PSD rumeno e il gruppo S&D al Parlamento europeo non sembrano essere completamente risolte, dopo che il Partito dei Socialisti Europei (PSE) nel 2019 ha congelato le relazioni con il partito rumeno a causa di problemi di stato di diritto.

All’epoca, il governo del PSD aveva tentato di portare avanti importanti modifiche alla legislazione sulla giustizia, che sono state pesantemente criticate dalla Commissione europea e da altre istituzioni internazionali per aver indebolito la lotta alla corruzione.

Dopo che Liviu Dragnea, presidente del PSD e mente del tentativo di cambiare le leggi, è stato incarcerato nel maggio 2019 con accuse di corruzione, i rapporti tra PSD e PES sono stati in parte recuperati.

Tuttavia, i socialdemocratici rumeni sono ancora lontani dall’avere la stessa agenda progressista di alcuni dei loro omologhi in Europa.

Ad esempio, due settimane fa, i deputati del PSD sono stati gli unici membri del gruppo S&D che hanno votato contro la risoluzione del Parlamento europeo sui diritti della comunità LGBTIQ.

(Bogdan Neagu | EURACTIV.ro)

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ZAGABRIA

I croati non si aspettano grandi cambiamenti

“I 16 anni di Angela Merkel sono finiti, e sono stati 16 anni buoni”, ha detto il presidente socialdemocratico croato Zoran Milanović. Ha previsto che l’SPD formerà il nuovo governo, ma “non ci saranno grandi cambiamenti nella politica tedesca, verso l’Europa e verso la Croazia”.

D’altra parte, la vittoria dell’SPD non è una buona notizia per il premier conservatore Andrej Plenković, presidente del partito HDZ affiliato al PPE.

Plenković ha visto un cambiamento “nell’umore” degli elettori tedeschi.

“Abbiamo notato un certo cambiamento nell’umore degli elettori in Germania, seguiremo con interesse l’ulteriore sviluppo degli eventi riguardanti la formazione della futura coalizione e governo, aspettandoci ovviamente il proseguimento delle buone relazioni tra Croazia e Germania, che è la nostra priorità”, ha commentato Plenković.

(Zeljko Trkanjec | EURACTIV.hr)

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SARAJEVO

Il percorso dei rifugiati bosniaci verso il Bundestag

Jasmina Hostert, nata a Pašić nel 1982, è stata gravemente ferita, perdendo il braccio all’inizio della guerra in Bosnia-Erzegovina.

È stata poi inviata in Germania per essere curata ed è ora deputata SPD nel Bundestag.

Adis Ahmetović è nato ad Hannover dopo che i suoi genitori hanno lasciato la Bosnia-Erzegovina per la Germania a causa della guerra.

Entrambi hanno promesso di aiutare la BiH. “Abbiamo bisogno di un nuovo piano, un piano migliore di quello che Merkel ha attuato negli ultimi 16 anni”, ha affermato Adis Ahmetović.

Anche il parlamentare di lunga data della SPD, originario della Croazia, Josip Juratović, ha ottenuto un nuovo mandato. È stato per anni un oppositore delle politiche nazionaliste in Bosnia-Erzegovina e ha sostenuto una maggiore integrazione interna del paese.

(Zeljko Trkanjec | EURACTIV.hr)

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[A cura di Sarantis Michalopoulos e Alice Taylor | EURACTIV.com]