Bulgaria, in migliaia protestano in difesa della democrazia

In Bulgaria i manifestanti dimostrano il loro supporto al presidente Rumen Radev, che ha dichiarato di voler liberare lo stato dalla 'mafia' costituita dall'attuale governo del premier Borissov e dal procuratore generale Geshev. [EPA-EFE/VASSIL DONEV]

Decine di migliaia di bulgari hanno partecipato alle proteste di domenica (12 luglio) a Sofia e in altre grandi città, chiedendo le dimissioni del governo di Boyko Borissov (Gerb, Ppe) e del procuratore generale Ivan Geshev. Nella capitale bulgara non avveniva un corteo simile dal 2013, quando era premier Plamen Oresharski.

Borissov ha annunciato venerdì sera (10 luglio) che non si sarebbe dimesso perché “non c’è nessun altro che avrebbe potuto guidare il Paese attraverso la crisi”.

Il malcontento civile prosegue da diversi giorni, a partire dall’incidente nella villa estiva di Ahmed Dogan, leader onorario del Movimento per i diritti e le libertà (Dps, Re),  che rappresenta la minoranza turca nel Paese e attualmente si trova all’opposizione.

Il 7 luglio, il co-presidente del Partito democratico bulgaro (Ppe) Hristo Ivanov ha utilizzato una piccola imbarcazione per raggiungere la spiaggia vicino alla villa, con l’obiettivo di svelare lo “stato conquistato” dalla cerchia del partito Dps, gli oligarchi e l’apparato di sicurezza dello Stato.

Ivanov sarebbe quindi stato spinto nuovamente al largo da diversi agenti di polizia, nonostante la spiaggia su cui era sbarcato fosse suolo pubblico. Il presidente bulgaro Rumen Radev, proveniente da un partito di opposizione, si è schierato a difesa di Ivanov, sostenendo che è inaccettabile che un corpo di polizia nazionale sia utilizzato come scorta personale da Dogan, che formalmente non è più in politica.

Il Dps è ufficialmente all’opposizione, ma Dogan ritiene di avere ancora un grande potere di influenza sulle decisioni in Bulgaria. Delyan Peevski, un deputato del Dps molto vicino a Dogan e al premier Borissov, ha concentrato un enorme potere economico e controlla gran parte dei media. Le figure di Borissov, Peevski e del procuratore generale Geshev sono spesso associate dai fumettisti a una ‘mafia’ oscura che controlla il Paese.

Il presidente Radev ha chiesto le dimissioni del governo e del procuratore generale Geshev, che ha intrapreso una guerra politica contro il capo dello Stato. Geshev ha risposto al presidente, definendolo “alleato con l’oscurità” e accusandolo di essere alleato di oligarchi e politici corrotti.

Sabato 11 luglio, decine di migliaia di persone si sono radunate a Sofia per chiedere le dimissioni del governo, del procuratore generale e protestare contro le violenze della polizia durante le manifestazioni.

Nel frattempo, il Partito democratico bulgaro ha organizzato una protesta sulla spiaggia vicino alla residenza di Dogan e si è nuovamente scontrato con la polizia, che ha cercato di bloccare una manifestazione del tutto legale. Dps ha organizzato alcuni dei suoi sostenitori a difesa di Dogan.

Nella giornata di domenica, la leader dell’opposizione socialista Korneliya Ninova ha annunciato che avrebbe presentato un voto di sfiducia contro il governo per presunta corruzione e ha chiesto una protesta trasversale mercoledì (15 luglio), giorno in cui il voto sarà presentato al parlamento.

L’eurodeputato Radan Kanev (Partito democratico bulgaro) ha commentato che le dimissioni di Borissov sono probabili, ma resta il rischio che Dogan e Peevski riescano a influenzare la nomina del suo sostituto e mantengano così lo status quo.