Bielorussia: continuano le proteste nonostante le minacce della polizia di aprire il fuoco

I manifestanti marciano durante una manifestazione contro i risultati delle elezioni presidenziali a Minsk, Bielorussia, il 18 ottobre 2020. Gli attivisti dell'opposizione continuano le loro azioni di protesta, chiedendo nuove elezioni. [EPA-EFE/STR]

La polizia bielorussa, il 18 ottobre, ha arrestato più di 200 persone, mentre decine di migliaia di persone marciavano contro il presidente Alexander Lukashenko, sfidando le minacce della polizia, pronta ad aprire il fuoco contro i manifestanti.

Folle di manifestanti che sventolavano le bandiere bianche e rosse dell’opposizione hanno invaso un quartiere industriale a sud-est di Minsk per una marcia lungo la Partisan Prospect, una vitale arteria di trasporto della città.

I manifestanti sono scesi in strada nonostante le minacce della polizia che aveva annunciato di essere pronta ad aprire il fuoco “se necessario”.

Le autorità bielorusse, in risposta, hanno dispiegato camion militari e cannoni ad acqua, ma la polizia si è in gran parte astenuta dall’usare attrezzature antisommossa.

La portavoce del ministero degli Interni bielorusso, Olga Chemodanova, ha dichiarato all’agenzia AFP che i membri delle forze dell’ordine hanno sparato proiettili di gomma, come avvertimento, ai manifestanti che hanno lanciato pietre contro la polizia.

La Chemodanova ha riportato che più di 200 persone sono state arrestate, per la maggior parte a Minsk.

Una violenza senza precedenti

Le proteste sembrano però lontane dall’esaurirsi. L’attivista Anzhela Krasovskaya ha dichiarato di non temere le minacce delle autorità di usare vere munizioni contro la folla dei manifestanti.

“Non c’è modo di tornare indietro”, ha detto Krasovskaya ad AFP. “Se iniziassero a sparare, ci sarebbe ancora più gente per le strade”.

Anche la pensionata Maria Petrovich ha confermato la stessa linea, ribadendo che le manifestazioni continueranno fino a quando Lukashenko non si ritirerà. “Il livello di violenza perpetrato dalle autorità è senza precedenti”, ha detto all’AFP.

“Dobbiamo portare avanti la situazione”, ha ribadito anche lo studente Oleg Demyanenko. “Molti dei miei amici sono pronti”.

Il movimento di protesta ha portato in piazza più di 100.000 persone ogni domenica, in maniera continuativa negli ultimi due mesi nonostante i tentativi di sabotaggio da parte del governo centrale.

Le reti telefoniche sono state per la maggior parte interrotte, e l’operatore di telefonia mobile MTS Belarus ha riferito che gli è stato ordinato di limitare il traffico per “garantire la sicurezza nazionale”.

Dalla Lituania però, la leader dell’opposizione, Svetlana Tikhanovskaya, continua a chiedere a Lukashenko di lasciare il potere prima del 25 ottobre, minacciando altrimenti uno sciopero generale paralizzante che paralizzerebbe il Paese.

“Ci fermeremo solo quando ogni prigioniero politico sarà libero, quando i membri delle forze dell’ordine cominceranno a difendere il popolo, e lo stato di diritto e libere elezioni torneranno ad essere rispettati in Bielorussia”, ha detto Tikhanovskaya.

In molti si sono detti pronti a sostenere l’appello di Tikhanovskaya per uno sciopero generale, esprimendo la speranza che possa contribuire a porre fine all’attuale impasse.

Intanto, mentre la scorsa settimana i ministri degli Esteri dell’Ue hanno accettato di imporre sanzioni a Lukashenko, e le istituzioni europee continuano a sostenere i manifestanti, il deputato norvegese Geir Toskedal, del partito cristiano-democratico, ha dichiarato al Vart Land di aver nominato per il premio Nobel per la pace del 2021 Tikhanovskaya, Maria Kolesnikova e Veronika Tsepkalo “per la loro lotta per elezioni eque e per ispirare un’opposizione pacifica contro il regime illegittimo in Bielorussia”.