Belgio, il re esprime “profondo rammarico” per il colonialismo in Congo

Filippo, re del Belgio, durante un discorso pubblico del 25 ottobre 2019. [EPA-EFE/STEPHANIE LECOCQ]

Filippo, re del Belgio, ha espresso martedì (30 giugno) il suo “profondo rammarico” per il dominio coloniale belga nella Repubblica Democratica del Congo e tutte le conseguenze che ha portato. Si tratta della prima ammissione di questo tipo per il suo Paese, dopo che la morte di George Floyd ha riacceso il dibattito in Belgio sul suo passato coloniale.

“Voglio esprimere il mio più profondo rammarico per queste ferite del passato il cui dolore è risvegliato oggi dalla discriminazione ancora presente nelle nostre società”, ha detto Filippo in una lettera inviata al presidente Felix Tshisekedi in occasione del 60° anniversario dell’indipendenza congolese dal Belgio.

È la prima volta che un monarca belga esprime pubblicamente il suo rammarico per le violenze perpetrate durante il passato coloniale del Paese, che rimane un argomento molto delicato in Belgio e fino a poco tempo fa era a malapena menzionato nei libri di storia.

Nelle ultime settimane, diverse statue di Leopoldo II, che regnò tra il 1865 e il 1909, sono state imbrattate di vernice o abbattute dai manifestanti ed è stata lanciata una petizione per la loro rimozione. Alcune istituzioni le hanno fatte trasferire nei musei per calmare la rabbia del popolo.

Durante il suo regno nel XIX secolo, Leopoldo II ha sfruttato le ricchezze naturali e umane nel bacino del Congo per il suo guadagno personale. Gli storici dicono che milioni di africani in quella che oggi è la Repubblica Democratica del Congo furono uccisi, mutilati o morirono di malattie mentre lavoravano nelle piantagioni di gomma del re.

Filippo ha scritto, senza però citare per nome il suo trisavolo Leopoldo II, che “in quel periodo sono stati commessi atti di violenza e crudeltà, che pesano sulla nostra memoria collettiva”. Ha poi aggiunto: “Il periodo coloniale che seguì (1908-60) causò anche sofferenza e umiliazione”.

Filippo ha dichiarato di sperare in un futuro più luminoso tra i due Paesi, libero da discriminazioni, e ha promesso di combattere ogni forma di razzismo, dicendo di voler incoraggiare la riflessione sulla questione già avviata dal Parlamento belga.

“Per rafforzare ulteriormente i nostri legami e sviluppare un’amicizia ancora più fruttuosa, dobbiamo essere in grado di parlare l’uno con l’altro della nostra lunga storia comune in tutta verità e serenità”, ha scritto Filippo.

Il presidente del Parlamento Patrick Dewael ha definito la lettera “un passo importante” e ha aggiunto che verrà determinato ” il modo in cui affronteremo la difficile storia coloniale del Belgio di oggi e di domani, sulla base della ricerca e del dialogo “.

Diversi importanti media belgi hanno anche sottolineato che il rammarico non equivale a delle scuse, il che, secondo alcuni, limiterebbe la portata giuridica della lettera aperta.

In Belgio, il re non può parlare senza l’approvazione del governo federale, rappresentato dal primo ministro Sophie Wilmès. Tuttavia, scrivere una lettera diretta è consentito dalla costituzione.

Parlando al Parlamento, il primo ministro Wilmès ha confermato a giugno che la conferenza interministeriale belga contro il razzismo sarà rilanciata dopo essere stata fermata durante la pandemia.

Il processo per l’istituzione di tale conferenza era stato avviato a febbraio come primo passo di un processo che dovrebbe portare a un piano d’azione nazionale contro il razzismo.

Durante il dibattito parlamentare di martedì, gli unici due partiti politici che non si sono pronunciati sono stati i nazionalisti fiamminghi di N-VA e la compagine di estrema destra Vlaams Belang.