Barnier: la Francia deve recuperare la sua sovranità e non essere più soggetta alle decisioni delle corti europee

Lex capo negoziatore dell'UE per la Brexit, e ora candidato alle presidenziali francesi, Michel Barnier. [EPA-EFE/OLIVIER HOSLET / POOL]

Da inflessibile difensore dell’Unione contro il tentativo di ‘cherry picking’ del Regno Unito nelle trattative per la Brexit, a euroscettico secondo cui la Francia deve riottenere la sua “sovranità giuridica” e tenere “un referendum sulla questione dell’immigrazione”: è la parabola di Michel Barnier, l’ex commissario europeo ora in corsa per la candidatura alle presidenziali francesi del prossimo anno.

Barnier, già commissario per le Politiche regionali (1999-2004), il Mercato interno (2010-14) e l’Industria (2014), e Capo negoziatore dell’UE per l’attuazione della Brexit, aveva annunciato a fine agosto il suo ritorno alla politica francese, candidandosi alle primarie dei Républicains (il partito della destra gollista) per scegliere il candidato alle elezioni presidenziali di aprile 2022.

Michel Barnier correrà alle primarie del centro-destra francese per le elezioni presidenziali

L’ex negoziatore capo dell’UE sulla Brexit, Michel Barnier, ha annunciato giovedì 26 agosto che intende candidarsi alle primarie del centro-destra francese per individuare il candidato  che corra contro l’attuale presidente Emmanuel Macron.

Michel Barnier ha annunciato la sua corsa nella compagine …

Nonostante la data delle primarie non sia ancora stata fissata (l’assemblea del partito che dovrà scegliere la data è prevista il 25 settembre, e c’ anche la possibilità che il partito decida di non tenerle e far scegliere il candidato ai delegati), Barnier è in piena campagna elettorale e ha approfittato della rentrée settembrina per esprimere idee che – dato il suo passato nelle istituzioni europee – in Francia hanno suscitato grande stupore tra gli osservatori e scatenato una raffica di reazione sui social media.

Giovedì 9 settembre, all’assemblea dei gruppi parlamentari dei Républicains a Nîmes, nel Sud del paese, l’ex commissario ha presentato il suo programma e risposto alle domande dei parlamentari.

Pur mantenendo il suo consueto stile sobrio e rigoroso, Barnier ha espresso posizioni fortemente critiche nei confronti di quell’Unione le cui prerogative fino a pochi mesi fa difendeva con le unghie dalle pretese britanniche. A partire dal meccanismo di Schengen, che a suo giudizio dovrebbe essere sospeso perché “è un colabrodo”.

Per questo, Barnier ha sostenuto anche che la Francia dovrebbe tenere “un referendum sulla questione dell’immigrazione” e sulle quote d’ingresso nel paese, per “recuperare attraverso uno scudo costituzionale la nostra libertà di manovra e di interpretazione” su questi temi: una proposta che ha precisato – dopo l’esplosione delle polemiche – in un articolo su Le Figaro di venerdì 10 settembre.

L’ex commissario, poi, ha attaccato lo squilibrio di governance presente all’interno dell’UE, chiedendo “un maggior potere politico della Francia a Bruxelles”: “Dobbiamo ricostruire l’influenza francese”, ha detto Barnier, aggiungendo che “è necessario riequilibrare l’influenza tedesca che [oggi] domina”.

Le dichiarazioni che hanno suscitato più stupore, però, sono state senz’altro quelle sulla “sovranità giuridica” che la Francia dovrebbe recuperare, secondo Barnier, “per non essere più soggetti alle sentenze” della Corte di giustizia dell’Unione europea e della Corte europea dei diritti dell’uomo: un’istituzione, quest’ultima, che – come un ex commissario europeo avrebbe sapere – non è parte dell’UE.

Parole che contrastano fortemente con le posizioni che Barnier aveva tenuto durante il negoziato sulla Brexit, quando aveva insistito con estrema determinazione sul punto dell’adesione britannica alla giurisdizione della Corte di giustizia europea e della Cedu, sostenendo che la forza dell’UE risiede proprio nell’essere una “organizzazione basata sulle regole” e che il Regno Unito “non può avere un’Europa à la carte”: una frase rimasta celebre.

Al di là delle polemiche, Barnier sembra però dover affrontare un altro problema: secondo un recente sondaggio pubblicato da Le Figaro, al primo turno delle primarie (che, per i partiti Frances che le organizzano, ricalcano il sistema a doppio turno in uso alle elezioni) otterrebbe solo l’11% dei voti, restando dietro ai suoi rivali: Xavier Bertrand, presidente della regione Hauts-de-France, e Valerie Pécresse, presidente della regione Île-de-France.