Patto per il clima: un’occasione persa per coinvolgere i cittadini nella tutela dell’ambiente

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Un cartello degli attivisti di Fridays For Future a Milano. EPA-EFE/Matteo Corner

A dicembre la Commissione europea presenterà il Patto per il Clima, con lo scopo di aumentare “il coinvolgimento di cittadini e istituzioni locali” nelle azioni del Green Deal. Sembra però che non si tratti di un vero e proprio coinvolgimento “dal basso” nella definizione del percorso europeo.

Tra le iniziative dell’azione per il clima nell’ambito del Green Deal europeo, oltre all’azione per ridurre le emissioni di gas serra almeno del 55% entro il 2030 e oltre alla legge europea sul clima per rendere giuridicamente vincolante l’obiettivo delle emissioni zero entro il 2050, vi è anche il Patto europeo per il clima, che “ambisce a coinvolgere i cittadini e tutte le parti della società nell’azione per il clima”, secondo quanto si legge sul sito della Commissione.

Poteva essere l’occasione di avvicinare i cittadini, sempre più sensibili al tema della salvaguardia dell’ambiente, e le istituzioni europee e di fare un pezzetto di strada nella costruzione di una complessa democrazia sovranazionale. Sembra però che al di là di altisonanti parole non sia così. In questo caso specifico, infatti, si parla delle azioni dei singoli nella vita quotidiana, perchè anche i cittadini, le comunità e le organizzazioni di tutti i settori della società e dell’economia hanno un ruolo da svolgere: si tratta di ripensare “come produciamo, consumiamo, ci muoviamo, riscaldiamo o raffreddiamo le nostre case, come lavoriamo e viviamo insieme”.
Sul sito della Commissione leggiamo che “il Patto europeo per il clima mira a informare, ispirare e promuovere la cooperazione tra persone e organizzazioni che vanno dalle autorità nazionali, regionali e locali alle imprese, ai sindacati, alle organizzazioni della società civile, agli istituti di istruzione, alle organizzazioni di ricerca e innovazione, ai gruppi di consumatori e ai singoli individui” ma non troviamo traccia della costruzione di processi autenticamente partecipativi.

Se ci concentriamo sul termine “patto” ci viene immediatamente in mente la necessità che più soggetti ne definiscano i contenuti; quando invece il patto è scritto da un solo soggetto non si tratta davvero di un patto e si parla piuttosto di comando, di consiglio, di disposizione, di invito e così via. Tra l’altro, ci possiamo immaginare che i soggetti attivamente coinvolti nella definizione dei contenuti di quel patto poi si sentano maggiormente responsabili della sua attuazione. Dal 4 marzo al 17 giugno si è svolta una consultazione pubblica, come avviene sempre. Sembra in effetti un po’ troppo poco per giustificare il termine “patto”.

I temi specifici del patto per il clima spaziano dall’edilizia abitativa efficiente dal punto di vista energetico a piani di mobilità urbana sostenibile, al rinverdimento delle aree urbane. Si tratta di cose certamente importanti che però forse potevano essere oggetto di un patto tra le istituzioni europee e le regioni.
I cittadini potevano essere ascoltati e coinvolti in modo più profondo. Del resto, sono stati proprio i cittadini, soprattutto con le mobilitazioni degli studenti, a portare al centro del dibattito pubblico la necessità di contrastare i cambiamenti climatici. Il tempo di sensibilizzare sull’importanza di non sprecare energia o acqua, o sul fare correttamente la differenziata, sembra in qualche misura già superato. Anche se nella pubblicità di un famoso fornitore di energia elettrica si invitano i consumatori ad essere più attenti nei confronti dell’ambiente, in realtà sono stati proprio i consumatori a suggerire all’azienda di presentare un’offerta più green.

La stessa cosa sembra possa dirsi rispetto al processo di definizione di un’agenda europea sul clima. I cittadini europei, dove più dove meno, hanno mostrato una sempre maggiore sensibilità nei confronti dell’ambiente e questo ha certamente influito nella concretizzazione degli obiettivi climatici dell’UE. Poteva essere l’occasione per un processo partecipativo che progressivamente si sarebbe potuto allargare ad altri temi centrali per la democrazia europea e sarebbe potuto essere un elemento di rilancio della democrazia europea stessa.