Cina: la tassa sul carbonio alla frontiera viola le regole WTO

DISCLAIMER: Le opinioni espresse in questo articolo riflettono unicamente la posizione personale dell'autore/autrice.

800x450

Non è solo la Terra a surriscaldarsi; anche il tema di come arrestare questo surriscaldamento e contrastare i cambiamenti climatici crea crescenti tensioni internazionali; destinate ad aumentare nel tempo. Abbiamo atteso troppo tempo prima di agire; ed ora siamo costretti ad adottare misure (più) radicali, che non possono che influenzare in modo diverso paesi a differente stadio di sviluppo manifatturiero.

Come ha riferito ieri la Reuters, “la Cina ha fatto sapere che i piani dell’Unione Europea per imporre la prima imposta sul carbonio alle frontiere trasferiranno i problemi del clima sul commercio, in violazione dei principi internazionali, mettendo a rischio le prospettive di crescita economica”. Lo ha fatto sapere in una conferenza stampa a Pechino Liu Youbin, portavoce del Ministro per l’Ecologia e l’Ambiente.

Com’è noto, il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM) della Ue dovrebbe entrare in vigore a partire dal 2026. Una misura che, secondo la Cina, è destinata a produrre forti tensioni commerciali: cinque anni non sono sufficienti per riconvertire la produzione verso processi a minore impatto ambientale, soprattutto in settori ad alte emissioni di Co2, come acciaio e cemento, nei quali la Cina è uno dei maggiori produttori mondiali.

La Guotai Junan Futures , una banca d’investimenti di Hong Kong, ha ventilato l’ipotesi che la Cina potrebbe finire per adottare per l’Emission Trade Scheme interno lo stesso prezzo imposto dalla Ue. Ricordiamo che lo scorso 16 luglio, la Cina aveva lanciato il tanto atteso schema di vendita dei permessi di emissione, con volumi record di scambi per 4.83 milioni di tonnellate, ad un prezzo medio di 51,7 yuan (6,8 euro) per tonnellata. Se confrontiamo questa cifra con i più di 50 euro del mercato delle emissioni europeo, è facile comprendere come esista un problema serio di convergenza.

D’altra parte, il nodo vero è l’orizzonte temporale troppo vicino per il CBAM: i cinesi hanno chiarito infatti come la misura tariffaria avrà comunque un impatto negativo solo nel breve periodo, ossia per il tempo di adeguare produzioni e standard. La Ue è avvisata: la Cina si sta organizzando per vincere anche la battaglia delle tecnologie a minor impatto.