25 anni di obiettivi condivisi per unire entrambe le sponde del Mediterraneo

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In questo articolo, scritto in occasione del 25° anniversario della Convenzione di Barcellona, Romano Prodi illustra come la cooperazione regionale, la solidarietà e l’istruzione, soprattutto nel bacino euro-mediterraneo, siano fattori chiave per la ripresa.

Quest’anno segna il venticinquesimo anniversario dell’incontro, tenutosi a Barcellona, durante il quale i leader del nord e del sud del Mediterraneo hanno avviato un Processo basato sul dialogo, sulla pace e sulla prosperità comune. Poggiando su questo fondamento, nel 2004 la Commissione Europea ha varato la Politica Europea di Vicinato, con l’obiettivo di creare un “anello di amicizie” tutto attorno all’Europa e nel 2008 è stata fondata l’Unione per il Mediterraneo (UpM).

Il nostro mare comune è stato scosso da forti ondate di sfide su diversi fronti – comprese le crisi politiche, sociali ed economiche – mostrando tuttavia un certo grado di resilienza. Ora è il momento di guardare a questa eredità con occhi nuovi e provare a immaginare come sarà il Mediterraneo tra 25 anni e cosa comporterà per l’Unione Europea.

L’attuale emergenza climatica, in concomitanza con quella sanitaria, potrebbe mettere a dura prova una regione che ha resistito ad anni di crisi finanziarie, al record di disoccupazione giovanile e al crescente degrado ambientale, a meno che non decidiamo collettivamente di agire in modo concreto.

Dal lavoro svolto dalla rete scientifica di esperti del Mediterraneo sui cambiamenti climatici e ambientali (MedECC) sappiamo che la regione mediterranea si sta riscaldando del 20% più velocemente rispetto al resto del pianeta, con il grave rischio di raggiungere un aumento della temperatura locale pari a +2,2°C entro il 2040, se le attuali tendenze si manterranno stabili. Le ricadute negative di tale incremento per la nostra regione sono ancora in fase di discussione, ma possiamo facilmente intuire come ciò potrebbe ostacolare la crescita economica e diminuire la resilienza regionale, ponendo minacce alla nostra sicurezza condivisa e influenzando le radici profonde della migrazione. Poiché il clima e l’ambiente non conoscono confini politici, qualsiasi transizione verso un Green Deal deve necessariamente comportare un’adeguata dimensione mediterranea.

Allo stesso tempo, non dobbiamo dimenticare che oltre il 60% della popolazione del Medio Oriente e Nord Africa (MENA) ha meno di 30 anni, il che la rende una delle regioni più giovani del mondo, nonché con i tassi di disoccupazione più alti e preoccupanti. Concentrarsi sulla costruzione di un piano d’azione per questa area geografica implica mettere i giovani e le donne al centro di tutte le azioni politiche, coinvolgendo i giovani stessi come partner a pieno titolo. Ci rallegriamo, quindi, del fatto che l’UpM abbia da tempo posto i giovani al centro delle sue azioni, in particolare attraverso l’Iniziativa Mediterraneo per l’Occupazione. Tuttavia, siamo profondamente consapevoli che si dovrebbe fare molto di più per sostenere i giovani e le donne nel bacino e che tutti gli sforzi di sviluppo dovrebbero tendere verso tale obiettivo, al fine di evitare che su entrambe le sponde del nostro mare si disperdano le potenzialità di intera generazione.

Un chiaro mezzo per favorire sia la sostenibilità ambientale, sia maggiori opportunità economiche per i nostri giovani è l’istruzione, a tutti i livelli. Se desideriamo una generazione di “laureati mediterranei” alla guida di una crescita economica sostenibile, dobbiamo investire nella mobilità di studenti, ricercatori e insegnanti e nella diffusione tra i nostri paesi di competenze professionali tali da garantire l’occupazione. Gli sforzi per ottenere ciò sono già stati intrapresi, ma devono essere supportati e potenziati.

Questa improvvisa emergenza sanitaria sta riportando in luce l’importanza di far progredire la scienza e la diplomazia tanto nel settore sanitario, quanto nelle sfide necessarie per lo sviluppo sostenibile della regione, come i sistemi agroalimentari, il cambiamento climatico e la “blue economy”. Il Partenariato per la Ricerca e l’Innovazione nel Mediterraneo (PRIMA) è un buon esempio di questo potenziale, dato il suo investimento di 500 milioni di euro nella ricerca innovativa al servizio di sistemi alimentari e idrici resilienti.

In questi tempi di eccezionali, in questa accelerazione dei cambiamenti epocali, è necessaria un’azione rapida e decisiva, supportata da risorse in grado di renderla pienamente efficace. Chiediamo, dunque, l’istituzione o il rafforzamento di adeguati meccanismi di finanziamento per l’attuazione di iniziative “green” e sostenibili che possano indirizzare il Mediterraneo verso la giusta direzione.

Chiediamo iniziative focalizzate su ambiti con interessanti ritorni economici, ambientali e sociali. Che si tratti di energie rinnovabili, trasporti sostenibili o economia circolare, il bacino mediterraneo ha tutto il potenziale per superare queste sfide comuni e trasformarle in opportunità per i prossimi 25 anni. Questo sarebbe il modo migliore per portare avanti lo spirito del Processo di Barcellona, ​​affidandolo a una nuova generazione di cittadini mediterranei.