World economic forum: la crisi climatica è la minaccia più grave per l’umanità (e anche per il Pil)

Case distrutte in Germania dopo l'alluvione di luglio 2021. [EPA-EFE/FRIEDEMANN VOGEL]

La crisi climatica è senza dubbio la più grande minaccia a lungo termine per l’umanità e anche per l’economia. A dirlo è l’edizione 2022 del “Global Risks Report” del World Economic Forum.

Il rapporto, realizzato con la collaborazione di Zurich, Marsh McLennan e il SK Group della Corea del Sud, le università di Oxford e della Pennsylvania e l’Università Nazionale di Singapore, presenta una classifica di quelli che gli esperti considerano i rischi più gravi a livello globale: al primo posto c’è il fallimento delle azioni a tutela del clima, al secondo gli eventi atmosferici violenti, al terzo posto la perdita della biodiversità, poi l’erosione della coesione sociale e le crisi umanitarie, ossia quelle legate al sostentamento. Le malattie infettive come il Covid-19 sono solo al sesto posto, in una classifica di dieci. L’elenco prosegue con i danni all’ambiente causati dall’uomo, la perdita di risorse naturali, la crisi del debito e le dispute geoeconomiche.

Serve un approccio coordinato

La relazione del World economic forum viene pubblicata ogni anno in vista del forum di Davos, che quest’anno è stato posticipato a metà del 2022 a causa della diffusione della variante Omicron. “I leader globali devono unire le forze e adottare un approccio coordinato per affrontare le incessanti sfide globali e aumentare la resilienza prima della prossima crisi”, ha detto Saadia Zahidi, direttore generale del Wef.

L’accordo raggiunto al termine della COP26 di Glasgow mantiene vive le speranze di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C, ma questo non basta, avverte il World economic forum.

Allontanarsi in modo brusco dai settori ad alta emissione che attualmente danno lavoro a milioni di persone, genererà volatilità economica, disoccupazione, oltre che tensioni sociali e geopolitiche. “Ma il mancato intervento contro il cambiamento climatico potrebbe portare a un calo del Pil globale di un sesto”, spiega Peter Giger, group chief risk officer di Zurich Insurance.

Entro il 2024 le economie dei Paesi in via di sviluppo (esclusa la Cina) avranno perso il 5,5% del loro Pil rispetto ai livelli di crescita attesi prima della pandemia, mentre le economie avanzate li avranno superati dello 0,9% e questo accrescerà il divario mondiale creando tensioni all’interno e oltre i confini che rischiano di peggiorare l’impatto della pandemia e di complicare il coordinamento necessario per affrontare le sfide comuni, come la lotta ai cambiamenti climatici.

Il prezzo della non azione

“Si calcola che negli ultimi 40 anni i Paesi europei abbiano subito perdite superiori a 450 miliardi di euro a causa di eventi climatici estremi, e l’Italia con oltre 70 miliardi è al secondo posto di questa triste classifica. La crescente imprevedibilità per localizzazione, intensità e tipologia di questi fenomeni, evidenzia quanto sia fondamentale favorire una corretta cultura del rischio per limitare le ingenti perdite economiche del nostro Paese contribuendo a garantire un presente sereno e un futuro migliore”, sottolinea Giovanni Giuliani, Chief Executive Officer, Zurich Italia.

“In un contesto di incertezza dettato dal protrarsi della pandemia, lo scenario globale vede diversi rischi emergere chiaramente dallo studio. Per primo, il possibile fallimento delle azioni di mitigazione dei cambiamenti climatici, principale minaccia di lungo periodo per il pianeta e il rischio più grave in termini di impatto nel prossimo decennio. Si rende pertanto sempre più pressante per le aziende la necessità di abbracciare i principi ESG all’interno della propria attività e di navigare al meglio la fase di transizione energetica ormai avviata”, aggiunge Andrea Bono, Chief Executive Officer, Marsh Italy and Eastern Mediterranean region.

Rischi emergenti

Il Global Risks Report evidenzia anche quattro aree di rischio emergenti: la sicurezza informatica, una transizione climatica disordinata, le pressioni migratorie e la concorrenza nel settore spaziale. La prospettiva di lanciare 70.000 satelliti nei prossimi decenni, oltre al turismo spaziale, aumenta i rischi di collisioni e di conseguenza di un aumento dei detriti nello spazio, in un contesto privo di reale regolamentazione questo può rappresentare una nuova minaccia per l’ambiente, avvertono gli autori del rapporto.