Von der Leyen: entro il 2030 l’Ue investirà 1.000 miliardi di euro sulle fonti d’energia rinnovabile

La presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen [EPA-EFE/ANDREJ CUKIC]

“Ogni euro speso nelle energie rinnovabili aiuterà il pianeta e i consumatori”, e l’Europa deve sforzarsi di essere “più indipendente” dal punto di vista energetico, proprio basandosi sempre di più sulle rinnovabili. Lo ha spiegato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, intervenendo al Summit europeo sugli investimenti sostenibili, che si è svolto online giovedì 7 ottobre.

Von der Leyen ha ricordato come proprio “in queste settimane abbiamo visto quanto sia cruciale ridurre la dipendenza Ue dal gas o dal petrolio”, e come per riuscirci l’UE ha previsto un intervento economico poderoso:  “Il nuovo budget europeo, assieme al Recovery Plan”, ha detto la presidente,  “prevede 600 miliardi di euro per investimenti verdi, ed è il più grande programma di investimenti sul clima al mondo”.

Inoltre, ha continuato von der Leyen, l’Unione è impegnata “a mobilitare almeno mille miliardi di euro in investimenti sostenibili entro il 2030″, dal momento che “per raggiungere gli obiettivi climatici” fissati dall’accordo sul clima di Parigi “dobbiamo investire l’equivalente del 2,5% del Pil globale ogni anno solo nel sistema energetico”.

Secondo von der Leyen, tuttavia, agli investimenti pubblici sulla transizione verde occorre affiancare quelli dei privati, e per attrarre questi ultimi “servono regole per creare un rapporto di fiducia tra investitori e imprenditori”. Proprio per questo, la Commissione ha proposto specifici standard per i Green bond: “Solo gli investimenti con un impatto ambientale chiaramente positivo possono ottenere fondi dai Green bond europei”.

Inoltre, ha aggiunto, l’UE sta dispiegando “nuove regole sulla trasparenza per il settore privato. “Quando una famiglia vuole investire nella lotta al cambiamento climatico, vuole opportunità di investimento di cui ci si può completamente fidare, e non vuole essere ingannata dal greenwashing. Queste nuove regole creeranno la necessaria fiducia tra investitori e imprese. E con più fiducia, arriveranno anche maggiori investimenti”.

Grazie a questo quadro di regole, secondo von der Leyen, “l’Europa può guidare [il mondo] con il suo esempio. Il mercato delle obbligazioni verdi in Europa è grande il doppio di quello degli Usa e il triplo del mercato dell’Asia-Pacifico. Abbiamo costruito il mercato più grande del mondo delle emissioni inquinanti, con il sistema Ets. Nel corso di ottobre inizieremo ad emettere bond verdi per 250 miliardi di euro all’interno di Next Generation Eu. È una leadership di cui siamo orgogliosi e che consolideremo”.

Al meeting ha partecipato un lungo elenco di speaker del mondo delle istituzioni, della politica e dell’imprenditoria: da ministri dei paesi Ue come l’italiano Roberto Cingolani, a commissari europei tra cui Frans Timmermans e Paolo Gentiloni, fino all’inviato Usa per il Clima, John Kerry, al fondatore di Microsoft, Bill Gates, al presidente di WWF international, Pavan Sukhdev, e al segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres.

Proprio Guterres ha spiegato che la conferenza ONU sul clima (COP26), al via tra poche settimane a Glasgow, “sarà l’ultima chance” per la lotta al cambiamento climatico, “un momento della verità per la comunità mondiale”.

“Il presidente Joe Biden – ha detto il segretario generale – ha già promesso di raddoppiare i contributi Usa per i Paesi in via di Sviluppo, e l’Ue, che resta il più grande donatore in fatto di cambiamento climatico, continuerà ad essere impegnata con il più alto livello di ambizione”.

Durante il vertice, ha sottolineato Guterres, occorre fare in modo “che gli investimenti pubblici e privati aiutino i Paesi in via di sviluppo a raggiungere l’obiettivo delle zero emissioni. Liberiamo le potenzialità degli investimenti”.

Un punto sottolineato anche da Cingolani, che nel suo intervento ha ricordato come  il problema del cambiamento climatico non possa “essere separato da quello delle diseguaglianze globali”, e che per affrontarlo “occorre raggiungere un investimento annuale da mille miliardi di euro per combattere queste diseguaglianze”, ma per farlo “dobbiamo attrarre filantropi e investitori privati”.

“Il G20 – ha aggiunto Cingolani – al momento rappresenta 4,8 miliardi di persone che producono all’incirca l’80 per cento dei gas serra” emessi a livello mondiale. “Mettendo assieme l’UE e gli Usa, stiamo investendo tra i cinque e seimila miliardi nella mitigazione del cambiamento climatico”, ma “circa tre miliardi di persone restano fuori dai giochi”, “non hanno accesso all’energia per cucinare e devono sopportare l’inquinamento domestico” oltre a “quello esterno”, e quindi occorre coinvolgerli di più: nel corso del meeting Youth4Climate che si è tenuto la scorsa settimana a Milano, “i giovani africani, oltre a chiedere più spazio nel processo decisionale, hanno voluto raccontare le loro storie, di cui spesso non ci accorgiamo finché non le ascoltiamo”, ha concluso il ministro.

Tornando all’UE, il commissario all’Economia Gentiloni ha ribadito che “nell’intera Europa necessitiamo di investimenti addizionali pari a 470 miliardi l’anno per raggiungere i nostri obiettivi climatici. La nostra strategia, integrata nel piano di investimenti del Green Deal europeo, è triplice: finanziamenti per investimenti sostenibili; o strutture abilitanti; e supporto tecnico per l’attuazione dei progetti. Ci stiamo muovendo rapidamente in tutte e tre le aree”.

Inoltre, ha spiegato Gentiloni, l’istituto europeo di statistica Eurostat “svilupperà una serie di statistiche sul Green Deal europeo per monitorare i progressi sulle emissioni, inclusi i dati trimestrali sulle emissioni di Co2. E’ giunto il momento che i nostri indicatori di controllo si concentrino non solo sulla crescita del Pil, sui disavanzi pubblici o sull’inflazione, ma anche sulla transizione verde”.