Ue, Regno Unito e Canada in prima linea per proteggere la biodiversità

epa08604331 Veduta aerea di un incendio boschivo vicino alla città di Cuiaba, nello stato del Mato Grosso, Brasile, 14 agosto 2020. L'Amazzonia brasiliana, che ospita la più grande foresta tropicale del mondo, si avvia a chiudere il 2020 con un record di aree devastate, dopo che i cosiddetti "allarmi di deforestazione" sono cresciuti del 33% nei dodici mesi precedenti lo scorso luglio. Il Pantanal brasiliano, un santuario della biodiversità situato nel sud dell'Amazzonia, si trova ad affrontare minacce simili. EPA-EFE/ROGERIO FLORENTINO

Il 28 settembre, Gran Bretagna e Canada si sono uniti all’Unione europea con l’impegno di proteggere il 30% dei loro territori e dei loro mari entro il 2030, così da arginare i “catastrofici” danni alla biodiversità e di contribuire alla costruzione di consenso su tali obiettivi in vista di un vertice Onu.

Con la duplice crisi legata al cambiamento climatico e alla crescente diminuzione della fauna selvatica, i decisori politici stanno cercando di dare un nuovo impulso alla riunione che si terrà il prossimo maggio a Kunming, in Cina, dove quasi 200 Paesi negozieranno un nuovo accordo sulla protezione della natura.

“Dobbiamo agire ora – proprio ora. Non possiamo permetterci reticenze e ritardi, perché la perdita di biodiversità sta avvenendo oggi e sta avvenendo a un ritmo spaventoso. Se non la si controlla, le conseguenze saranno catastrofiche per tutti noi”, ha dichiarato il primo ministro britannico Boris Johnson.

“L’estinzione è per sempre, quindi la nostra azione deve essere immediata”.

Senza azione, dal 30 al 50% di tutte le specie potrebbe estinguersi entro il 2050, minacciando anche la prosperità economica e sociale, si legge in un rapporto di The Nature Conservancy questo mese. Per esempio, la perdita di api, farfalle e altri impollinatori potrebbe causare un calo della produzione agricola annuale di un valore pari a 217 miliardi di dollari.

Gli scienziati ritengono che almeno il 30% del pianeta deve essere salvaguardato, attraverso aree protette e riserve. Una bozza dell’accordo di Kunming includerebbe infatti questo impegno.

Nelle dichiarazioni dello scorso lunedì non sono state specificate azioni concrete né piani di finanziamento, ma intanto le aree protette sono già generalmente gestite preservare l’ecosistema naturale. Questo può significare frenare o vietare le attività commerciali o estrattive, garantire che le aree naturali rimangano incontaminate, o ripristinare e mantenere gli ecosistemi come le foreste e le zone umide.

“Abbiamo una responsabilità, ma anche un’opportunità. Siamo il secondo paese del mondo per estensione, abbiamo un quinto delle acque dolci del mondo e la linea costiera più lunga del mondo, che insieme sono fondamentali per la biodiversità e per garantire il carbonio in natura, nella lotta contro il cambiamento climatico”, ha detto il ministro dell’ambiente canadese Jonathan Wilkinson.

Impegni concreti

In Inghilterra, dove il 26% del territorio è già protetto, il governo ha detto che saranno salvaguardati altri 4.000 kmq.

Tuttavia, ha detto E.J. Milner-Gulland, professore di biodiversità all’Università di Oxford: “E’ fantastico ottenere un altro 4%, ma questo, di per sé, non sarà un fattore di trasformazione in questo Paese – soprattutto se non ci saranno finanziamenti”.

La Commissione europea ha proposto ai 27 paesi membri di porsi l’obiettivo di proteggere per legge almeno il 30% dei propri territori e dei propri mari entro il 2030. In questo modo sarebbe salvaguardato il 4% di terra emersa e il 19% di mare in più rispetto ad oggi.

Parlando al Nature Finance Forum delle Nazioni Unite, il ministro federale tedesco Gerd Mueller ha dichiarato di voler aumentare i 500 milioni di euro annui di investimenti per la protezione della biodiversità nei paesi a basso e medio reddito.

La Germania prevede anche di istituire un fondo con finanziatori pubblici e privati per fornire sussidi a lungo termine alle aree protette in quei paesi, ha detto.

Un numero sempre maggiore di evidenze suggerisce insomma che conviene proteggere la natura. L’espansione delle aree protette potrebbe fruttare un ritorno di almeno 5 dollari per ogni dollaro speso, secondo un documento di oltre 100 ricercatori, pubblicato a luglio.

Il rapporto sulla conservazione della natura ha detto che il mondo ha bisogno di spendere da 598 a 824 miliardi di dollari in più ogni anno nel corso del prossimo decennio per invertire le crisi attuali.

Sempre il 28 settembre, inoltre, più di 60 paesi – tra cui gli stati membri dell’Unione Europea, la Gran Bretagna e il Canada – si sono impegnati in 10 azioni per contrastare la perdita di biodiversità entro il 2030, tra cui l’integrazione della protezione della natura nei piani di recupero COVID-19, l’aumento dei finanziamenti per proteggere il mondo naturale, e il contenimento dell’inquinamento marino e della deforestazione.

L’impegno è stato firmato da paesi come Messico, Bangladesh, Germania e Norvegia. Vanno però sottolineate le assenze di Brasile e Indonesia – due epicentri della deforestazione – e la Cina e gli Stati Uniti, i primi due paesi al mondo per emissioni di gas serra.