Timmermans: “Per superare la crisi servono investimenti verdi e decisioni rapide”

Il vice-presidente esecutivo della Commissione europea Frans Timmermans, anche Commissario per il Green Deal europeo. [EPA-EFE/OLIVIER HOSLET]

Il vicepresidente esecutivo della Commissione europea ha affrontato molti aspetti in vista della riunione prevista venerdì 17 e sabato 18 luglio, sperando di chiudere la partita su Next Generation Eu e un Qfp “serio”.

Decisioni rapide rispetto ad un accordo sul Recovery Fund (il Next generation Eu) e sul Quadro finanziario pluriennale (il Qfp, conosciuto anche con l’acronimo Mff, Multiannual financial framework, di fatto un bilancio comunitario) 2021-27, questo invoca Frans Timmermans, spiegando che la partita per l’Europa è squisitamente geopolitica.

Le affermazioni del vicepresidente esecutivo della Commissione europea sono giunte durante un webinar organizzato dal think tank Epc (European policy centre). Venerdì 17 e sabato 18 luglio prossimi si terrà il Consiglio europeo, forse il più carico di drammaticità e opportunità al tempo stesso dettate dalla pandemia Covid-19.

“Se abbiamo imparato una cosa dalle crisi è che non bisogna mai combatterle con gli strumenti usati per combattere quella precedente. E che dobbiamo essere veloci”, ha osservato.

Il politico olandese ha poi dettato le misure sulla risposta alla contrazione economica che “deve essere commisurata alla profondità della crisi” e della “sfida”. “Pensiamo che occorra un pacchetto da 1,85 bilioni di euro – afferma -: una cifra apprezzabilmente inferiore di questa non sarebbe adeguata alle sfide che abbiamo davanti”, che comprende 750 mld di Recovery Fund più 1.100 miliardi di Qfp.

L’avvertimento all’Olanda e agli Stati nazionali sempre più deboli

“Inoltre servirà un level playing field”, cioè condizioni paritarie per competere in Europa, in quanto “è il solo modo per cui il mercato unico potrà sopravvivere”. “Non si tratta solo di avere un’economia che riprende a marciare: come alcuni dicono agli olandesi, ‘a chi venderete i vostri fiori, se non agli italiani e agli altri?”, dice parafrasando Romano Prodi e facendo riferimento alle ostilità dei nazionalisti olandesi verso l’Italia. “Il mercato interno – prosegue – è ciò che crea il potere che l’Europa ha nel mondo”.

Bilancio Ue: gli investimenti "verdi" rischiano di essere insufficienti

Secondo un gruppo di ricercatori, sulla proposta della Commissione europea per il bilancio a lungo termine dell’Ue e sul Recovery fund, c’è il rischio di un enorme deficit nell’investimento “verde”.

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Poi Timmermans ammonisce gli Stati membri dicendo che se il mercato unico non verrà salvato dalla disgregazione causata dalla pandemia di Covid-19 e dalle troppe, spesso ampie, divergenze tra gli Stati nazionali. Sarà un modo di prestare la sponda a coloro “che tenteranno di dividerci”, in quanto “non è per caso che alcuni fuori dall’Europa, che siano cinesi o alcuni americani, credono che sia loro interesse avere un’Ue debole”.

“Per questo spero che avremo una decisione su Next generation Eu e su un Mff serio in questa settimana”, ha aggiunto.

Verso la recessione in autunno

Il delegato al clima e Green Deal si è poi concentrato sui piani nazionali di ripresa e resilienza utili ad accedere alla Recovery and resilience facility. Si tratta del nucleo centrale del Recovery Fund, una specie di piano ‘anti-panico’ per i leader nazionali che, davanti ad effetti “molto seri” della crisi economica da pandemia Covid-19, previsti per il prossimo autunno, potrebbero farsi prendere dalla paura e sbilanciare la spesa tramite contributi ‘a pioggia’. Risorse che invece “non dovranno essere sprecate” e, magari, “impiegate in investimenti pubblici maggiormente puntuali e produttivi”.

“Specialmente dopo l’estate vedremo una recessione molto seria con effetti sull’occupazione e per questo dobbiamo prepararci”, avverte Timmermans, che identifica i potenziali rischi: “Nel panico o per disperazione, o semplicemente perché vogliono aiutare le persone, se non ci organizziamo con buoni piani, i politici inizieranno a gettare soldi ovunque per tenere le cose in piedi”.

Un rischio attuabile “se non lavoriamo secondo piani nazionali ed europei”, con soldi che verranno buttati in ‘attivi non recuperabili’ (i cosiddetti ‘stranded assets’ adottati nel linguaggio finanziario). “I posti di lavoro spariranno lo stesso, solo che lo faranno un po’ più tardi”, ha detto.

“Si spenderanno solo soldi senza aiutare nessuno, soldi che non ci saranno più per fare le cose giuste” prosegue il politico, riferendosi al fatto che i fondi disponibili possano, con alte probabilità, essere investiti in settori già condannati all’estinzione a causa della rivoluzione industriale, che stava già avanzando precedentemente all’arrivo della pandemia.

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“La cosa più importante è che, a livello nazionale, i bisogni per la ripresa e la trasformazione devono essere delineati chiaramente in piani”, ha avvertito.

Sostegno a chi punta ad un futuro sostenibile

Timmermans poi fa riferimento alla transizione verso un’economia più verde, più digitale e più resiliente dicendo che “a livello europeo valuteremo questi piani: sosterremo quelli che ci portano verso un futuro sostenibile e scoraggeremo quelli che rallenteranno il cambiamento”.

Parla di un Green Deal che sia “fatto proprio dalla cittadinanza”, altrimenti “non avrà futuro” e di “convincere le persone a seguirci” ma avverte di non mettere soldi “solo per mantenerli contenti nel breve periodo” perché “questo li farebbe ancora più infelici nel lungo termine. Ci vogliono piani complessivi, coordinati, che creino posti di lavoro sostenibili”.

Il vicepresidente esecutivo della Commissione ha posto anche degli esempi su politiche da adottare, come la Renovation Wave, con l’obbiettivo di creare rapidamente “posti di lavoro sostenibili”, riducendo al contempo le emissioni inquinanti.

Basta con l’investimento nei combustibili fossili

Nel mirino di Timmermans ci sono i combustibili di origine fossile, a partire dal carbone, che stanno diventando, tra l’altro, risorse non competitive, sulle quali “non ha più molto senso” investire. Servono soluzioni intermedie. “L’idrogeno è una di queste anche per il lungo termine”, dice, aggiungendo che i “gasdotti possono essere adattati a idrogeno”. L’industria “dell’usa e getta non ha futuro”, ha sentenziato.

Infine esorta sul Green Deal, una “sfida politica, non tecnologica”, ma non senza timori: “La più grande paura che ho è che la gente diventi disperata e pensi che la battaglia sia persa comunque” dice rispetto al fronteggiare la crisi climatica. “Non temo tanto chi nega il cambiamento climatico, quanto chi dispera”, ha detto.

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