Disastro ambientale in Spagna, tonnellate di pesci morti sulle spiagge della laguna di Mar Menor

Negli ultimi 20 giorni sono state rimosse oltre cinque tonnellate di pesci e crostacei morti per mancanza di ossigeno nell'acqua. [EFE/WWF-Spagna]

La Spagna ha vietato l’utilizzo di fertilizzanti in un raggio di 1,5 km attorno alla laguna di Mar Menor, uno dei più grandi bacini d’acqua salata d’Europa (135 chilometri quadrati) situato nella regione di Murcia nel Sud-Est  del paese, dopo che nelle ultime settimane almeno cinque tonnellate di pesci morti si sono riversati sulle sue coste, scioccando i residenti e i turisti presenti.

Secondo fonti locali, all’origine del disastro ci sarebbe l’agricoltura intensiva praticata nei territori vicino alla laguna: il deflusso verso la costa di tonnellate di fertilizzanti e nitrati  provoca la proliferazione incontrollata delle alghe – un fenomeno noto come eutrofizzazione estrema – che privano l’acqua di ossigeno causando la morte degli animali.

L’allarme è arrivato intorno a ferragosto, quando sulle spiagge della laguna – estese per circa 70 km – hanno iniziato a comparire decine di piccoli pesci e gamberetti. Un fenomeno che nelle settimane seguenti è continuato in modo sempre più intenso, e ha spinto il governo a chiudere otto spiagge dopo le lamentele dei residenti per l’intorbidamento dell’acqua e il cattivo odore.

Negli ultimi 20 giorni, sono state rimosse oltre cinque tonnellate di pesci e crostacei morti per mancanza di ossigeno, ma secondo il governo regionale murciano la cifra sarebbe sottostimata perché anche il fondo della laguna è pieno di animali morti.

Non si tratta del primo episodio del genere: nel 2019 i pesci morti raccolti sulle spiagge dell’area erano stati tre tonnellate, e nel 2016 le alghe avevano reso verde tutta la laguna uccidendo l’85% della vegetazione marina sui suoi fondali.

Secondo alcuni esperti incaricati dal governo regionale di Murcia, in questo caso la moria di pesci non sarebbe dovuta alla mancanza di ossigeno o alla presenza di sostanze tossiche, ma all’aumento da 28 a 31,5 °C in soli due giorni della temperatura dell’acqua.

Una conclusione contestata dalle organizzazioni ambientaliste e da altri esperti. Parlando con El País, Ángel Pérez Ruzafa, professore di ecologia all’Università di Murcia, ha detto che le alte temperature sono state combinate con l’arrivo di acque superficiali e sotterranee “fortemente cariche di sostanze nutritive”, e che nonostante solo in alcune zone siano stati rilevati bassi livelli di ossigeno “non c’è stata anossia generale, ma ce n’è stata abbastanza per gli organismi sensibili”.

Il disastro ha riaperto una polemica annosa sulla tutela della laguna tra il governo centrale e quello regionale, che ha chiesto a Madrid di dichiarare l’area ‘zona disastrata’, vedendosi però opporre un rifiuto.

Mercoledì 25 agosto, la ministra dell’Ambiente di Madrid, Teresa Ribera, ha visitato la zona, si è confrontata con cinque ong ambientaliste che hanno denunciato la situazione all’UE. La ministra ha anche accusato l’esecutivo di Murcia di chiudere gli occhi di fronte alle irregolarità delle imprese agricole del Campo de Cartagena, una vasta area di agricoltura intensiva la cui superficie è decuplicata negli ultimi 40 anni, e si estende attualmente per circa 60.000 ettari. Grazie a essa, la regione di Murcia è diventata in uno dei principali produttori spagnoli di frutta e verdura, per la maggior parte esportati nel nord Europa.

Tuttavia, il clima secco con pochissime precipitazioni ha provocato un ricorso sempre più ampio al bacino della laguna – grazie a macchinari per la destalinizzazione – oltre a un impiego massiccio di fertilizzanti. Il ministero dell’Ambiente spagnolo stima che ogni giorno finiscano nella falda acquifera di Campo de Cartagena 4.000 kg di nitrati, per un totale che nel 2018 era stato calcolato in 300.000 tonnellate.

Secondo Ribera, 8.000 ettari di terreno mancano di “adeguati diritti di irrigazione” ed starebbero “estraendo illegalmente acqua o utilizzando una quantità molto al di sopra della loro assegnazione”.

Dichiarazioni che non sono piaciute agli agricoltori: “Stanno attaccando un settore che rispetta scrupolosamente tutte le leggi (ambientali)”, ha detto all’AFP Vicente Carrion, capo regionale dell’associazione agricola COAG.

Oltre che a causa delle attività agricole, la laguna è sotto pressione anche per la scarsità di reti fognarie nelle città vicine, che hanno avuto un boom negli ultimi decenni con la crescita del turismo, e per gli scarichi delle attività minerarie. Anche per questo, nel 2017 le sue spiagge sono state private dello status di ‘bandiera blu’.

Il colpo finale per Mar Menor è venuto dall’ondata di caldo di metà agosto: come ha ricordato in una nota l’Istituto spagnolo di oceanografia, l’eutrofizzazione “riduce la sua capacità di resistere a disagi come quelli causati dallo stress termico”.

Per gli ecologisti, il bando dei fertilizzanti è una buona notizia “anche se arriva troppo tardi”, ha detto Ángel Sallent, biologo e membro di di Anse, un gruppo di conservazione attivo nella regione.

Secondo l’associazione, che ha invitato i governi regionale e centrale ad agire rapidamente, soltanto provvedimenti urgenti come il contenimento delle pratiche agricole intensive della zona e la creazione di zone umide intorno alla laguna che potrebbero fungere da “filtri verdi” potrà evitare il ripetere di disastri del genere.