L’Ue sta studiando uno schema di certificazioni per la rimozione della CO2 dall’atmosfera

Orca, il nuovo grande impianto di cattura e stoccaggio diretto dell'aria di Climeworks in Islanda, durante le fasi di costruzione. [Climework]

La Commissione Europea pubblicherà entro la fine dell’anno un policy paper sulla ‘gestione sostenibile del ciclo del carbonio’ – il primo passo verso uno schema di certificazione a livello europeo per le emissioni provenienti da agricoltura, silvicoltura e altre fonti, che sarà presentato nel 2022.

Con l’adozione della sua storica legge sul clima all’inizio di quest’anno, l’Unione europea ha deciso di ridurre in modo aggressivo le emissioni di gas serra, puntando a una loro diminuzione del 55% entro la fine di questo decennio, per poi raggiungere lo zero netto entro il 2050.

Ma l’esecutivo dell’UE sta ora preparando una seconda tappa della politica climatica del l’Unione, con piani per rimuovere anche l’anidride carbonica dall’atmosfera.

“Dobbiamo pensare alle prospettive a lungo termine, e all’integrazione della rimozione della CO2 nelle nostre politiche climatiche verso il 2050”, ha affermato Christian Holzleitner, capo unità della direzione Clima della Commissione europea: “Stiamo facendo il primo passo con la nostra iniziativa legislativa sulle certificazioni”, ha detto la scorsa settimana a un evento EURACTIV.

La proposta sarà presentata il prossimo anno, ha confermato mercoledì 15 settembre la Commissione europea in una lettera di intenti che delinea i piani legislativi dell’esecutivo dell’UE per il 2022.

Sebbene i leader mondiali non lo ammettano apertamente, la necessità di rimuovere la CO2 dall’atmosfera è già chiara, affermano gli scienziati.

Anche se le nazioni riuscissero a ridurre le emissioni in conformità con l’accordo di Parigi, secondo l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) ci sarebbero ancora “emissioni residue” provenienti da settori come l’agricoltura e l’industria.

“La seconda ragione è che occorre compensare il superamento iniziale dei budget di carbonio che probabilmente sta per sorgere”, ha affermato Oliver Geden, uno scienziato tedesco tra gli autori principali del sesto rapporto di valutazione dell’IPCC.

“Quindi, ogni volta che si parla di raggiungere la neutralità climatica entro la metà del secolo in modo conforme all’accordo di Parigi, si presume che rimuoveremo l’anidride carbonica dall’atmosfera”, ha detto Geden all’evento, promosso dalla società energetica norvegese  Equinor.

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Tuttavia, il dibattito sulla rimozione della CO2 è controverso. I gruppi ambientalisti hanno criticato i progetti di compensazione del carbonio come la piantumazione di alberi, ritenuti un potenziale strumento di greenwashing che consente alle aziende del settore dei combustibili fossili di continuare a inquinare solo perché le loro emissioni sarebbero compensate dagli alberi collocati altrove.

“Nessun finanziamento pubblico dovrebbe essere destinato a progetti che portano a emissioni ritardate, sfruttamento e combustione continua di combustibili fossili o soluzioni di cattura e stoccaggio del carbonio per settori con altre opzioni di decarbonizzazione”, afferma Carbon Market Watch, un gruppo di pressione ambientalista.

“Abbiamo bisogno di un quadro trasparente e robusto per valutare quali tecnologie funzionano meglio nella rimozione del carbonio dall’atmosfera. E dobbiamo prenderci il nostro tempo per farlo bene e non precipitarci verso soluzioni a metà”, ha detto il gruppo.

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Questioni di gerarchia

In linea di principio, tutti concordano con gli ambientalisti sulla necessità di attuare una rigida gerarchia quando si tratta di politiche di mitigazione del clima, con la rimozione della CO2 chiaramente messa in fondo.

“Evitare le emissioni deve essere al centro della politica – non c’è dubbio su questo”, ha affermato Peter Frank, direttore del think-tank tedesco Agora Energiewende.

“Dobbiamo implementare questa gerarchia, altrimenti non raggiungeremo l’obiettivo della neutralità climatica”, ha avvertito, invitando i regolatori dell’UE ad adottare politiche per “evitare che questa gerarchia venga in qualche modo capovolta”.

Tuttavia, le tecnologie di rimozione del carbonio saranno necessarie a causa delle emissioni residue in aree come il settore del cemento e l’industria del calcare, ha aggiunto Frank, invitando i responsabili politici a iniziare a pianificarle ora.

Le compagnie petrolifere e del gas sono state in prima linea negli appelli per aumentare la rimozione dell’anidride carbonica, attirando le critiche degli attivisti verdi secondo cui  esse sarebbero solo alla ricerca di modi per sottrarsi alle proprie responsabilità nel taglio delle emissioni.

Equinor afferma tuttavia che ciò può essere fatto in modo responsabile. “Dal punto di vista di Equinor, seguiamo una rigida gerarchia di mitigazione”, iniziando con gli sforzi per “ridurre le emissioni ove possibile”, ha affermato Lisa Rebora, vicepresidente senior di Equinor per le attività emergenti e future.

Il prossimo passo per la compagnia sarà quello di decarbonizzare i propri prodotti, ad esempio attraverso la cattura e lo stoccaggio dell’idrogeno e del carbonio (CCS). “E poi, ultimo ma non meno importante, continuare a investire capitale nelle energie rinnovabili come l’eolico e il solare, e nelle nuove catene del valore a basse emissioni di carbonio”, ha affermato Rebora.

Tutti concordano inoltre sul fatto che soluzioni come i programmi di riforestazione e rimboschimento, dovrebbero essere prioritarie perché attualmente sono le più efficaci nell’assorbire l’anidride carbonica.

“Se la deforestazione fosse un paese, sarebbe il terzo più grande emettitore al mondo, il che significa che può avere un enorme impatto a breve termine”, ha detto Rebora, chiedendo misure per fermare e invertire la deforestazione il più rapidamente possibile.

“Poi, nel medio-lungo termine, ci sono le tecnologie come la CCS con bioenergia e la cattura diretta dell’aria”, che possono fornire emissioni negative, ha aggiunto.

Tecnologie di rimozione della CO2

Tuttavia, queste tecnologie sono ancora agli inizi. E gli investitori hanno bisogno di segnali politici e di un quadro normativo prima di poter iniziare a scommettere soldi su di loro.

Eppure l’interesse cresce. La scorsa settimana, una start-up svizzera chiamata Climeworks ha aperto il primo impianto di cattura diretta dell’aria al mondo, che aspira la CO2 direttamente dall’atmosfera e la immagazzina nel sottosuolo. L’impianto può catturare fino a 4.000 tonnellate di CO2 all’anno, l’equivalente delle emissioni annuali di circa 790 auto.

Si tratta di una goccia nell’oceano rispetto ai 31,5 miliardi di tonnellate di CO2 che secondo l’Agenzia internazionale per l’energia (IEA) sono state emesse lo scorso anno. Tuttavia, i ricercatori ritengono che soluzioni come queste dovranno essere ampliate se le nazioni del mondo vogliono tenere sotto controllo il cambiamento climatico.

“Temo che alla fine avremo bisogno di soluzioni tecniche” per rimuovere la CO2 dall’atmosfera, ha affermato Peter Frank, di Agora Energiewende.

Il motivo, ha spiegato, è dovuto alla “elevata incertezza” che circonda la capacità della natura di assorbire CO2 dal suolo, dalla terra o dalle foreste in futuro. Nell’Europa centrale, ad esempio, le foreste stanno “quasi cadendo a pezzi” a causa del cambiamento climatico, il che significa che stanno perdendo la loro capacità di agire come un efficace pozzo di assorbimento del carbonio, ha affermato Frank.

“Quindi per il futuro dobbiamo considerare la cattura diretta dell’aria, la CCS e la biomassa con CCS, perché c’è un’elevata incertezza su come si svilupperanno i nostri pozzi naturali durante i cambiamenti climatici”, ha affermato.

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Prossimo passo: le certificazioni

In effetti, l’Unione Europea ha già iniziato a fare piani per le emissioni negative.

All’inizio di quest’anno, l’UE ha adottato una legge sul clima con l’obiettivo di ridurre del 55% le emissioni entro il 2030. E quando si aggiungono le rimozioni pianificate di carbonio da agricoltura e silvicoltura, l’obiettivo ‘netto’ risultante sembra più vicino a una riduzione del 57%, hanno affermato i legislatori dell’UE.

“Se si guarda alla logica e ai metodi applicati dall’UNFCCC, tutti includono i pozzi di assorbimento del carbonio”, ha affermato il vicepresidente della Commissione con delega al Clima Frans Timmermans, presentando l’anno scorso gli obiettivi climatici dell’Unione per il 2030.

Il prossimo passo per la Commissione ora è assicurarsi che tali rimozioni di carbonio siano monitorate, verificate e contabilizzate. “E abbiamo bisogno di un protocollo di certificazione per questo”, ha detto Holzleitner.

Entro la fine dell’anno, l’esecutivo dell’UE prevede di pubblicare un documento strategico – o ‘libro verde’ – per affrontare queste questioni, ha affermato il funzionario. “Il prossimo passo sarà una proposta legislativa sulla certificazione della rimozione del carbonio, che sarà molto più tecnica”.

La mossa è ampiamente sostenuta dal Parlamento europeo. A giugno, quindici eurodeputati hanno inviato una lettera aperta alla Commissione europea chiedendo incentivi finanziari e politici per promuovere la rimozione dell’anidride carbonica (CDR) per aiutare l’UE a raggiungere la neutralità climatica.

“La certificazione è estremamente importante”, ha affermato Niels Fuglsang, eurodeputato danese del gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D).

I cittadini, dice, devono avere fiducia che il sistema funzioni e non porti al greenwashing. “Ciò richiede un po’ di burocrazia”, ​​ha ammesso, aggiungendo che “si spera di poter tenere basso” il suo livello.

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A dire il vero, la contabilizzazione delle rimozioni di CO2 presenta molte insidie.

La prima è il problema della ‘permanenza’: ad esempio, se una foresta va in fiamme, una quantità corrispondente di carbonio dovrebbe essere cancellata dai libri contabili della CO2 dell’UE. Oppure: i prodotti in legno come i mobili hanno una durata limitata, e quando alla fine vengono gettati, probabilmente finiranno per essere bruciati, rilasciando nuovamente CO2nell’atmosfera.

“Abbiamo urgente bisogno di una definizione di ‘permanenza’ per ciò che può effettivamente essere considerato come rimozione dell’anidride carbonica dall’atmosfera”, ha affermato Oliver Geden.

“Questo è un problema che si applica in particolare alle opzioni di rimozione del carbonio a terra come il rimboschimento o lo stoccaggio nel sottosuolo, dove c’è un alto rischio che ila CO2 finisca di nuovo nell’atmosfera dopo anni o decenni”, ha affermato.

La Commissione ne è consapevole, e sta attualmente cercando di comprendere meglio la gamma di tecnologie di rimozione del carbonio disponibili, a partire da soluzioni come la CO2 catturata nei suoli e nelle foreste, ha affermato Holzleitner.

Successivamente, ha affermato, ci sono “soluzioni industriali” come CCS, economia circolare, combustibili sostenibili e altri prodotti che immagazzinano CO2 come i materiali da costruzione in legno.

Con i finanziamenti alla ricerca dell’UE, la Commissione europea mirerà innanzitutto a “comprendere meglio le tecnologie e le sfide ad esse collegate, ad esempio su come affrontare la permanenza e il rischio di disturbi naturali”, ha detto Holzleitner.

Secondo Geden, “è necessario anche creare una sorta di schema di responsabilità per ciò che accade nel caso in cui qualcosa vada storto e la CO2 ritorni nell’atmosfera”.

“Penso che la questione della permanenza sia davvero qualcosa che i responsabili politici devono considerare”.

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Obiettivo separato

In termini di progettazione delle politiche, la via più semplice da seguire sarebbe di adottare un obiettivo UE separato per la rimozione della CO2, chiaramente distinto dall’attuale obiettivo di riduzione dei gas serra, ha suggerito Geden.

“Allora la gerarchia delle opzioni sarebbe molto più chiara”, ha detto Geden, suggerendo che il 5 o il 10% degli obiettivi climatici dell’UE potrebbero essere raggiunti con la rimozione della CO2.

Altri si sono detti d’accordo. “Alla fine, non dovremmo mescolare il mercato delle politiche di mitigazione con i mercati delle politiche di rimozione”, ha affermato Peter Frank: “In futuro dovremmo avere due mercati diversi”.

Anche Holzleitner ha concordato, affermando che la domanda chiave che i responsabili politici devono affrontare ora è “come possono essere utilizzati questi crediti [di rimozione del carbonio] nei sistemi di trading regolamentati in Europa”.

“Dobbiamo capire meglio cos’è una tonnellata di rimozione, quanto è permanente e quanto è aggiuntiva”, ha detto Holzleitner. Ad esempio, deve essere fatta una distinzione tra “rimozioni reali di CO2” ed “emissioni evitate, come la deforestazione evitata”, ha spiegato.

Per Geden, ci sono altre questioni a cui i responsabili politici devono rispondere: da dove viene la CO2, quali sono le emissioni del ciclo di vita di questi processi, dove rimane la CO2 alla fine e per quanto tempo. A suo giudizio, la discussione sta diventando urgente perché i paesi dell’UE hanno finora evitato il problema.

“È davvero giunto il momento che i governi degli Stati membri dell’UE prendano una decisione al riguardo, perché sono stati in gran parte assenti dal dibattito”.

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