L’Ue aumenta il Just Transition Fund: 40 miliardi per dire addio ai combustibili fossili

Veduta delle torri di scarico della centrale a carbone CET South, appartenente alla Power Plant Commercial Company a Bucarest, Romania. EPA-EFE/ROBERT GHEMENT

La Commissione europea ha quintuplicato il fondo UE proposto per aiutare quei Paesi la cui economia è basata sui combustibili fossili a compiere una transizione ecologica, con un nuovo fondo di recupero per aiutare le economie europee in difficoltà a riprendersi dopo la nuova pandemia di coronavirus.

I Paesi stanno già reclamando gran voce una fetta del Just Transition Fund dell’UE: 18 Stati membri si preparano a chiedere sostegno per la riqualificazione dei lavoratori e per aiutare le imprese fortemente inquinanti a orientarsi verso attività più ecologiche.

Mercoledì 27 maggio la Commissione ha confermato l’offerta di 40 miliardi di euro, di cui 30 miliardi di euro del Coronavirus Recovery Fund UE e 10 miliardi di euro dal bilancio per il periodo 2021-27. Questo stando ai prezzi del 2018, ha detto la Commissione, il che sarebbe tradotto in circa 44 miliardi di euro a prezzi correnti, calcolando l’inflazione degli ultimi due anni. 

La proposta della Commissione deve naturalmente essere approvata dagli Stati membri e dai legislatori dell’UE. Si tratta in ogni caso di un’ipotesi che vale cinque volte tanto quella che era stata prevista nel fondo di transizione di 7,5 miliardi di euro a gennaio, prima dello scoppio della pandemia e dunque prima della necessità di rivedere in maniera radicale la proposta di bilancio.

Gli ambientalisti hanno accolto con favore la mossa. “La Commissione dà un importante segnale politico aumentando il budget per il Just Transition Fund: sostenere l’Europa centrale e orientale nel recupero degli obiettivi climatici rimane una priorità”, ha detto Rebekka Popp, ricercatrice del think tank E3G sul clima.

Se combinato con i 10 miliardi di euro di prestiti della Banca europea per gli investimenti, il fondo mira a innescare un totale di almeno 150 miliardi di euro in investimenti per la transizione ecologica nel periodo 2021-27, includendo il capitale privato. Queste le stime della Commissione.

L’esecutivo UE non ha specificato come queste cifre saranno ripartite tra i vari Paesi anche se possiamo dire che nella precedente proposta della Commissione era stata data priorità alle regioni le cui economie e i posti di lavoro dipendono in maniera sostanziale dalla presenza di industrie inquinanti.

Secondo questi criteri, la Polonia era destinata ad ottenere la fetta più consistente del fondo immaginato precedentemente, che prevedeva che le venissero assegnati 2 miliardi di euro, contro  gli 877 milioni di euro per la Germania. 

Le cifre ora sono radicalmente aumentate e non è un caso che il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki abbia definito la nuova proposta “un’ottima notizia”.

“L’Europa moderna deve essere pronta per le sfide che deve affrontare e quindi ha bisogno di nuove risorse”, ha scritto Morawiecki su Twitter, dicendo che i finanziamenti extra per l’agricoltura, la coesione regionale e il Just Transition Fund “sono tutti passi nella giusta direzione”.

L’aumento del Just Transition Fund potrebbe significare 6 miliardi di euro in più per le regioni polacche fortemente legate ad un vecchio modello industriale, ha sottolineato il ministro per il clima Michal Kurtyka.

Il fondo mira a convincere i Paesi come la Polonia, con economie basate su un modello industriale molto inquinante, che l’obiettivo della Commissione di decarbonizzare l’economia dell’UE entro il 2050 è un obiettivo realizzabile e che soprattutto può essere raggiunto senza che questo comporti conseguenze sociali nefaste.

La Polonia, che impiega circa un terzo delle 237.000 persone che lavorano nell’industria carbonifera  dell’UE, e che produce la maggior parte della sua elettricità dal carbone, non si è ancora impegnata a raggiungere l’obiettivo climatico del 2050, giustificando questa scelta con l’argomento delle difficoltà economiche e sociali che ne deriverebbero.
Ma gli attivisti hanno suggerito che questo contributo extra potrebbe convincere la Polonia ad rivedere la propria posizione.

“I Paesi dell’Europa centrale e orientale dovrebbero ora impegnarsi a raggiungere l’obiettivo climatico per il 2030″, ha detto Popp. “Il fatto di aver messo più soldi nel piatto rende ancora più essenziale che il fondo non venga utilizzato per sostenere un’industria non competitiva e inquinante”, ha chiosato.