L’UE amplia la possibilità dei cittadini di fare ricorso in tribunale per violazione dei diritti ambientali

"Accordo politico provvisorio sulla revisione del regolamento di Aarhus! Importante passo avanti per lo stato di diritto ambientale e per una maggiore fiducia del pubblico nelle istituzioni dell'UE", ha scritto il commissario UE per l'Ambiente, Virginijus Sinkevičius. [https://twitter.com/VSinkevicius/status/1414643735388950535?s=20]

Il campo di applicazione della legislazione che potrà essere impugnata in tribunale per violazione dei diritti ambientali è stato ampliato a seguito di un accordo raggiunto dai deputati  del Parlamento europeo e dai rappresentanti delle capitali dell’UE.

Lunedì 12 luglio, i negoziatori hanno raggiunto un accordo per allineare l’UE alla Convenzione di Aarhus, un accordo internazionale che consente ai cittadini di contestare in tribunale la legislazione che viola le leggi ambientali.

Il nuovo accordo sul regolamento di Aarhus mira a risolvere le questioni evidenziate dal comitato per la conformità della Convenzione di Aarhus in tempo perché l’UE possa presentare la nuova legislazione alla riunione delle parti prevista a ottobre.

È una vittoria sia per l’ambiente che per lo stato di diritto, che rende Bruxelles più aperta e responsabile, secondo Martin Hojsík, un deputato slovacco che faceva parte della squadra negoziale del Parlamento europeo.

“Si tratta davvero di fare in modo che l’Unione non solo segua lo stato di diritto, ma si rafforzi essendo più aperta ai suoi cittadini, senza aver paura di loro e senza nascondersi”, ha detto: “Questo beneficerà tutti noi”.

Parlando con EURACTIV, Hojsík ha affermato che il regolamento funziona come un airbag: deve essere presente e funzionare correttamente, ma idealmente non dovrebbe mai essere utilizzato, perché tutti gli atti dovrebbero rimanere conformi alle leggi ambientali.

“Sono davvero felice che abbiamo fatto un passo in questa direzione, e credo che si possa fare di più”, ha detto Hojsík, che a parte del gruppo politico centrista Renew Europe al Parlamento europeo.

Il commissario europeo per l’Ambiente, Virginijus Sinkevičius, ha accolto con favore l’accordo, e in una nota ha spiegato che “rafforzerà la capacità della società civile europea e di un pubblico più ampio di esercitare un controllo sulle decisioni che riguardano l’ambiente. Questo è un elemento importante dei controlli e degli equilibri nello stato di diritto ambientale per garantire che il Green Deal europeo porti un cambiamento duraturo”.

Ambito esteso

I paesi dell’UE e i negoziatori del Parlamento europeo hanno concordato di ampliare l’elenco di coloro che possono contestare atti legali, per includere oltre alle ong i singoli cittadini.

Hanno inoltre convenuto di estendere il campo di applicazione del regolamento per includere atti amministrativi che richiedono misure di attuazione a livello nazionale e comunitario. Questa è vista come una grande vittoria per il Parlamento europeo, che considerava la mancanza di questa possibilità un ostacolo alla piena conformità del diritto dell’UE alla Convenzione di Aarhus.

“L’accordo politico che abbiamo raggiunto nel trilogo è qualcosa di cui possiamo essere orgogliosi. Garantirà il rispetto da parte dell’Unione dei suoi obblighi internazionali”, ha detto Christian Doleschal, deputato democristiano tedesco che è stato il principale negoziatore per il Parlamento europeo. “Abbiamo ampliato l’ambito del ‘riesame interno’ in materia ambientale per coprire gli atti di portata individuale”, ha spiegato a EURACTIV.

L’inclusione delle misure di attuazione è un punto di svolta, ha detto Anne Friel, avvocato del gruppo ambientalista Client Earth: “È un vero punto di svolta per noi, perché quando vediamo che una decisione chiaramente illegale viene emessa – non accadono tutti i giorni, ma accadono perché la Commissione non è infallibile – potremo aver accesso a una procedura per farla rivedere. Significa davvero che abbiamo uno strumento abbastanza potente da usare”, ha detto a EURACTIV.

Timori per la mancanza di conformità

Tuttavia, il timore è che l’UE possa non essere ancora pienamente conforme alla Convenzione.

In primo luogo, sebbene gli individui siano ora in grado di fare ricorso contro le leggi, devono soddisfare criteri che limitano la loro capacità di impugnare le decisioni in tribunale. Secondo gli attivisti per i diritti, ciò potrebbe mettere a repentaglio il rispetto della Convenzione di Aarhus da parte dell’UE.

Mentre infatti i criteri richiesti alle ong per portare i casi in tribunale sono abbastanza ampi, i singoli cittadini devono dimostrare di essere direttamente colpiti e che i loro diritti sono stati lesi, o raccogliere 4.000 firme provenienti da cinque paesi dell’UE.

Gli aiuti di Stato sono un altro problema: sono stati una grossa materia di dibattito per il Parlamento europeo, ma rimarranno al di fuori del campo di applicazione del regolamento perché non facevano parte del problema originale relativo alla conformità.

Gli aiuti di Stato saranno discussi dalla Commissione Europea in una fase successiva, con una valutazione d’impatto che sarà pubblicata nel 2022 e una revisione che sarà proposta, se necessaria, entro la fine del 2023.

“Alla fine abbiamo convenuto che le conseguenze di impugnare le decisioni sugli aiuti di Stato non sono state ancora sufficientemente valutate. Ecco perché la Commissione si impegnerà a valutare ulteriormente il potenziale impatto di una decisione in questo senso e a discutere ulteriori passi attraverso una dichiarazione”, ha detto Doleschal.

Ciò rende la decisione di lunedì una vittoria dimezzata, secondo Climate Action Network Europe. “Ora il bicchiere è mezzo pieno – ce lo aspettavamo e ne avevamo bisogno. Mentre accogliamo calorosamente l’inclusione degli atti con misure di attuazione, siamo cauti riguardo all’enorme scappatoia creata dall’esclusione delle decisioni sugli aiuti di Stato”, ha spiegato Harriet Mackaill-Hill, responsabile delle politiche di governance presso CAN Europe.

Inoltre, una fonte vicina ai negoziati ha affermato che le opinioni all’interno della Commissione erano divergenti su ciò che costituisce la conformità.

La Commissione europea ha messo in guardia i paesi dell’UE dall’essere troppo ambiziosi sul regolamento, affermando che un campo di applicazione troppo ampio rischiava di creare troppo lavoro per l’esecutivo dell’UE.

Spetterà ora alla riunione dei firmatari della Convenzione di Aarhus decidere se la posizione dell’Unione europea è finalmente conforme all’accordo internazionale.

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