La Corte suprema norvegese non ferma la ricerca del petrolio nell’Artico

Ghiaccio nell'Oceano Artico. [Foto di Pink floyd88 a, Wikimedia Commons.]

La Corte suprema norvegese ha respinto la richiesta dei gruppi ambientalisti che cercavano di fermare l’esplorazione petrolifera nell’Artico, dopo una storica battaglia sugli impegni del paese in materia di cambiamento climatico. La contestata decisione è arrivata martedì (22 dicembre).

Con una maggioranza di 11 a 4, la corte suprema ha respinto la richiesta di due organizzazioni, Greenpeace e Young Friends of the Earth Norway, di dichiarare incostituzionale la concessione di 10 licenze di esplorazione petrolifera nel Mare di Barents nel 2016.

Facendo riferimento all’accordo di Parigi, che cerca di limitare il riscaldamento globale a meno di 2°C al di sopra dei livelli preindustriali, le organizzazioni avevano sostenuto che le licenze petrolifere violassero l’articolo 112 della costituzione norvegese, che garantisce a tutti il diritto a un ambiente sano.

Le loro rivendicazioni erano già state respinte in due passaggi precedenti e le speranze di un verdetto positivo sono state definitivamente infrante con la decisione della Corte Suprema, che ha emesso il verdetto in videoconferenza.

La corte ha concordato con gli attivisti che l’articolo 112 possa essere invocato nel caso in cui lo Stato non rispetti i suoi obblighi in materia di clima e di ambiente, ma al contempo ha ritenuto che questo non fosse il caso.

Il tribunale ha inoltre ritenuto che la concessione di permessi petroliferi non fosse contraria alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, perché non rappresenta “un rischio reale e immediato” per la vita e l’integrità fisica.

“Siamo oltraggiati da questa sentenza, che lascia i giovani e le generazioni future senza una protezione costituzionale”, ha detto Therese Hugstmyr Woie, a capo della Young Friends of the Earth Norway, in una dichiarazione. “La Corte Suprema sceglie la fedeltà al petrolio norvegese piuttosto che il nostro diritto a un futuro vivibile”, ha aggiunto.

Prima della sentenza della Corte Suprema, Greenpeace aveva avanzato l’idea di portare il caso alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo.

Il gruppo ha descritto il caso come “storico”, nel senso che potrebbe influenzare la futura politica petrolifera in Norvegia, il più grande produttore di idrocarburi dell’Europa occidentale.

Si assiste in generale ad una tendenza globale che vede delle istanze che riguardano il cambiamento climatico apparire sempre più spesso in tribunale.

Nei Paesi Bassi nel 2019, ad esempio, lo Stato ha ricevuto l’ordine di ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 25% entro il 2020, dopo che il gruppo ambientalista Urgenda ha presentato una causa al più alto tribunale del Paese.