Investimenti pubblici verdi finanziati con il debito Ue: la proposta di Cottarelli

Carlo Cottarelli. EPA-EFE/ALESSANDRO DI MEO

In uno studio richiesto dalla Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo (la Commissione Econ), presieduta da Irene Tinagli del gruppo dei Socialisti e Democratici, per fornire elementi di analisi agli eurodeputati impegnati nella definizione della legislazione e nell’esercizio del controllo sulle politiche interne dell’Ue, Carlo Cottarelli presenta l’ipotesi di facilitare gli investimenti pubblici verdi nel quadro delle regole fiscali del Patto di stabilità e crescita.

La lotta ai cambiamenti climatici deve essere affrontata attraverso azione decisive, che includono anche strumenti di politica fiscale: questa la tesi dell’economista. C’è un ampio consenso sul fatto che un ruolo importante dovrà essere svolto dal “carbon pricing“, anche se c’è un dibattito su quale strumento sia preferibile tra i permessi di inquinamento e il Carbon Border Adjustment, ma gli obiettivi per mitigare l’inquinamento dovranno essere accompagnati da investimenti pubblici verdi.

Quando il Patto di stabilità e crescita ha stabilito i massimali di deficit fiscale e di debito pubblico, all’inizio degli anni Novanta, la natura e la portata della sfida del riscaldamento globale erano certamente sottostimate e meno rilevanti nel dibattito pubblico di quanto lo siano ora: “i costi derivanti dal riscaldamento globale sono un fattore aggiuntivo che ora può giustificare l’accettazione di un maggior grado di rischio derivante dal debito pubblico e dai disavanzi fiscali”, si legge nel documento.

Una prima ipotesi delineata dall’economista dell’Università Cattolica di Milano è quella di regolamentare gli investimenti pubblici nel settore Green nella cornice del Patto di Stabilità e Crescita, ad esempio introducendo una specifica clausola di flessibilità che consentirebbe maggiori investimenti pubblici verdi, fino ad un certo livello. Vi sarebbe però il rischio che l’introduzione di clausole di flessibilità per gli investimenti pubblici verdi porti alla tentazione di richiedere un trattamento simile per altri tipi di spesa pubblica, riducendo così ulteriormente l’efficacia delle regole fiscali e complicandone la gestione.

Un’altra soluzione allora sarebbe quella di investire, direttamente o indirettamente, a livello dell’Ue, cosa che tra l’altro non comporterebbe un aumento del deficit fiscale e del debito pubblico da parte dei singoli Paesi membri.
Ci sono due premesse che giustificano l’ipotesi degli investimenti a livello centrale anziché nazionale: innanzitutto il fatto che i cambiamenti climatici e i danni ambientali non sono influenzati o bloccati dalle frontiere nazionali; in secondo luogo, il fatto che tutti nell’Unione Europea trarrebbero beneficio da investimenti pubblici verdi effettuati in un qualsiasi Stato membro.

“Le proposte avanzate dalla Commissione europea in merito al programma Next Generation Eu vanno proprio in questa direzione. L’unica questione è se gli investimenti Green che potrebbero essere intrapresi nell’ambito di questo programma, come attualmente previsto, sarebbero sufficienti, considerate le grandi sfide ambientali previste”, conclude Cottarelli nel documento. E questa riflessione conclusiva rimanda alla questione più ampia della necessità di incrementare il bilancio europeo e delle risorse proprie dell’Ue.