Incendi, il ministro della Transizione ecologica Cingolani: oltre il 70% è responsabilità dell’uomo

Un'immagine degli incendi che hanno colpito la provincia di Oristano, il 25 luglio 2021. [EPA-EFE / FABRIZIO FOIS]

Più del 70 per cento degli incendi che stanno devastando il territorio italiano quest’estate – a partire da quelli che hanno distrutto la zona del Montiferru, in Sardegna – sono causati dall’azione umana, aiutata dai cambiamenti climatici, ha detto giovedì il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani nel corso di un’informativa alla Camera.

Nel frattempo, pompieri e volontari, con il supporto di aerei ed elicotteri, stanno ancora lavorando per contrastare l’avanzata dei roghi che negli ultimi giorni hanno colpito la Calabria (nelle province di Reggio Calabria e Cosenza) e la Sicilia (in quelle di Palermo, Enna e Messina), dove le fiamme hanno attaccato la riserva protetta che comprende le aree boschive delle Madonie e dei monti Nebrodi.

Sono solo gli ultimi delle centinaia di incendi scoppiati in tutta la penisola nelle ultime settimane, tra i quali quello che ha devastato quasi 20.000 ettari di terreno nella provincia di Oristano, in Sardegna.

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Nel corso di un’informativa urgente in Parlamento, giovedì 5 agosto il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha spiegato che “il 57,4% degli incendi sono dolosi, dove si vedono punti di innesco, e hanno effetti devastanti. Il 13,7% non è intenzionale, e quindi sono colposi per mancanza di cultura. Siamo già oltre il 70% di incendi che è responsabilità nostra, e che incide su un sistema [già] predisposto” dal punto di vista climatico allo sviluppo di roghi.

“Meno del 2%” degli incendi, ha aggiunto Cingolani, “sono di origine naturale”, ad esempio  causati da un fulmine, “il 4,4% è indeterminato, vuol dire che in qualche modo qualcuno ha buttato una cicca di sigaretta; il 22,5% non è classificabile, ma qualcuno deve far partire la scintilla”.

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Secondo il ministro, “c’è un problema di manutenzione e di civiltà: se da un lato noi dobbiamo essere molto coscienti del fatto che siamo più vulnerabili di quanto non fossimo in passato”, dall’altro occorre comprendere che “c’è un problema di manutenzione dei territori, perché qui stiamo parlando di qualcuno che brucia” dolosamente, nella maggioranza dei casi “per interessi reconditi”.

Tuttavia, Cingolani ha aggiunto di non capire perché le persone dovrebbero appiccare incendi del genere, poiché non hanno portato alcun beneficio economico, dal momento che secondo la legge “nelle zone bruciate per 15 anni non si può fare nulla di diverso da quello che c’era prima”.

Anche la Turchia e la Grecia quest’estate stanno affrontando grandi incendi che funzionari ed esperti hanno collegato a eventi meteorologici sempre più frequenti e intensi causati dalla crisi climatica. L’Unione europea ha inviato aiuti a diversi paesi, tra cui l’Italia e la Grecia, sotto forma di aerei, elicotteri e vigili del fuoco.

Secondo Cingolani, l’impatto del cambiamento climatico è stato avvertito attraverso “una riduzione dell’umidità media del suolo, a cui si aggiungono […] venti secchi e ad alta temperatura”.

“C’è un quadro abbastanza chiaro”, ha detto il ministro: “Negli incendi che stanno devastando non solo l’Italia ma anche la Grecia, per esempio, ci sono situazioni molto simili e sono senza alcun tipo di ambiguità colpa dei cambiamenti clima e di fenomeni antropici”.

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In Sicilia, mercoledì i vigili del fuoco di Palermo hanno riferito di aver affrontato più di 40 incendi nella macchia, che secondo loro sono stati “alimentati dalle alte temperature e dal forte vento”. L’organizzazione agricola Coldiretti ha detto che ci vorranno fino a 15 anni per ristabilire i boschi persi dagli incendi, chiedendo una maggiore protezione contro i roghi.

Se al Sud la situazione critica riguarda gli incendi, nel Nord Italia il problema è stato invece il maltempo. Le forti piogge hanno colpito in particolare l’area del lago di Como, che – dopo aver esondato nei giorni scorsi in diversi comuni della provincia, causando gravi danni – giovedì sera ha straripato di nuovo proprio nel capoluogo, dove diverse vie sono state allagate e il lungolago è stato chiuso.

La situazione resta difficile anche in Trentino-Alto Adige, dove giovedì una colata di fango ha colpito un albergo sulla strada statale Gardesana, a Riva del Garda, costringendo gli ospiti a evacuare, mentre i fiumi Adige e Isarco vengono costantemente monitorati: il primo ha raggiunto il livello di guardia idrometrico, mentre il secondo ha esondato nel comune di Chiusa, in provincia di Bolzano, dove per alcune ore sono rimasti chiusi anche alcuni tratti dell’autostrada del Brennero.