G7: cosa hanno concordato i leader sul clima e cosa manca

Il primo ministro britannico Boris Johnson durante la conferenza stampa nell'ultimo giorno del vertice del G7 a Carbis Bay, Cornovaglia, il 13 giugno 2021. [EPA-EFE/NEIL HALL]

Dai “piani Marshall verdi” alla mancanza di chiarezza sulla spesa verde e sulla decarbonizzazione dei trasporti, edie.net, media partner di EURACTIV, riassume gli argomenti su cui è stato (o no) raggiunto una accordo durante il vertice del G7.

La polvere si sta posando sul vertice del G7, che ha visto i leader mondiali incontrarsi a Carbis Bay, in Cornovaglia, per discutere la realizzazione di una forte ripresa economica dalla pandemia di COVID-19 e le risposte alla crisi climatica.

Sullo sfondo di spiagge sabbiose e delle centinaia di attivisti per il clima che chiedono azioni concrete, domenica 13 giugno il G7 ha rilasciato il suo comunicato finale. Gli sforzi per combattere la crisi climatica sono molto presenti nel documento ufficiale, ma i gruppi e gli attivisti verdi sono rimasti delusi dalla mancanza di dettagli nei piani per promuovere una rivoluzione industriale verde.

Cosa è stato concordato…

Impegni per la produzione di energia a zero emissioni nette

Sulle emissioni di CO2 dovute alla generazione di energia, è stato formalizzato l’impegno a fissare l’obiettivo dello zero netto da raggiungere negli anni 2030, ipotizzato per la prima volta il mese scorso. Ciò presuppone un impegno a porre fine al sostegno diretto dei governi ai nuovi impianti di generazione di carbone termico privi di tecnologie di cattura e stoccaggio del carbonio (CCS) entro la fine di quest’anno. Tutti gli altri sussidi “inefficienti” ai combustibili fossili saranno gradualmente eliminati entro il 2025.

Sebbene diverse nazioni del G7, incluso il Regno Unito, si siano già impegnate a porre fine alla produzione di energia dal carbone prima del 2030, l’impegno è particolarmente significativo per il Giappone. Il carbone ha rappresentato il 31% della produzione di elettricità del Giappone nell’anno finanziario 2019-20 e si ritiene che il paese sia il secondo utilizzatore di carbone al mondo, dietro solo alla Cina.

C’è anche un impegno a fermare i finanziamenti diretti per le centrali elettriche a carbone nelle nazioni dell’OCSE entro la fine del 2021. I membri del G7 incoraggeranno altre nazioni a seguire il loro esempio riguardo al carbone.

Roadmap dello zero netto

Il Regno Unito è stato continuamente criticato per non aver pubblicato una tabella di marcia dettagliata che delineasse esattamente come la nazione prevede di raggiungere le emissioni nette zero entro la metà del secolo. Una strategia dedicata dovrebbe essere pubblicata prima del vertice sul clima COP26 a Glasgow questo novembre, e il G7 si è anche impegnato a pubblicare strategie che delineano gli sforzi per raggiungere una transizione globale verso lo zero netto. Fondamentalmente, il G7 ha lasciato intendere che pubblicherà questi documenti prima della COP26.

“Ci impegniamo a presentare strategie a lungo termine che stabiliscano percorsi concreti per azzerare le emissioni nette di gas serra entro il 2050 il prima possibile, facendo il massimo sforzo per farlo entro la COP26”, afferma il comunicato.

Attualmente, più di due terzi del PIL globale sono coperti da target di emissioni nette zero previsti o presentati. Il focus si sposta ora sui governi nazionali, affinché delineino quali meccanismi saranno prioritari per raggiungere tali obiettivi. Farlo prima della COP26 aiuterà a semplificare i negoziati al vertice, con le nazioni che saranno in grado di delineare quali soluzioni possono essere promosse come parte di nuovi mercati verdi.

Biodiversità

L’Environmental Audit Committee (EAC) sembra pronto a pubblicare un rapporto che delinea in che modo la spesa pubblica può proteggere e migliorare la biodiversità e gli ecosistemi. Infatti, il mondo è indirizzato verso una sesta estinzione di massa e molte nazioni, incluso il Regno Unito, non sono riuscite a raggiungere i loro obiettivi sulla biodiversità più e più volte.

Uno studio particolarmente probante ha scoperto che l’attività umana ha colpito il 97% degli ecosistemi del mondo. Secondo il World Economic Forum (WEF), 44 trilioni di dollari (36,3 trilioni di euro), più della metà del PIL mondiale, sono a rischio per la perdita di biodiversità. Una ricerca simile del WWF ha scoperto che la perdita di biodiversità costerà all’economia globale almeno 8 trilioni di sterline (9,3 trilioni di euro) entro il 2050, se non saranno varate azioni di contrasto da parte dei settori pubblico e privato, insieme ai governi.

È un segno positivo che il G7 abbia notato l’importanza di collegare le discussioni che si terranno alla COP26 con i temi e i risultati dell’imminente vertice della Convenzione sulla diversità biologica (CBD).

Due comitati tecnici della CBD hanno avviato riunioni che dureranno fino a metà giugno per formalizzare un “quadro globale della biodiversità”, che dovrebbe essere adottato dai governi di tutto il mondo in modo simile a quanto fatto con l’accordo di Parigi volto a combattere l’aumento della temperatura media globale.

Il G7, infatti, ha formalmente accettato il varo di un G7 Nature Compact condiviso. Il pacchetto è legato a operazioni chiave relative alla biodiversità, comprese le discussioni sul CBD e la Dasgupta Review (un’analisi globale indipendente sull’economia della biodiversità guidata dal professor Sir Partha Dasgupta dell’università di Cambridge, e commissionata nel 2019 dal ministro del Tesoro britannico, ndr). In particolare, impegna le nazioni a sostenere l’obiettivo di conservare o proteggere almeno il 30% delle terre emerse e almeno il 30% degli oceani entro la fine del decennio.

Il G7 si è anche impegnato a “rafforzare la diffusione e implementazione” di soluzioni basate sulla natura (NbS), riconoscendo che possono fornire “molti benefici significativi per la mitigazione e l’adattamento al clima, la biodiversità e le persone, contribuendo così al raggiungimento di vari Obiettivi di sviluppo (SDG)” fissati dalle Nazioni Unite.

Tuttavia, il G7 afferma che queste soluzioni non dovrebbero sostituire la “necessità di un’urgente decarbonizzazione e riduzione delle emissioni”.

Inoltre, il G7 ha riaffermato l’impegno, preso con la  Dichiarazione di New York sulle foreste, a porre fine alla perdita naturale delle foreste e a ripristinare – sulla base della Bonn Challenge – 350 milioni di ettari di foresta entro il 2030. I report suggeriscono che i progressi rispetto alla precedente scadenza della Dichiarazione, fissata per il 2020, sono stati scarsi , con “poche prove” che i firmatari della dichiarazione abbiano agito in linea con il suo impegno: il che significa che il raggiungimento degli obiettivi del 2020 è ora “probabilmente impossibile”.

100 miliardi di dollari in finanziamenti per il clima

La finanza per il clima è stata oggetto di discussioni cruciali prima della riunione del G7. I ministri delle finanze dei sette paesi hanno concordato un accordo storico che imporrà la rendicontazione delle azioni sul clima in linea con le raccomandazioni della task force globale sulle informative finanziarie relative al clima (TCFD).

Alcuni gruppi ambientalisti sono rimasti delusi dal fatto che un accordo in via di definizione per fornire 100 miliardi di dollari all’anno (82,5 miliardi di euro) in finanziamenti per il clima alle nazioni in via di sviluppo non sia stato discusso dai ministri delle finanze. Negli incontri del G7, le nazioni hanno “riaffermato” tale impegno fino al 2025.

Alcune ricerche indicano che i governi del G7 non sono riusciti a mantenere gli impegni da 100 miliardi di dollari di vecchia data. Oxfam stima che gli attuali impegni del G7 porterebbero ai paesi poveri 36 miliardi di dollari (29,7 miliardi di euro) entro il 2025, di cui meno di 10 (8,2, in euro) per progetti e iniziative sull’adattamento climatico.

Prima dell’avvio del vertice, solo il Regno Unito e gli Stati Uniti hanno concordato di aumentare i finanziamenti dai livelli attuali. La Francia mirava invece a mantenere gli attuali livelli di finanziamento dei progetti sul clima.

Durante le discussioni il Canada ha annunciato che raddoppierà i suoi finanziamenti a 4,4 miliardi di dollari (3,6 miliardi di euro) nei prossimi cinque anni, mentre la Germania aumenterà il suo contributo di 2 miliardi di euro, portandolo a 6 miliardi all’anno fino al 2025.

Il G7 ha confermato che i finanziamenti proverranno da più fonti. I ministri hanno invitato le banche multilaterali di sviluppo (MDB), le istituzioni finanziarie bilaterali per lo sviluppo (DFI), i fondi multilaterali, le banche pubbliche e le agenzie di credito all’esportazione a “assicurare che i flussi finanziari da queste istituzioni siano allineati con gli obiettivi dell’accordo di Parigi”.

Il G7 lancia un piano di infrastrutture in risposta all'influenza cinese

I leader del G7, riuniti in Cornovaglia, hanno approvato un piano globale sulle infrastrutture per i Paesi a basso reddito in risposta alla Via della Seta lanciata dalla Cina.

L’iniziativa, proposta su iniziativa americana, si chiamerà ‘Build Back Better World (B3W) …

…E cosa no 

Una transizione giusta

Accanto al cambiamento climatico, il tema chiave delle discussioni del G7 è stata la pandemia di COVID-19. Il capi di stato e di governo hanno evidenziato la necessità di creare una ripresa economica “giusta” che catturi nuovi mercati verdi. I gruppi verdi e gli attivisti speravano che il G7 avrebbe usato la sua considerevole ricchezza per istituire meccanismi per garantire che tutte le parti della società possano progredire mentre le nazioni ricostruiscono le economie.

Non è stato così. Il G7 ha invece affermato: “Siamo fermamente impegnati ad affrontare gli ostacoli all’accesso ai finanziamenti per il clima e la natura affrontati da donne, persone emarginate e gruppi sottorappresentati, e ad aumentare la reattività di genere (gender-responsiveness) e l’inclusività della finanza”.

È stata anche menzionata una riaffermazione del sostegno agli SDG dell’ONU, ma non sono stati diffusi piani specifici.

Mobilità

Il comunicato ufficiale delinea l’importanza di affrontare le emissioni del settore globale dei trasporti, ma a differenza dell’accordo sull’energia a emissioni nette zero, gli sforzi per ridurre le emissioni dei trasporti rimangono più frammentati.

Il G7 ha confermato di voler “intensificare gli sforzi per migliorare l’offerta di modalità di trasporto più sostenibili”, incoraggiando anche l’eliminazione graduale dei veicoli passeggeri tradizionali a favore dei veicoli elettrici prima del 2040.

Il G7 si è inoltre impegnato a sostenere lo “sviluppo e l’adozione di misure ambiziose a medio e lungo termine” per decarbonizzare sia da parte dell’Organizzazione marittima internazionale (IMO) che dell’Organizzazione dell’aviazione civile internazionale.

Arrivando al summit, l’amministratore delegato dell’aeroporto londinese di Heathrow, John Holland-Kaye, aveva invitato i leader del G7 ad accettare di intensificare i progetti per introdurre il 10% di miscele di carburante per aerei sostenibili entro il 2030, fino a raggiungere almeno il 50% entro il 2050. Pertanto, alcuni settori dell’industria sono rimasti delusi dalla mancanza di piani ufficiali del G7.

Infrastrutture verdi

Tecnicamente, il G7 ha concordato un nuovo quadro volto a incanalare miliardi nelle infrastrutture verdi. Tuttavia, i suoi dettagli sono in gran parte inesistenti.

Il G7 si è accordato su uno schema chiamato “Build Back Better for the World”, che è stato paragonato a una versione climatica del Piano Marshall americano del dopoguerra. Altri report suggeriscono che sia stato istituito per rivaleggiare con la Belt and Road Initiative cinese, che ha visto circa 3,7 trilioni di dollari (3 trilioni di euro) investiti in infrastrutture a livello globale, spesso senza considerare gli impatti ambientali.

Il governo del Regno Unito ha affermato che i dettagli della nuova iniziativa saranno delineati prima della COP26, e che un obiettivo chiave sarà quello di promuovere lo sviluppo di infrastrutture verdi nei paesi in via di sviluppo.

Innovazione verde

Proprio come le infrastrutture verdi, è stato menzionato un focus sull’innovazione verde, ma senza piani concreti. Il G7 ha rilevato l’importanza dello sviluppo dell’economia circolare, nonché dell’elettrificazione e dell'”utilizzo globale del calore industriale”, del cambiamento di combustibile e della cattura, utilizzo e stoccaggio del carbonio (CCUS). Tuttavia, per queste tecnologie non è stato annunciato alcun finanziamento ufficiale.

È probabile che i finanziamenti per soluzioni a basse emissioni di carbonio si svilupperanno nazione per nazione, piuttosto che attraverso accordi globali, con alcuni mercati meglio organizzati per promuovere determinate soluzioni: il Regno Unito, ad esempio, ha un mercato eolico offshore leader a livello mondiale.

Il G7 ha accolto infine con favore la seconda fase del progetto Mission Innovation, che comprende l’Unione Europea e altri 22 governi che coprono il 90% degli investimenti pubblici globali in soluzioni di energia verde. I membri di Mission Innovation si sono impegnati a stimolare la produzione di “energia pulita conveniente e attraente, accessibile a tutti in questo decennio”.

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su edie.net ed è qui riprodotto per gentile concessione.