Eolico offshore nel mare del Nord: maggiore cooperazione tra Paesi e più presenza Ue

Impianto eolico offshore al largo dell'isola tedesca di Sylt, nel Mare del nord. EPA/Daniel Reinhardt

Sono rispettivamente la promessa e la richiesta dei Ministri di nove nazioni. Tra i problemi maggiori: squilibri lavorativi, regole inadeguate sul mercato e questioni legali sulla distribuzione transfrontaliera dei sussidi nazionali.

I ministri dei Paesi dei mari del Nord hanno chiesto un quadro comunitario per affrontare e superare gli ostacoli allo sviluppo di progetti multinazionali “ibridi” di energia eolica offshore.

Belgio, Danimarca, Francia, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia, Germania, per mezzo dei rispettivi ministri dell’Energia, e la Commissione Europea, si sono incontrati in videoconferenza il 6 luglio 2020 sotto la presidenza tedesca della Cooperazione energetica dei Mari del Nord.

“L’energia eolica offshore dovrebbe svolgere un ruolo fondamentale nel raggiungimento degli obiettivi energetici e climatici per il 2030 e il 2050”, hanno commentato i ministri in una dichiarazione congiunta.

Il potenziale per la diffusione dell’eolico offshore nel mare del Nord è ancora sottodimensionato a causa di una serie di ostacoli tecnici e amministrativi ed è stimato, entro il 2050, “più di 10 volte la capacità installata odierna di 22 GW”, hanno detto i ministri, mentre l’attuale tasso di installazione annuale di 3 GW “dovrà aumentare considerevolmente nei prossimi anni”.

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Il record di 3,6 GW di nuova capacità eolica offshore è stato raggiunto in tutta l’Ue nel 2019, ma il ritmo di dispiegamento è ancora considerato troppo lento per raggiungere gli obiettivi climatici dell’Unione per il 2050, secondo i dati del settore pubblicati a febbraio.

L’Ue per una strategia mirata 

Nel corso della riunione, il commissario Ue per l’energia Kadri Simson ha discusso di come rafforzare la cooperazione in materia di energia eolica offshore e ha delineato i piani della Commissione per una mirata strategia, la cui pubblicazione è prevista per l’autunno.

“L’eolico offshore è un’energia rinnovabile destinata a svolgere un ruolo vitale per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050”, ha detto. “Solo rafforzando la cooperazione transfrontaliera, come quella tra i Paesi del Mare del Nord, saremo in grado di aumentare a sufficienza la produzione di energia rinnovabile e di fare dell’Europa il primo continente neutrale dal punto di vista climatico”, ha aggiunto Simson.

Le barriere allo sviluppo di progetti internazionali di energia eolica offshore causano squilibri nelle politiche del lavoro, regole inadeguate del mercato dell’energia e questioni legali relative alla distribuzione transfrontaliera dei sussidi nazionali.

Per liberare gli investimenti “devono essere affrontati gli effetti distributivi sui costi e sui ricavi degli attori del mercato e le ripercussioni sui regimi nazionali di sostegno alle energie rinnovabili”, hanno detto i ministri.

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E per superare queste difficoltà, hanno chiesto lo “sviluppo di concetti di accordi di mercato a livello europeo che facilitino la realizzazione di progetti comuni e ibridi”.

Una guida Ue per rendere più forte e solida la cooperazione

Una più stretta cooperazione sugli aspetti di pianificazione del territorio è la promessa avanzata, come la richiesta di una guida Ue su come allocare gli obiettivi di energia rinnovabile e condividere i costi relativi alle interconnessioni di rete. Il rischio è quello di finire, per quanto siano buoni i propositi, in una gestione ‘a somma di Stati’ che alla fine potrebbe arenarsi o vedere sfilare in futuro Paesi per diversità di posizione dei governi nazionali.

Ma per tenere lontane queste ipotesi al momento contano i fatti, almeno dalle parole del tedesco Peter Altmaier, ministro per l’Energia e l’Economia, che comunica previsioni relative ai “progetti eolici offshore congiunti e ibridi” che “svolgeranno un ruolo essenziale nel raggiungimento degli obiettivi energetici e climatici fino al 2050”.

“L’Europa vuole molto più vento offshore e lo vuole in fretta”, ha detto Giles Dickson, ceo di WindEurope, associazione non governativa no-profit. “Il coordinamento tra i Paesi è vitale per minimizzare i costi – ha proseguito il manager -. E i governi devono anche iniziare a sviluppare progetti eolici offshore congiunti o ibridi che si colleghino a più di un paese. In questo modo ottimizziamo le infrastrutture”.

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