Emergenza clima: tutte le grandi aziende rischiano di non centrare gli obiettivi climatici

L'insegna Volkswagen CO2-neutral si vede alla sede di Dresda. EPA-EFE/FILIP SINGER

Gli obiettivi climatici sono una sfida centrale per l’Ue e per la Commissione von der Leyen ma il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050 non è scontato. Secondo gli ultimi studi, infatti, nessuna delle principali compagnie di carbone, petrolio e gas del mondo è sulla buona strada.

Mentre alcune compagnie petrolifere e del gas come Shell e Bp hanno stabilito piani per diventare carbon neutral, nessuna delle 59 maggiori compagnie di combustibili fossili del mondo ha un piano a lungo termine che allinei le proprie emissioni all’obiettivo dei 2°C entro il 2050, secondo la ricerca della Transition Pathway Initiative (Tpi). Nonostante una raffica di annunci climatici significativi da parte delle major dei combustibili fossili, gli studiosi della London School of Economics hanno valutato le aziende sulla loro performance in termini di emissioni di carbonio e hanno riscontrato che solo sette di esse sono in grado di raggiungere gli obiettivi in linea con gli ‘impegni di Parigi’ presi nel 2015.

Molte aziende del settore delle utility elettriche invece sono in controtendenza e sono invece sulla buona strada: l’autore del rapporto, il professor Simon Dietz, ha affermato che questa differenza deriva da una maggiore regolamentazione del settore elettrico e che il modello di core business non è minacciato. Al contrario, “per le compagnie petrolifere e del gas, la strada per l’allineamento a Parigi è molto più di una sfida alla loro ragione d’essere di base. Alcune aziende hanno iniziato ad affrontare questa sfida, ma nessuna l’ha ancora vinta”.

La buona notizia è che le sette compagnie, cinque del petrolio e del gas e due del carbone, che perseguono obiettivi di emissioni in linea con gli impegni di Parigi, sono tutte europee, a dimostrazione del fatto che l’Ue è comunque in vantaggio rispetto alle controparti cinesi e americane nella transizione energetica.
In particolare, le aziende che nel 2018, in uno studio Cdp, hanno ottenuto i primi cinque posti per i più alti livelli di investimento nelle rinnovabili, sono le più vicine a raggiungere il benchmark dei 2°C. Mentre nessuna azienda ha un percorso per raggiungere il benchmark dei 2°C, Shell, Eni e Total si stanno avvicinando, ma richiedono misure aggiuntive per raggiungerlo.

Un problema ulteriore, rispetto al mancato rispetto degli obiettivi climatici da parte di aziende non europee, è però quello delle “importazioni”. Un caso emblematico in questo senso è quello francese: secondo il rapporto dell’High Climate Council francese commissionato dal governo e pubblicato il 6 ottobre l’impronta di carbonio totale della Francia è circa il 70% in più rispetto alle emissioni nazionali. Il problema dunque in questo caso rischia di essere quello dei prodotti importati. “Ogni anno consumiamo molto di più, e gran parte di questi prodotti sono fabbricati all’estero”, ha spiegato Corinne Le Quéré, climatologa franco-canadese, presidente dell’Alto Consiglio per il clima.

Con le parole del vice-presidente della Commissione europea Frans Timmermans, “padre” del Green Deal, il dovere storico dell’Europa è quello di costruire un’economia più competitiva, inclusiva e sostenibile, ma sembra che i colossi delle emissioni siano davvero troppo indietro.