Da Ursula von der Leyen a Papa Francesco: le celebrità unite contro la crisi climatica

La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen. [EPA-EFE/ARIS OIKONOMOU / POOL]

Il 10 ottobre è stato lanciato il “Countdown” di Ted, un evento virtuale con oltre 50 celebrità intervenute in eventi realizzati in tutto il mondo per diffondere un appello importante: fermare il Climate change entro il 2030.

Nella lista degli ospiti la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, Papa Francesco, il segretario generale dell’Onu António  Guterres, l’attivista Xiye Bastida, gli attori Priyanka Chopra e Chris Hemsworth, l’ex vicepresidente degli Stati Uniti Al Gore, il Ceo dell’Ingka Group (Ikea) Jesper Brodin e il principe William.

La piattaforma Ted ha lanciato un grande evento virtuale che ha riunito attivisti, artisti, celebrità e politici intorno ad un messaggio comune: la necessità di affrontare la crisi climatica. Ben prima di Greta Thunberg e dei Fridays for Future, Severn Cullis-Suzuki, all’età di 12 anni al Vertice della Terra delle Nazioni Unite nel 1992 a Rio de Janeiro, ha tenuto un discorso sul clima per cui è diventata famosa come “la bambina che zittì il mondo per 6 minuti”. 18 anni dopo, intervenendo all’evento di Ted, ha affermato che “oggi i cambiamenti climatici non sono più una predizione degli scienziati. Sono qui e si sono diventati reali molto più velocemente di quanto gli scienziati avessero previsto. Non li abbiamo fermati. Oggi quello che dobbiamo fare è mitigarli, cercando di non peggiorare le cose”.

Sulla stessa linea António Guterres, segretario generale dell’Onu: “Se non agiamo ora sul cambiamento climatico, il prossimo secolo potrebbe essere uno degli ultimi dell’umanità”. Mentre il mondo sta affrontando la pandemia da Covid-19, Guterres esorta a sfruttare questo momento per ricostruire con un’ambiziosa azione per il clima per far sì che le aziende, i governi e i Paesi raggiungano l’obiettivo delle emissioni zero entro il 2050.
“Questo decennio è un momento di scelta diverso da tutti quelli che abbiamo mai vissuto”, ha detto poi Christiana Figueres, “architetto” dello storico Accordo di Parigi del 2015. La figlia dell’ex presidente del Costa Rica, José Figueres Ferrer, ha spiegato come proprio la vicenda politica del padre le abbia insegnato come l’ottimismo ostinato possa essere il vero motore per l’azione e il cambiamento.

L’impegno dell’Ue

All’evento ha partecipato anche Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, che ha illustrato l’ambizioso obiettivo dell’Unione europea di diventare il primo continente neutrale dal punto di vista delle emissioni di carbonio entro il 2050. “Potrebbe sembrare una cosa astratta e una cosa enorme, e in effetti è entrambe le cose. Ma è anche  una cosa possibile” ha detto Von der Leyen. “In Europa abbiamo il record per la capacità di trasformare le ambizioni in successi. Siamo un’unione politica ed economica di 27 Paesi. Sulle ceneri di due guerre mondiali, siamo riusciti ad assicurare tra di noi una pace duratura. da un continente diviso, abbiamo creato un’unione senza confini. E credo fortemente che riusciremo a vincere anche la nostra prossima sfida, diventando il primo continente a zero emissioni”.

Per raggiungere concretamente questo obiettivo la Commissione ha proposto lo European Green Deal e 50 azioni per il 2050, a partire dalla prima Legge sul clima, passando per l’economia circolare, la strategia sulla biodiversità, la piantumazione di alberi, il riciclaggio dei rifiuti. “Quando è scoppiata la pandemia da coronavirus, abbiamo stabilito che i nostri obiettivi non sarebbero deragliati: la crisi economica e sociale causata dalla pandemia non può essere una scusa per rimandare la transizione verso un futuro più sano e più pulito”, ha spiegato la presidente della Commissione.

L’impegno delle aziende

“Gli affari sono fottuti se non risolviamo il cambiamento climatico”: una frase forte che rende l’idea di quale sia il ruolo cruciale delle grandi aziende. A pronunciare queste parole è  l’economista Rebecca Henderson, che descrive come il capitalismo incontrollato destabilizzi l’ambiente e danneggi la salute umana. Ecco perché le aziende devono farsi avanti e contribuire a risolvere la crisi climatica che stanno causando.
L’industria dei combustibili fossili sa come fermare il riscaldamento globale, ma sta aspettando che qualcun altro paghi, secondo lo studioso di scienze climatiche Myles Allen. Invece di un divieto totale dei carburanti che emettono carbonio, Allen propone un piano audace per le compagnie petrolifere e del gas per decarbonizzarsi progressivamente e sequestrare la CO2 nelle profondità della terra.

Dave Clark, capo della vendita al dettaglio di beni di consumo di Amazon, e Kara Hurst, responsabile degli sforzi di sostenibilità dell’azienda hanno raccontato che nel 2019, il colosso Amazon ha firmato il Climate Pledge, un impegno a diventare un’azienda a zero emissioni di carbonio entro il 2040.
Sotto la guida di Lisa Jackson, vicepresidente ambientale e sociale di Apple ed ex capo dell’Epa, l’azienda è già carbon neutral all’interno dei propri confini aziendali e di vendita al dettaglio. Entro il 2030, Apple spera di estendere questo obiettivo anche alla propria catena di fornitura e ai consumatori.
Per quel che riguarda Ikea, Jesper Brodin e Pia Heidenmark Cook hanno presentato invece l’impegno dell’azienda svedese per un’azione positiva per il clima (andando oltre le emissioni  zero, e rimuovendo effettivamente anidride carbonica dall’atmosfera) entro il 2030. Il loro piano prevede l’approvvigionamento di cotone sostenibile per i tessuti, l’acquisto di legno da fonti esclusivamente sostenibili entro la fine del 2020 e l’impegno ad utilizzare materiali completamente rinnovabili e riciclati per tutti i prodotti entro il 2030.