Crisi climatica, per gli esperti gli impegni ad azzerare le emissioni rischiano di non bastare

Le foreste possono essere utilizzate come compensazione delle emissioni di CO2 per aiutare a raggiungere gli obiettivi climatici, ma gli incendi boschivi le mettono sempre più a rischio. [Free Photos / Pixabay]

Gli impegni ad arrivare allo ‘zero netto’ di emissioni di CO2 sono cresciuti in popolarità negli ultimi anni, ma diversi scienziati, in vista del vertice sul clima delle Nazioni Unite (COP 26) di novembre, hanno espresso preoccupazione per l’eccessiva dipendenza di questi piani dalle compensazioni della CO2, senza abbastanza chiarezza su come esse vengano realizzate.

Gli obiettivi zero ‘netti’ utilizzano compensazioni di CO2 come i progetti di piantumazione di alberi per dare alle nazioni o alle aziende uno spazio di manovra che consenta di continuare a generare una certa quantità di emissioni finché sono bilanciate da questi meccanismi.

Ma se solidi impegni per raggiungere lo zero netto “possono svolgere un ruolo centrale nel guidare le riduzioni delle emissioni in corso”, uno studio pubblicato all’inizio di quest’anno ha concluso che la maggior parte delle promesse fatte da oltre 4.000 nazioni, aziende o organizzazioni sono state troppo vaghe su come sarebbe stata raggiunta la compensazione della CO2.

“Di particolare preoccupazione è la mancanza di chiarezza sulla compensazione. Tutte le entità, in particolare le aziende, devono rivelare come e in che misura intendono utilizzare le compensazioni”, afferma il rapporto dell’Energy & Climate Intelligence Unit, un’organizzazione senza scopo di lucro con sede nel Regno Unito.

L’eccessiva dipendenza da questi sistemi rischia di indurre le aziende e gli stati a seguire modelli di business insostenibili basati sui combustibili fossili invece di concentrarsi sui tagli alle emissioni, ha avvertito Gilles Dufrasne, policy officier dell’ong Carbon Market Watch.

“Se si pensa a un’azienda di combustibili fossili il cui modello di business continua a fare affidamento su un maggiore sfruttamento ed estrazione di combustibili fossili essa può utilizzare perfettamente i crediti di CO2 – ma il suo modello di business è ancora fondamentalmente insostenibile”, ha affermato Dufrasne.

Gli attivisti hanno anche condannato la decisione dell’Ue di includere progetti di compensazione della CO2 tramite la silvicoltura e l’agricoltura – i cosiddetti “pozzi di assorbimento del carbonio” – nell’obiettivo climatico del blocco per il 2030, affermando che ciò renderebbe più blandi  gli obiettivi climatici dell’Unione.

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C’è anche preoccupazione per la qualità e la validità degli schemi di compensazione volontaria, grazie a cui le aziende possono acquistare crediti per una tonnellata di CO2 equivalente da progetti che rimuovono, riducono o evitano le emissioni: ciò può essere difficile da calcolare, in particolare quando si tratta di compensazioni dell’uso del suolo, e alcuni schemi possono includere emissioni che sarebbero state rimosse o evitate comunque, ha spiegato Dufrasne.

Attualmente, l’offerta di crediti supera la domanda, rendendoli un percorso più economico e più facile per le aziende per mostrare le proprie credenziali ecologiche.

“Per molte di questi enti, ridurre le emissioni delle proprie attività e aumentare dove possono le energie rinnovabili fino allo zero netto sembra davvero difficile, quindi acquistare una compensazione della CO2 generata esternamente è un’opzione interessante”, ha spiegato Steve Smith di Oxford Net Zero, ong che conduce ricerche sulla neutralità climatica.

“Mentre ci muoviamo verso lo zero netto, l’ambizione climatica aumenta. Secondo alcune stime, la domanda di queste compensazioni volontarie dovrebbe crescere da cinque a dieci volte nei prossimi 10 anni e forse anche da 10 a 30 volte fino al 2050″, ha aggiunto.

In fumo

L’altro problema di fare troppo affidamento sulle compensazioni di CO2 da pozzi naturali, come le foreste, è che essi non sono eterni. Con il peggioramento del cambiamento climatico, gli incendi e i parassiti diventano sempre più una minaccia per le foreste, il che rischia di distruggere i crediti di CO2.

“Ci sono rischi con gli alberi. Tutto ciò che è reversibile comporta dei rischi”, ha sottolineato Matthew Orman della Sustainable Soils Alliance.

Ad esempio, gli incendi avvenuti quest’estate negli Stati Uniti hanno causato la distruzione delle foreste utilizzate per compensare le emissioni di aziende come Microsoft e BP.

Nonostante ciò, le foreste sono ancora considerate vitali per affrontare il cambiamento climatico. Devono solo essere gestite con attenzione, compresa la scelta di specie più resistenti agli incendi, ha spiegato Ebony Holland dell’Istituto internazionale per l’ambiente e lo sviluppo, un’organizzazione di ricerca indipendente.