Crisi climatica, l’allarme Onu: alcuni effetti sono già irreversibili, bisogna agire subito

Case distrutte dall'alluvione a Mayschoss, nel distretto di Ahrweiler, in Germania, il 22 luglio 2021. [EPA-EFE/FRIEDEMANN VOGEL]

I cambiamenti climatici che provocano un aumento in frequenza e intensità di disastri meteorologici come piogge torrenziali e ondate di calore sono “senza precedenti” e “inequivocabilmente” dovuti alle attività umane, e senza interventi immediati per ridurre le emissioni inquinanti potrebbero peggiorare ancora, afferma il nuovo rapporto, pubblicato lunedì 9 agosto, dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) dell’ONU.

Lo studio è il più dettagliato di sempre sui cambiamenti climatici: è basato sull’analisi di più di 14mila articoli scientifici condotta da oltre 200 scienziati di tutto il mondo, ed è stato approvato da tutti i governi degli stati che fanno parte dell’ONU.

Agire adesso

Il rapporto arriva otto anni dopo la versione precedente, e sarà finito di pubblicare nel 2022. È considerato molto allarmante, e afferma che una ulteriore crescita della temperatura della Terra è inevitabile. Tuttavia, afferma anche che siamo ancora in tempo per riuscire a evitare che, nei prossimi decenni, le temperature medie globali non crescano di più di 1,5 °C rispetto al periodo pre-industriale, la soglia considerata come limite per contenere i danni più catastrofici.

Secondo il documento, la concentrazione di anidride carbonica nell’aria non è mai stata così alta in due milioni di anni, ed è inequivocabile che ciò sia dovuto all’attività dell’uomo. Così come senza dubbio è il fatto che la CO2 è all’origine del riscaldamento globale dell’atmosfera, della terra e degli oceani, e provoca un aumento delle catastrofi naturali – alluvioni, siccità, incendi, scioglimento dei ghiacciai e della calotta polare – in ogni area del mondo. Tutti i più importanti indicatori del sistema climatico (atmosfera, oceani, ghiacci) stanno cambiando a una velocità mai osservata negli ultimi millenni, e alcuni fenomeni già in atto sono irreversibili, come l’innalzamento dei mari, che è avvenuto a una velocità mai vista negli ultimi 3.000 anni.

In sostanza, scrivono gli scienziati, a prescindere dalle iniziative applicate a livello globale oggi, l’aumento delle temperature già in atto accelererà fenomeni che hanno già preso avvio, e che si potranno rallentare solo con sforzi “immediati e su larga scala” messi in pratica da tutti i paesi del mondo.

In particolare, per le aree costiere il rapporto prevede un continuo aumento del livello del mare per tutto il XXI secolo, con inondazioni più frequenti e gravi ed erosione delle coste che saranno particolarmente gravi nei paesi il cui territorio si trova a pochi metri sul livello del mare, come ad esempio gli arcipelaghi dell’oceano Pacifico.

In Europa, invece, le giornate molto fredde saranno sempre meno, e questo accelererà i processi di scioglimento dei ghiacciai e del permafrost, la parte di suolo che rimane perennemente ghiacciata. Nel documento è evidenziato come negli ultimi cinquant’anni il mare Artico si sia riscaldato due volte più velocemente della media globale, e si legge che è “virtualmente sicuro” che nella regione le temperature aumenteranno più rapidamente anche da qui al 2100.

Inoltre, foreste, suoli e oceani, i “serbatoi naturali” di anidride carbonica, dal 1960 hanno assorbito il 56% della CO2 emessa nell’atmosfera, ma si stanno esaurendo ed entro il 2100 non riusciranno ad assorbire la stessa quantità di gas serra prodotti finora.

Per contenere l’aumento della temperatura a 1,5 °C nel 2100, occorrono – si legge nel rapporto – decise e rapide riduzioni (da effettuare entro dieci anni) dei gas serra – CO2, metano, biossido di azoto – così come previsto dagli accordi sul Clima di Parigi. In caso contrario, il rischio di eventi meteo estremi aumenterà ancora.

Senza cambiamenti, la temperatura crescerà di 3,3 gradi

Il report scrive che le attività umane sono responsabili di circa 1,1 gradi di riscaldamento rispetto al periodo 1850-1900, e che senza politiche adeguate di riduzione delle emissioni è probabile che nei prossimi due decenni le temperature aumenteranno di oltre 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali: con un aumento di 2 gradi, le punte di calore raggiungerebbero più spesso soglie di tolleranza critiche per l’agricoltura e la salute. Il rapporto delinea cinque scenari a partire dal 2015, e in tutti si stima che la temperatura superficiale globale continuerà ad aumentare almeno fino alla metà del secolo.

Attualmente – ha detto all’Ansa Sandro Fuzzi dell’Istituto di scienze dell’Atmosfera e del Clima (Isac) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), che ha partecipato alla realizzazione del report dell’ONU – a livello globale vengono emessi 40 miliardi di tonnellate di gas serra all’anno, e seguendo questa traiettoria si arriverebbe a un aumento medio della temperatura di 3,3 gradi centigradi rispetto ai livelli del 1880.

Il rapporto dell’IPCC, ha aggiunto Fuzzi, dice che nel periodo 1850-2019, sono state emesse 2.400 gigatonnellate (miliardi di tonnellate) di carbonio di origine antropica, aggiunge Fuzzi: se si vuole contenere la crescita delle temperature a 1,5 °C,  ne rimangono a disposizione 400-500 miliardi che si possono emettere fino al 2050, momento in cui si vuole raggiungere zero emissioni. Ai modi in cui raggiungere questo obiettivo (con quanta energia rinnovabile, con quanta riduzione nella mobilità inquinante, con quanta efficienza energetica ed altri interventi) sarà dedicato il terzo volume del report, che verrà diffuso l’anno prossimo.

“Trattare la crisi come una crisi”

Per il Segretario generale dell’ONU, Antonio Gutierres, il report “è un codice rosso per l’umanità” e “deve suonare una campana a morto per il carbone e i combustibili fossili, prima che distruggano il nostro pianeta”.

“La crisi climatica non è solo qui, ma sta diventando sempre più grave”, ha detto invece l’inviato presidenziale degli Stati Uniti sul clima,  John Kerry, mentre  il premier britannico Boris Johnson, che sta organizzando in collaborazione con l’Italia il vertice sul Clima COP26 di Glasgow, che si svolgerà a novembre,  ha affermato che il rapporto è “una lettura che fa riflettere. Spero che sia un campanello d’allarme affinché il mondo agisca subito, prima di incontrarci a Glasgow”.

Il documento dimostra tuttavia che “non è troppo tardi per arginare la marea e prevenire il cambiamento climatico incontrollato”, secondo il vicepresidente della Commissione UE con delega al Clima, Frans Timmermans.

Parole che sembrano echeggiare quelle scritte su Twitter dall’attivista svedese Greta Thunberg: “sta a noi essere coraggiosi e prendere decisioni basate sulle prove scientifiche fornite in questi rapporti. Possiamo ancora evitare le peggiori conseguenze, ma non se continuiamo come oggi, e non senza trattare la crisi come una crisi”.