COP26, l’Ue si impegnerà a fissare degli obiettivi sul clima da raggiungere ogni cinque anni

La manifestazione di Fridays for Future per lo sciopero mondiale per il clima, Roma, 24 settembre 2021. [EPA-EFE/ANGELO CARCONI]

Mercoledì 6 ottobre il Consiglio europeo ha deciso quale sarà la posizione dell’UE alla conferenza delle Nazioni Unite sul clima (COP26) che inizierà a Glasgow, in Scozia, il 31 ottobre. I governi degli Stati membri, oltre a evidenziare l’urgenza del processo di transizione, hanno scelto di sostenere l’idea di fissare obiettivi da raggiungere in periodi di 5 anni.

Alla conferenza di Glasgow, che durerà fino al 12 novembre, l’obiettivo dei governi del mondo è fissare – dopo anni di negoziati – le regole tecniche e pratiche necessarie per raggiungere gli obiettivi fissati nell’Accordo di Parigi del 2015: a partire dal contenimento dell’aumento della temperatura terrestre entro +1,5 °C rispetto all’era pre-industriale.

Una delle questioni sul tavolo sarà se gli obiettivi climatici dei diversi paesi debbano seguire ‘periodi comuni’, ovvero la decisione se fissare delle scadenze intermedie valide per tutti, entro le quali conseguire alcuni dei target prefissati.

Mercoledì, i ministri dell’Ambiente dei paesi dell’UE hanno concordato di sostenere l’idea di fissare obiettivi climatici intermedi da conseguire in periodi di cinque anni. Alcuni stati dell’Unione, tra cui la Polonia, volevano invece un’opzione per fissare obiettivi su periodi di 10 anni.

Cop26, l’Europa fatica a trovare una posizione univoca in vista della conferenza sul clima

Gli Stati membri dell’Ue faticano a trovare una posizione comune in vista della conferenza sul clima Cop26, prevista a novembre, con le divisioni che emergono riguardo i tempi di implementazione delle riduzioni di emissioni.

L’Ue sta preparando la sua posizione in …

Nella loro nota finale, i ministri hanno scritto che “al fine di raggiungere un consenso a Glasgow”, esprimono “la propria preferenza per un orizzonte temporale comune di cinque anni” per gli obiettivi di tutti i paesi: una roadmap che sarà attuata “dal 2031 in poi, solo nel caso in cui tutte le parti siano tenute a farlo e in modo coerente con la legge europea sul clima”.

Con questa decisione l’UE si allinea alla posizione negoziale degli Stati Uniti, dei paesi africani e dei piccoli stati insulari del Pacifico, che sostengono impegni quinquennali, affermando che questi cicli più brevi obbligherà i paesi a fissare obiettivi ambiziosi, e aiuterà a monitorare se stanno tagliando le emissioni abbastanza velocemente.

Al contrario, il timore di questi paesi è che fissare target su un periodo di 10 anni permettano alle nazioni paesi con obiettivi climatici più deboli di non impegnarsi concretamente per un intero decennio. Cina e India si sono invece schierate contro un orizzonte temporale unico per tutti.

Stabilire un impegno per l’accordo di Parigi ogni cinque anni non cambierà gli obiettivi dell’UE di ridurre le emissioni entro il 2030 e il 2050. Bruxelles fisserà inoltre un obiettivo di riduzione delle emissioni anche per il 2040.

Ad esempio, l’UE potrebbe presentare alle Nazioni Unite un impegno climatico per il 2035 contenente le stime su quale dovrà essere il livello delle sue emissioni quell’anno, per rimanere in linea con il suo obiettivo per il 2040.